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Dalla Valle d’Aosta alla Sicilia nelle regioni è spesa record

Fonte: Il Sole 24 Ore

Non c’è solo il Lazio. Tra Suv plateali e «vacanzone», ostriche e rievocazioni omeriche in salsa trash, in questi giorni la Pisana ha dato spettacolo: la prosa più piana offerta dai numeri racconta però che il problema non inizia a Viterbo e non finisce a Formia. Anzi.
Per capirlo basta guardare le spese per «organi istituzionali» in senso stretto (indennità di giunte e consigli, vitalizi, finanziamenti ai gruppi, ma senza contare il personale) sostenute delle Regioni nel 2011 e registrate dal sistema telematico dell’Economia che monitora i flussi di cassa di tutti gli enti pubblici.
Nel 2011 il Lazio ha segnato sotto questa voce 65,7 milioni, cioè 11,5 euro a cittadino: addirittura meno della media complessiva italiana, perché nel 2011 la politica regionale è costata 13,8 euro ad abitante (neonati compresi). Una cifra che detta così può apparire modesta, ma che tradotta in valore assoluto supera gli 830 milioni di euro e non comprende personale, consulenze, manutenzione e «consumi intermedi» vari.
Le istituzioni di Via Cristoforo Colombo, insomma, sono costate come quelle campane (anche loro al centro di un’inchiesta), cioè il 57,5% in più di quelle lombarde e il 69,1% in più di quelle toscane, e tre volte tanto il valore registrato in Puglia. La Calabria, però, costa il doppio, la Sicilia il triplo: nelle regioni più piccole ovviamente i valori pro capite salgono, ma per spiegare il record della Valle d’Aosta più della geografia occorre richiamare la generosità permessa dallo Statuto autonomo.
A spingere Polverini e compagni al passo obbligato delle dimissioni è soprattutto la vicenda dei gruppi, in cui le responsabilità ignorano i confini fra maggioranza e opposizione. In effetti, la spinta garantita dai via libera bipartisan nell’ufficio di presidenza ha portato il Lazio a superare in questa voce la media nazionale.
L’assegno girato lo scorso anno alle 17 pattuglie che affollano il consiglio regionale del Lazio ammonta a 244 euro ogni 100 cittadini, cioè il 52,5% in più della media italiana. Anche su questo campo, però, Roma è lontana dai primati: la solita Sicilia non si scompone e fa meglio (si fa per dire), arrivando a 271, la Sardegna sfonda quota 300 euro e la Liguria si attesta a 358 euro ogni 100 cittadini. La palma d’oro va tuttavia al Molise, che a ogni cittadino chiede per i gruppi 2,6 volte tanto il dazio versato da chi abita nel Lazio. Anche in questo caso, la geografia conta fino a un certo punto: le dimensioni ridotte della regione comportano un’assemblea da 30 consiglieri contro i 71 del Lazio, ma il numero di simboli che affolla la mini-assemblea è pari a quello di Roma, 17. Ovvio, in un contesto del genere, il moltiplicarsi dei gruppi con un solo componente: sono 10 e tra loro, altra singolarità molisana, ci sono anche quelli creati dai due sfidanti alle elezioni 2011 poi bocciate dal Tar (si attende il consiglio di Stato). Il presidente Michele Iorio, centrodestra, capeggia il gruppo «Iorio presidente», mentre lo sfidante Paolo Frattura non è da meno e guida il gruppo «Frattura presidente». In Molise non c’è indennità ad hoc per i capigruppo, ma è naturale che il moltiplicarsi delle sigle aumenti i rivoli di finanziamento, oltre alle spese necessarie a far funzionare la macchina.
Dove il Lazio non conosce rivali, invece, è nei posti dotati di indennità aggiuntive. Anche questo fenomeno riguarda tutta Italia (parziale eccezione la provincia autonoma di Trento), dove fra capigruppo, presidenti e vicepresidenti di commissione, segretari e questori, senza dimenticare i consiglieri-assessori, è tutto un fiorire di bonus rispetto ai valori di base ricevuti dai rarissimi “consiglieri semplici”.
Su 1.111 posti nelle assemblee, ben 862 (il 77,5%) offrono a chi li occupa qualcosa in più rispetto agli emolumenti del politico senza stellette. Nel Lazio, dove i premi economici non trascurano nemmeno i vicepresidenti delle commissioni speciali, la gerarchia si è ramificata fino a offrire 1,5 posti con indennità speciale per ogni consigliere: coprirli tutti, ovviamente, non è un problema, perché si può tranquillamente essere presidenti in una commissione e vice in un’altra.

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