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Dalla riforma della legge fallimentare nuove chance anche alle partecipate

Fonte: Il Sole 24 Ore

La recente integrazione della legge fallimentare, intervenuta con il Dl 83/2015, ha introdotto nell’ordinamento la “proposta concorrenziale”. Con questo, ha dato modo ai creditori concordatari, che rappresentino almeno il 10% dei crediti chirografari, di proporsi come acquirenti dell’impresa a condizione che il ricorrente/debitore non garantisca, con la sua offerta, il pagamento del 40% in caso di concordato liquidatorio o del 30% in caso di concordato in continuità. Insomma, una bella occasione sia per chi deve incassare quanto dovuto sia per il mercato, nel senso di rendere più attuale e corrispondente il prezzo di cessione dell’azienda interessata al valore del suo avviamento commerciale.
Queste novità sono estensibili anche alle società partecipate dalla Pa e potrebbero, soprattutto in sede locale e regionale, contribuire a salvare “capre e cavoli”. Ciò in quanto la giurisprudenza ha sottoposto le imprese pubbliche all’istituto del fallimento e, dunque, ha riconosciuto loro il ricorso agli strumenti di bonifica imprenditoriale disciplinati dalla legge fallimentare . Di conseguenza, l’accesso e la frequenza a questa tipologia procedurale potrebbe realizzare due tipi di interessi, entrambi utili all’economia: quello degli enti territoriali sempre più affossati dalle perdite ricorrenti delle società che spesso incoscientemente hanno costituito con l’impiego di denaro pubblico, di cui sarebbero chiamati a rispondere sia in termini di ripianamento sia in fatto di responsabilità erariali; e quello degli imprenditori più accorti al consolidamento della clientela istituzionale a voler acquisire aziende con interessanti contratti in corso, messi al riparo – ancorché momentaneamente – dai ribassi insiti nelle procedure agonistiche di evidenza pubblica, in parte “salvaguardati” dalla attuazione del principio costituzionale della concorrenza orizzontale. Non solo. Potrebbero farlo “compensando” sul prezzo offerto il credito vantato verso il debitore concorsuale, un valore spesso reso deprimente e aleatorio dall’uso strumentale che si è fatto fino a oggi del concordato preventivo per falcidiare sensibilmente il dovuto e ricominciare da capo.
A ben vedere, si tratta di una buona opportunità per ripulire i bilanci dei Comuni e delle Regioni da consistenti e ricorrenti perdite, lasciate lì a dormire nell’insipienza generale, nonostante le sottolineature critiche riportate annualmente dalla Corte dei conti. Le nuove regole offrono anche la possibilità di salvaguardare l’occupazione, altrimenti a rischio, sino ad oggi garantita dalla filiera delle partecipate, attraverso processi di riqualificazione di scopo, collaborati da uscite dall’impiego assistite. E ancora. Potrebbe costituire la circostanza favorevole per assicurare una erogazione dei servizi, di frequente essenziali, finalmente degni di questo nome. 

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