La Legge di Bilancio 2026 consolida e rilancia il perimetro delle politiche sociali territoriali, rafforzando il ruolo dei Comuni e degli ambiti territoriali sociali (ATS) nella programmazione e nell’erogazione dei servizi.
La nota di lettura predisposta dal Dipartimento Welfare di ANCI mette in evidenza una manovra che, pur nei vincoli della finanza pubblica, punta a stabilizzare le risorse e a superare definitivamente la logica degli interventi emergenziali, aprendo la strada a un sistema fondato sui livelli essenziali delle prestazioni sociali.
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Povertà, famiglia e minori: fondi stabili e maggiore continuità degli interventi
Sul fronte del contrasto alla povertà, la manovra interviene sia sul versante dei trasferimenti monetari sia su quello dei servizi.
L’Assegno di inclusione viene reso più fluido, eliminando il mese di sospensione tra un ciclo e l’altro e consentendo rinnovi consecutivi, pur con una prima mensilità ridotta.
Parallelamente, viene rifinanziata in modo stabile la Carta “Dedicata a te”, con 500 milioni annui per il 2026 e il 2027.
Particolare rilievo assume l’istituzione del Fondo per le attività socioeducative a favore dei minori, con una dotazione strutturale di 60 milioni annui destinata ai Comuni. Le risorse potranno sostenere centri estivi, servizi educativi territoriali e spazi ricreativi, rafforzando un segmento cruciale del welfare locale.
A ciò si aggiungono gli incrementi per il Fondo minori allontanati dalla famiglia e il potenziamento degli interventi contro la violenza di genere, con risorse dedicate sia ai servizi territoriali sia al cosiddetto “reddito di libertà”.
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Disabilità e LEP sociali
Il passaggio più significativo della manovra riguarda però l’architettura dei servizi sociali. La legge di Bilancio 2026 avvia infatti il Sistema di garanzia dei livelli essenziali delle prestazioni sociali (LEPS), ancorato agli ambiti territoriali sociali e fondato sui fabbisogni standard. A partire dal 2027, saranno determinati livelli di spesa di riferimento per ciascun ATS, con l’obiettivo di assicurare un’offerta omogenea sul territorio nazionale.
Tra le novità spiccano l’introduzione di équipe multidisciplinari obbligatorie, il rafforzamento dell’assistenza domiciliare e la definizione del LEP per l’assistenza all’autonomia e alla comunicazione degli alunni con disabilità. Il tutto accompagnato da un incremento strutturale del Fondo speciale per l’equità del livello dei servizi e da meccanismi di monitoraggio e, in caso di inadempienza, di commissariamento.
Il disegno complessivo è chiaro: il welfare locale entra in una fase più matura, in cui risorse, fabbisogni e prestazioni tendono finalmente a essere allineati. Una sfida impegnativa per i Comuni, ma anche un’occasione per rafforzare la qualità e l’uniformità dei servizi sociali.
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