Questo articolo è stato letto 0 volte

Dall’evasione sgravi ai redditi bassi. Arriva l’Ici sui beni della Chiesa

Fonte: Corriere della Sera

Il problema per ora è quello di due virgole, finite chissà come fuori posto nella bozza di testo del decreto. Ma tra qui e la riduzione delle tasse già nel 2013 grazie ai frutti della lotta all’evasione, oltre a quello di sintassi, facilmente risolvibile, ci sono due ostacoli molto più ardui da superare, le ristrettezze di bilancio e la prudenza del premier Monti. Così, se il decreto sulla semplificazione fiscale che sarà approvato oggi dal governo effettivamente aprirà un varco al taglio delle tasse, per verificare la sua praticabilità bisognerà attendere almeno un altro anno, il febbraio del 2013. E naturalmente sperare che il perdurare della crisi economica non si mangi tutto il bottino sottratto all’evasione.
La regola inserita nella bozza del decreto è scritta male, perché stabilisce per il 2014 un regime che da quell’anno è già previsto, cioè l’uso delle maggiori entrate dovute alla lotta all’evasione prima per assicurare il deficit, poi per «la riduzione strutturale della pressione fiscale». Poi però fa riferimento al 2012 e al 2013, prevedendo che quel meccanismo sia anticipato con la destinazione delle risorse «accertate sulla base di una relazione del ministro dell’Economia entro il mese di febbraio dell’anno successivo» a «misure anche non strutturali», quindi una tantum, «di sostegno alle fasce di reddito più basse». Il tutto, naturalmente, sempre nel rispetto degli obiettivi di bilancio.

Il tesoretto dell’evasione
E proprio quello sarà il vero problema. I conti pubblici, secondo il presidente del Consiglio, tengono ancora bene. Ma sul bilancio di quest’anno peseranno sicuramente la crescita dell’economia che sarà inferiore al previsto, e l’aumento della spesa per gli interessi sul debito, cresciuti con l’allargamento degli spread. Anche ammettendo che nel 2012 salti fuori un piccolo tesoretto sottratto agli evasori, è difficile pensare che ne resti una porzione consistente per alleggerire il peso delle tasse per i contribuenti onesti in modo sensibile. Mario Monti, non a caso, sostiene che per il taglio delle imposte «bisognerà aspettare ancora un po’». Anche per non offrire all’Europa e ai mercati la percezione di un Paese che, rimettendosi a spendere, considera già risolti i suoi problemi strutturali.
La regoletta finirà dunque nel decreto, ma avrà solo una valenza politica, mentre le altre misure riguarderanno lo snellimento delle procedure burocratiche e il rafforzamento della lotta all’evasione e dell’accertamento. «Pagare non è piacevolissimo, e doverlo fare con difficoltà è ancor meno piacevole» sostiene il direttore dell’Agenzia delle Entrate, Attilio Befera, secondo il quale il provvedimento «sarà un buon passo avanti nella riduzione dei costi degli adempimenti fiscali».

Meno oneri per le imprese
La misura più importante per le imprese e i professionisti, sarà la scomparsa dell’obbligo di comunicazione telematica al Fisco di tutte le operazioni di compravendita superiori ai 3 mila euro che comportano l’obbligo di emettere fattura, quindi anche nei confronti di privati. La segnalazione degli acquisti e delle vendite, che doveva servire ad alimentare la banca dati dello spesometro di cui l’Agenzia delle Entrate si serve per gli accertamenti sui redditi dei contribuenti, sarà sostituita dal ritorno del vecchio elenco dei clienti e dei fornitori che deve essere trasmesso una volta l’anno. Le imprese commerciali e di servizio, tenute a comunicare ogni singola operazione, possono risparmiare tempo e denaro, mentre il nuovo meccanismo garantisce comunque l’afflusso dei dati necessari alle verifiche dell’Agenzia. Il Fisco sarà inoltre più tollerante con le imprese nell’accesso opzionale ai regimi agevolati, con la disponibilità ad accogliere le domande anche fuori dai termini purché si posseggano i requisiti previsti. Scomparirà anche l’obbligo di indicare il domicilio fiscale (che solo per le persone fisiche coincide necessariamente con la residenza anagrafica) in tutti gli atti destinati all’amministrazione fiscale (come le compravendite immobiliari), mentre il decreto prevede anche una procedura semplificata per la cancellazione delle ipoteche che non vengono rinnovate da anni, ma che restano formalmente in piedi, ostacolando la negoziabilità dei beni.

L’Imu e gli sconti alla Chiesa
Con il decreto di domani arriveranno anche i chiarimenti sulla prima applicazione dell’Imposta municipale unica, che da quest’anno assorbirà la vecchia Ici, reintrodotta anche sulle prime case. Si stabilirà ad esempio, che la detrazione forfettaria di 200 euro l’anno, cui si sommano 50 euro per ogni figlio a carico di età inferiore ai 26 anni, spetterà per un solo immobile per ciascun nucleo familiare, a prescindere dal numero delle case possedute. Ma soprattutto, con il decreto, il governo dovrebbe chiarire le modalità con cui saranno di nuovo assoggettati all’imposta comunale i beni della Chiesa. L’esenzione dovrebbe essere assicurata solo per gli immobili adibiti esclusivamente ad attività non commerciali, e così sarà anche per gli altri enti che oggi non sono soggetti all’Ici, come i partiti politici e i sindacati.

Nuova stretta sull’evasione
Nel nuovo pacchetto fiscale non poteva mancare un nuovo giro di vite contro l’evasione. Il decreto prevede innanzitutto la possibilità per l’Agenzia delle Entrate di sottoporre a controlli approfonditi sistematici tutti i commercianti e gli esercenti pizzicati più volte a non battere gli scontrini fiscali. Perché la tendenza a nascondere gli incassi reali, secondo l’amministrazione fiscale, cela quasi certamente dei redditi occulti. Lo stesso principio vale per tutti i professionisti, gli artigiani e le piccole imprese sottoposte agli studi di settore. Chi non risponde ai questionari inviati dal Fisco, o ancora peggio dichiara il falso, oggi rischia solo una sanzione pecuniaria, ma da domani sarà automaticamente soggetto a un accertamento analitico dei propri redditi.
Nello stesso tempo arriverà anche una nuova stretta sulle compensazioni dell’Iva. L’importo delle operazioni che devono essere preventivamente comunicate all’Agenzia delle Entrate scende da 10 a 5 mila euro. Di fatto si restringe moltissimo il numero delle operazioni di compensazione fatte in automatico dai contribuenti.
Verrà poi completata la verifica di tutte le partite Iva esistenti e sarà la stessa amministrazione fiscale a procedere alla chiusura d’ufficio di tutte quelle posizioni «dimenticate», quelle che non risultano attive da tre anni. Per evitare le frodi Iva, inoltre, verrà creato un servizio sul sito internet dell’Agenzia delle Entrate che consentirà a chiunque di verificare l’esistenza e la corrispondenza di ogni partita Iva, ha detto ieri in Parlamento il direttore dell’Agenzia, Attilio Befera, spiegando che l’amministrazione sta valutando anche la possibilità di modificare il codice fiscale. Ci sono circa 30 mila casi di «omocodia» che potrebbero essere risolti con un nuovo sistema, ma la sostituzione dei circa 90 milioni di codici fiscali esistenti è un’impresa titanica. Sempre nel filone delle misure antievasione si inseriscono, poi, le nuove procedure dei controlli sulle onlus e l’inasprimento delle sanzioni sull’esportazione illecita di capitali.

Più vicini ai contribuenti
Buona parte delle misure del decreto punta, per dirla con Mario Monti, a rendere la macchina fiscale «più vicina ai contribuenti». Alcune misure sono state sollecitate direttamente da Equitalia, proprio per migliorare il rapporto con i cittadini. Tra queste la possibilità di dilazionare i propri debiti con il Fisco chiedendo l’applicazione di rate variabili e crescenti nel tempo. Un’altra norma proposta da Equitalia stabilisce che, in caso di pignoramento a tutela del credito fiscale, l’agente della riscossione nomini sempre l’imprenditore come custode giudiziario dei beni strumentali dell’impresa, così da assicurarne la continuazione dell’attività. E ci saranno regole più morbide anche sull’eventuale pignoramento dello stipendio.
Con il decreto arriveranno anche dei correttivi a norme appena varate dall’esecutivo Monti, come la sospensione della Tesoreria unica alla quale erano stati obbligati da dicembre tutti gli enti locali. Potrebbero esserci novità anche sulla golden share e la tassa relativa ai permessi di soggiorno. Nel primo caso il governo avrebbe pronto un emendamento per chiarire, risolvendo il conflitto con la Ue, che il diritto di veto possa essere opposto all’acquisto di partecipazioni in imprese pubbliche strategiche solo se l’acquirenteè extraeuropeo, mentre se fosse europeo resterebbero solo vincoli per la sicurezza degli approvvigionamenti, delle informazioni ed i trasferimenti tecnologici. Quanto all’imposta sui permessi di soggiorno, «il problema va valutato in ottica europea. In altri Paesi il costo del rinnovo dei permessi raggiunge cifre molto elevate e l’Italia sta facendo uno sforzo positivo in questo senso» ha detto il sottosegretario all’Interno, Saverio Ruperto. Tra le novità ci sarebbe anche il raddoppio della durata dei permessi di soggiorno (oggi valgono da sei mesi a due anni), tagliando della metà i costi per gli immigrati.

Tracciabilità
Per imprese e professionisti torna l’elenco fornitori-clienti
1 Scompare l’obbligo di comunicare al Fisco le operazioni che comportano l’emissione di fattura. Sarà sostituito dal ritorno dell’elenco clienti e fornitori

Dati
Cambia il codice fiscale se ne esiste un altro uguale
2 Possibilità di modificare il codice fiscale e risolvere così i circa 30 mila casi di «omocodia» con l’introduzione di un nuovo sistema

Immobili
L’esenzione Imu alla Chiesa solo per i luoghi di culto
3 L’esenzione dall’Imu per la Chiesa dovrebbe essere assicurata solo per gli immobili adibiti esclusivamente ad attività non commerciali.

Negozi
Controlli sistematici per chi non emette scontrini
4 L’Agenzia delle Entrate potrà sottoporre a controlli approfonditi e sistematici i commercianti che più volte sono stati scoperti a non emettere scontrini

Web
Tutte le partite Iva sul sito dell’Agenzia delle Entrate
5 Per evitare frodi Iva verrà creato un servizio sul sito dell’Agenzia delle Entrate per verificare l’esistenza e la corrispondenza di ogni partita Iva

Imprese
Pignoramenti «protetti» per tutelare le aziende
6 In caso di pignoramento per crediti fiscali sarà nominato l’imprenditore come custode giudiziario dei beni dell’impresa, così da assicurarne la continuità

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Lascia un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *