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Corruzione: il Rapporto UE conferma che il lavoro dell’Italia è importante e apprezzato

Il Rapporto Anticorruzione 2014 della Commissione europea conferma, al di là di quanti abbiano voluto coglierne solo gli aspetti critici, che l’Italia sta facendo un lavoro importante e apprezzato su un tema fondamentale per lo sviluppo del Paese come la lotta ai fenomeni corruttivi.
E’ la stessa Commissione Ue nella sua relazione, infatti, a sottolineare la portata innovativa delle norme approvate in questi ultimi anni  (la legge n. 190/2012, c.d. legge anticorruzione; il decreto legislativo n. 235/2012 in materia di incandidabilità; il decreto legislativo n. 33/2013 sulla trasparenza; il decreto legislativo n. 39/2013 in materia di inconferibilità e incompatibilità; il D.P.R. n. 62/2013 contenente il codice di comportamento dei dipendenti  pubblici) che – sottolinea il documento – hanno “riequilibrato la strategia rafforzandone l’aspetto preventivo e potenziando la responsabilità (accountability) dei pubblici ufficiali”.

La Commissione loda inoltre “l’ambizione di questo nuovo approccio sulle politiche di integrità nella pubblica amministrazione”, chiedendo non si trasformi in un processo formalistico.

Su questo punto, l’impegno del Governo è stato e sarà massimo: siè introdotta in Italia un’Autorità nazionale anticorruzione; è stato approvato il Piano nazionale anticorruzione; tutte le amministrazioni stanno adottando piani triennali di prevenzione della corruzione e programmi per la trasparenza e l’integrità; sono stati nominati i responsabili per ogni amministrazione della prevenzione della corruzione e per il rispetto delle regole di trasparenza. Con un’intesa siglata in data 24 luglio 2013 in sede di Conferenza unificata tra Governo, Regioni e Province autonome si è poi data piena attuazione alle disposizioni delle norme anticorruzione anche nelle autonomie territoriali.

L’applicazione pratica delle norme (e delle nuove regole in materia di pubblicità e trasparenza, di organizzazione degli uffici, di rotazione del personale nelle aree a maggior rischio di corruzione, di incompatibilità), potrà dirci se questo sistema sarà efficace, ed in quali limiti.

La Relazione della Commissione dà conto, poi, di un complessivo miglioramento dell’impianto normativo e amministrativo in materia di legalità in generale e in particolare di contrasto alla corruzione: nel rapporto si ricorda che è stato approvato il Piano Nazionale Anticorruzione (su proposta del Ministro per la pubblica amministrazione) e se ne valorizzano le caratteristiche di approccio finalizzato all’emersione del rischio corruttivo e di individuazione di misure anticorruzione, che è stata prevista la tutela del dipendente pubblico che segnala illeciti (c.d. whistleblower) e si incoraggia il completamento della disciplina, che nel decreto sull’incandidabilità sono previsti termini particolarmente lunghi ed efficaci e che le norme hanno già trovato applicazione (anche in casi di ineleggibilità), che è stata varata una nuova disciplina sul finanziamento ai partiti (decreto legge 28 dicembre 2013, n. 149), che la vigilanza sui conflitti di interesse è ben svolta dall’autorità garante della concorrenza, che il sistema degli appalti è stato reso più trasparente nelle procedure e nel controllo dei flussi finanziari, che è aumentato il ricorso all’amministrazione elettronica.
A ciò si aggiunge il riconoscimento alla “Bussola della trasparenza”, strumento del Ministro per la pubblica amministrazione di monitoraggio dei siti web delle amministrazioni pubbliche, inserita tra le best practices per la trasparenza.

Va segnalato poi che la Relazione del commissario Ue agli Affari Interni Cecilia Malmstrom riporta un dato numerico relativo all’impatto stimato della corruzione che deve essere contestualizzato: si tratta della stima di 60 miliardi di euro di costi totali annui della corruzione, più volte riportata da vari enti, tra i quali la Corte dei Conti, perché risulta essere l’unica stima ad oggi compiuta del fenomeno.
Si tratta però di una stima ipotetica, che non è suffragata da un presupposto oggettivo riferito al nostro Paese e che non è stata svolta direttamente dalla Corte dei Conti (come si legge nella Relazione). I 60 miliardi quale costo della corruzione nascono da uno studio della World Bank, che ha stimato il costo della corruzione nel mondo nel 3% del PIL mondiale; in questa Relazione si precisa anche che il livello della corruzione varia da paese a paese.
E’ invece importante segnalare che non appare possibile allo stato quantificare, nemmeno a livello di stima, il fenomeno corruttivo in Italia e parametrarlo percentualmente al fenomeno in tutta Europa (anche se questo certamente non ci esime dal ritenere che il fenomeno abbia una rilevante portata nel nostro Paese).

Un altro dato merita un approfondimento, quello sulla percezione della corruzione da parte delle imprese e dei cittadini italiani. Nel rapporto UE si afferma che il 92% delle imprese italiane, contro il 73% della media europea, sostiene che la corruzione impedisca la concorrenza, mentre il 97% dei cittadini, contro la media UE del 76%, ritiene che il fenomeno sia dilagante. Questi dati non sono messi in alcuna correlazione con il dato reale, che pure è riportato, secondo cui il 2% degli italiani intervistati ha risposto di essere stato oggetto di richieste o di aspettative di tangenti, ossia la metà del dato medio europeo (4%).

Sicuramente la corruzione percepita è un dato di grande rilievo, anche perché incide sugli investimenti stranieri in Italia, ma sono proprio questi numeri a rendere più chiara la circostanza che il fenomeno corruttivo in Italia appare sovrastimato e non compiutamente descritto.

Infine, in relazione all’effettività dell’intervento dell’Autorità nazionale anticorruzione, non si può dimenticare lo sforzo profuso dal Governo per aumentare l’autonomia e indipendenza dell’Autorità e renderla ente specializzato e completamente dedicato alla materia: nel corso dei lavori di conversione del decreto-legge n. 101/2013, il ministro D’Alia ha presentato la proposta di specificare i criteri di nomina dei componenti dell’A.N.AC., di aumentare il personale e di rendere perfetta l’autonomia gestionale e finanziaria dell’ente, di farne un’Autorità dedicata solo all’anticorruzione (attribuendo ad altri soggetti le competenze, eterogenee, sulla valutazione della performance e della qualità dei servizi). Purtroppo questo sforzo siè scontrato contro un diverso orientamento, bipartisan, consolidatosi nel Parlamento.

Gli attuali componenti dell’A.N.AC., alcuni effettivamente in carica da molti anni, sono oggi scaduti, ma possono normalmente operare in regime di proroga. La nomina dei nuovi componenti appare necessaria ed improcrastinabile, come già il ministro D’Alia ha avuto modo di segnalare al Presidente del consiglio e ai Ministri competenti, attivando la relativa procedura di nomina già in data 29 novembre 2013.
Tuttavia, non può dimenticarsi che la procedura di selezione è particolarmente complessa (decreto del  Presidente della Repubblica, previa deliberazione del Consiglio dei  ministri, previo parere favorevole delle Commissioni parlamentari competenti  espresso a maggioranza dei due terzi dei componenti) e necessita di tempi adeguati per individuare personalità dotate dei necessari requisiti e sui quali possa convergere un ampio consenso delle forze politiche, anche di minoranza.

In definitiva, va colta nel senso migliore l’azione di stimolo dell’Unione Europea nei confronti dell’Italia e degli altri Paesi europei: il governo italiano, come ha ribadito ancora oggi il presidente Letta, è pronto ad alzare sempre di più il livello di contrasto dotandosi di strumenti nuovi, come l’introduzione del reato di autoriciclaggio o la modifica del reato di voto di scambio (già approvata dal Senato), necessari per una lotta a tutto campo contro la corruzione e gli altri fenomeni di illegalità.

(Fonte: Dipartimento funzione pubblica)

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