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La spending review è già in aula alla Camera

Fonte: Il Sole 24 Ore

Il motore dei lavori per la spending review gira veloce in vista dell’approvazione definitiva fissata per l’inizio della prossima settimana. Stamattina parte in Aula alla Camera la discussione sul decreto legge, già licenziato dal Senato dopo un intenso lavoro che ha portato i partiti a modificare il testo del Dl proposto dal Governo in più parti.
Ieri a Montecitorio il provvedimento ha rispettato la tabella di marcia senza sorprese, con la presentazione degli emendamenti e il primo via libera in Commissione Bilancio. La linea del Governo prevede un varo senza correzioni di sorta. Ed è dunque verosimile che sia richiesta una nuova fiducia, a difesa del testo uscito due giorni fa da Palazzo Madama. «Un primo passo nella direzione giusta», ha ribadito il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi. «Ma bisognerà farne altri».
Il decreto serviva, all’origine, a evitare il programmato incremento delle due aliquote Iva (10 e 21%) garantendo subito minori costi per 3,7 miliardi, 10,23 l’anno venturo e 11,17 miliardi nel 2014. In corsa si sono inseriti gli interventi per coprire una seconda platea di esodati e la ricostruzione nelle zone colpite dal terremoto in Emilia. Con l’aggiunta, ancora, del decreto sulle dismissioni, il taglio delle agenzie fiscali e il salvataggio di Montepaschi. Quasi sulla linea dell’arrivo il Senato ha infine deciso l’aumento dell’addizionale regionale Irpef nelle otto Regioni in disavanzo sanitario, il tetto per gli stipendi dei manager delle società non quotate partecipate dallo Stato agganciato al primo presidente della Corte di cassazione e il progressivo rincaro delle tasse universitarie per gli studenti fuori corso secondo differenti fasce di reddito.
Un risparmio complessivo di 150 milioni di euro nel triennio 2013-2015 arriverà intanto dalla Camera. A deciderlo è stato l’ufficio di presidenza, che ha deliberato quasi 17 milioni di euro l’anno di tagli derivanti dalla riduzione delle indennità parlamentari, oneri inferiori di circa 2,5 milioni sino al 2015 dal contributo per il funzionamento dei gruppi parlamentari e una sforbiciata di 13,20 milioni per gli anni 2014 e 2015 in materia di trattamento del personale.

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