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Decreti convertiti con maniere forti

Fonte: Italia Oggi

C’è un numeretto che da solo chiarisce a quale abisso di perversione costituzionale sia giunta la decretazione d’urgenza. Il megaemendamento al decreto-legge n. 95 sulla spesa pubblica, presentato con molte difficoltà dal governo lunedì pomeriggio e approvato ieri mattina dall’aula del senato, è costituito da 38 cartelle di modificazioni al decreto originario, cui si aggiungono una quindicina di pagine che appiccicano al testo l’intero decreto-legge n. 87 sul patrimonio pubblico. Dunque, 38 cartelle di modificazioni. Ovviamente, bisognerebbe lamentare il consueto andazzo di orripilante stesura dei testi legislativi, con l’ormai consolidato sfoggio di decine di commi nel medesimo articolo e abbondanza di avverbi numerali latini (bis, ter, quater…) per le ripetute aggiunte di articoli e commi. Ma non si può tacere che i decreti-legge siano ormai travolti dal pullulare di modifiche parlamentari. Con un altro governo e un’altra maggioranza, il presidente della Repubblica (il quale, invece, non è un altro, ma sempre lo stesso) aveva «preso atto dell’impegno as-sunto dal governo e dai presidenti dei gruppi parlamentari di attenersi d’ora in avanti al criterio di una sostanziale inemendabilità dei decreti-legge». Eravamo nel febbraio del 2011. La «sostanziale inemendabilità» viene irrisa dalle 38 cartelle (con sovrappiù di altre 15) di modificazioni parlamentari. Non è finita. I mutamenti sono stati apportati, in concreto, dai soli componenti della commissione senatoriale di merito, nel caso specifico la bilancio presieduta da Mario Baldassarri, in un complicato e defatigante gioco di trattative mattutine, meridiane, serotine e perfino notturne fra relatori, sottosegretari e singoli senatori. Infatti, è successivamente arrivata la ghigliottina della fiducia, che fra l’altro non ha soltanto investito il testo delle ingenti modificazioni introdotte dalla commissione, ma ne ha aggiunte alcune altre, sotto l’usbergo (falso) del coordinamento. In tal modo i quasi trecento senatori che non sono membri della commissione bilancio non hanno potuto influire minimante sul testo. Si può star certi, poi, che i deputati si limiteranno a ratificare quanto operato da palazzo Madama. A questo punto ci si può chiedere che fine facciano: 1) il bicameralismo perfetto, costituzionalmente vigente, posto che la seconda camera quando esamina un decreto-legge si limita a confermare il lavoro della prima; 2) la citata inemendabilità dei decreti-legge; 3) il ruolo dei singoli parlamentari, come titolari del potere legislativo. Non è escluso (e di quando in quando alcune voci si odono, al riguardo, nell’una o nell’altra camera) che possano infine arrivare pronunce della Corte costituzionale su leggi di conversione approvate con metodi così barbari.

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