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Da oggi la gestione degli uffici giudiziari passa al Ministero

Da oggi 1° settembre 2015 sulle spese di gestione dei tribunali i cordoni della borsa passano dai comuni al Ministero della giustizia. Un trasferimento che si annuncia complesso e, perciò, graduale.

Finora il meccanismo ha funzionato tramite compensazione: il comune anticipa, lo Stato restituisce, in parte. Così per tutti gli uffici giudiziari, tranne Roma e Milano, già direttamente gestiti dal Ministero come retaggio di un regio decreto. Ora, in base a quanto disposto dall’ultima legge di stabilità, sarà il Ministero a pagare direttamente, con l’obiettivo di governare e anche contenere la spesa. Ma prima bisogna chiudere le questioni aperte, a cominciare dai rimborsi per le spese sostenute dai comuni gli scorsi anni – su cui tra l’altro nel tempo non sono mancati contenziosi.
Il presidente dell’Associazione dei comuni italiani Piero Fassino e il Ministro Andrea hanno scritto al Ministro dell’economia Pier Carlo Padoan per sottoporgli il problema delle annualità pregresse.

Stime prudenziali dell’Anci parlavano di circa 700 milioni per il triennio 2012-2014 e i primi 8 mesi 2015. L’ultimo rimborso è scattato due mesi fa: 58,4 milioni, come prima tranche, pari al 70%, di quanto dovuto per il 2013. Il tema è stato al centro in questi mesi di un confronto tra ministero e Anci.

Per gestire il delicato passaggio di competenze il presidente dell’Associazione dei comuni italiani Piero Fassino e il guardasigilli Andrea Orlando hanno sottoscritto una convenzione quadro sul trasferimento delle spese a via Arenula. Nel definire le attività che il personale dei comuni svolge all’interno degli uffici giudiziari (ad esempio attività di custodia e manutenzione degli immobili e gestione degli stessi), la convenzione indica anche i parametri per la determinazione dei corrispettivi per i servizi svolti da parte del personale comunale, quantificati sulla base del costo del personale in relazione alle attività svolte.

Le cifre indicate dalle tabelle del Ministero fotografano situazioni molto diverse da tribunale a tribunale e da città a città. L’acconto 2013 per la Corte d’appello di Milano è pari a 4,7 milioni di euro contro 1,3 milioni per Palermo; alla Corte d’appello di Bologna ne vanno 3, quasi il doppio che a Firenze, cui spettano 1,8 milioni; la quota per Sassari è di 1,1 milioni, quella per Trento 378 mila euro.

Ovviamente le esigenze, di anno in anno, possono essere diverse, ma lo scopo dell’accentramento delle spese è riallinearle, con un risparmio stimato intorno ai 300 milioni di euro per i comuni. A questo sta lavorando Antonio Mungo, a lungo magistrato a Napoli e da marzo direttore generale delle risorse materiali, beni e servizi del ministero.

Ma cosa c’è dietro queste cifre? Si va dalle spese per riparazioni e manutenzione ordinaria come luce, riscaldamento, acqua, pulizia, a quelle per telefonia e centralini; dalle attività di custodia durante le ore di chiusura degli uffici a quelle di accoglienza degli utenti con eventuale rilascio e ritiro di pass interno, fino allo smistamento posta.

Per parametrare i costi Anci e Ministero hanno deciso di costituire un comitato di monitoraggio che predisporrà tabelle ad hoc per quantificare il corrispettivo dei servizi.

Capitolo centrale è quello della sicurezza, che per ora resta però sullo sfondo e sarà ripreso in seguito. Nella convenzione con Anci non se ne parla, se non per dire che dalle attività di custodia “sono espressamente esclusi i servizi di sorveglianza armata e, comunque, volti ad assicurare la sicurezza degli uffici giudiziari”. Una voce spesso appaltata dai comuni a istituti di vigilanza privata. Per ora il modello non cambia. Ma Orlando nei mesi scorsi, proprio dopo i fatti di Milano, aveva annunciato un percorso per semplificare le norme e rendere più omogenei sistemi di vigilanza e prassi applicate.

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