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Controlli, liti tributarie e rate-bis con Equitalia: il fisco cambia ancora

Fonte: Il Sole 24 Ore

Nuova chance di rateazione con Equitalia per chi è decaduto negli ultimi due anni. Niente posizioni organizzative speciali (Pos) nelle agenzie fiscali. Sono le due novità dell’ultim’ora dei decreti attuativi della riforma fiscale. Dopo quattro anni e tre Governi, taglia il traguardo la delega. Con il via libera definitivo dato ieri da Palazzo Chigi agli ultimi cinque decreti, si conclude il percorso di attuazione. Alla fine sono stati 11 i provvedimenti varati, a cominciare da quello sul 730 precompilato e le semplificazioni. Anche se fanno comunque rumore le mancate attuazioni, a partire dal nuovo catasto. Nell’ultima tornata, comunque, spiccano soprattutto le misure in materia di riscossione, sanzioni, interpello e contenzioso. 

Sanzioni 
Sanzioni ridotte sulle violazioni meno gravi e stretta sulle frodi. Mentre sul fronte amministrativo rafforzato il principio della proporzionalità della penalità rispetto alla violazione. Sono le due direttrici su cui si è mossa l’attuazione della delega e che sul fronte penale rivede le soglie di punibilità per gli omessi versamenti di Iva e ritenute e la dichiarazione infedele. Sul primo fronte non sarà più reato il mancato “pagamento” dell’Iva fino a 250mila euro (la soglia attuale è 50mila) e delle ritenute fino a 150mila (l’attuale soglia è sempre 50mila). Sul secondo versante, la soglia di punibilità sale da 50mila euro a 150mila euro di imposta evasa e il reato scatta anche quando l’imponibile evaso supera i 3 milioni di euro (prima il limite era di 2 milioni) o comunque il 10% del totale dei ricavi. Il reato sarà punito con il carcere fino a 3 anni. Le nuove misure penali entreranno in vigore da subito, ossia dopo 15 giorni dalla pubblicazione in «Gazzetta Ufficiale», mentre le sanzioni amministrative riviste e corrette saranno operative solo dal 2017. Nel complesso viene concessa al contribuente la chance di pagare di meno se correggerà errori o rimedierà a omissioni nel più breve tempo possibile. 

Interpelli 
La revisione generale degli interpelli mira soprattutto a garantire maggiore omogeneità, anche ai fini della tutela giurisdizionale al contribuente, ad assicurare una maggiore tempestività nella redazione dei pareri e a procedere all’eliminazione delle forme di interpello obbligatorio nei casi in cui non producano benefìci ma solo aggravi e adempimenti per i contribuenti e per l’amministrazione. Il decreto prevede quindi quattro tipologie di interpello che sono: ordinario, probatorio,antiabuso e disapplicativo. 

Contenzioso 
Tra le novità principali l’estensione della mediazione a tutti gli enti impositori, comuni inclusi, per le liti fino a 20mila euro di valore. Inoltre le controversie di valore indeterminabile non sono reclamabili, ad eccezione di alcune controversie in materia catastale. Viene rilanciata anche la conciliazione giudiziale, che diventa a due vie (fuori e all’interno dell’udienza) e sarà possibile anche in secondo grado. Le sentenze di condanna in favore del contribuente da giugno 2016 sono immediatamente esecutive e il pagamento può essere subordinato dal giudice alla prestazione di garanzia oltre i 10mila euro.

Riscossione 
Tra le novità apportate nelle ultimo passaggio in Consiglio dei ministri nel decreto sulla riscossione, è stata introdotta la possibilità di accedere a un’ulteriore rateizzazione con Equitalia ai soggetti che non sono stati in grado di completare il pagamento di piani precedenti di dilazione. Le somme non ancora versate, oggetto di piani da cui i contribuenti siano decaduti nei 24 mesi prima dell’entrata in vigore del decreto, possono essere oggetto di un nuovo piano fino a un massimo di 72 rate mensili. La richiesta dovrà essere presentata entro 30 giorni dall’entrata in vigore del decreto delegato. Dal piano di rateazione si decade saltando due rate.
Il decreto riscrive le regole sull’aggio, ossia sul compenso che Equitalia e gli altri concessionari della riscossione incassano per l’attività di recupero crediti. Con l’ultimo passaggio in Parlamento viene rimodulata la riduzione dell’aggio prevedendo che se il debitore riceve la cartella di pagamento e paga le somme iscritte a ruolo entro 60 giorni dalla data di ricezione, paga l’1% in caso di riscossione spontanea (contributi di iscrizione agli ordini eccetera). Che diventa il 3% in tutti gli altri casi di riscossione, oltre alle spese di notifica della cartella. Oltre i sessanta giorni dalla notifica della cartella, l’onere a suo carico cresce al 6% (fino al 31 dicembre prossimo resterà l’attuale 8%) delle somme iscritte a ruolo e degli interessi di mora (maturati in favore dell’ente creditore) riscossi. 

Agenzie fiscali 
Non è entrata la norma per la creazione dei «semi-dirigenti», ossia le posizioni organizzative speciali (pos), come richiesto dalle commissioni di Camera e Senato. Nel complesso il decreto prevede il riordino della struttura della agenzie fiscali in funzione del contenimento delle spese di funzionamento e il conseguente riassetto dei servizi di assistenza, consulenza e controllo. 

Evasione e bonus 
Un rapporto programmatico per ridurre o riformare le spese fiscali ingiustificate, superate dalla nuova situazione sociale ed economica, ovvero le spese fiscali che risultino avere le medesime finalità di programmi di spesa esistenti. Il Governo dovrà predisporre un programma annuale di riordino delle spese fiscali da attuare con la manovra di finanza pubblica. In particolare l’Esecutivo dovrà verificare le agevolazioni fiscali ogni cinque anni dalla loro introduzione prevedendo la cancellazione, la possibile modifica o la conferma. Anche sull’evasione bisognerà presentare con i documenti di finanza pubblica un monitoraggio annuale per quantificare i recuperi da destinare al fondo «taglia-tasse».

I grandi assenti 
Fin qui i decreti approvati. La riforma del catasto e quella dei giochi, invece, sono i “grandi assenti” della delega fiscale. All’appello manca anche la tassazione del reddito dell’imprenditore (Iri) e la riscrittura dei regimi fiscali semplificati. 
Annunciata come la vera riforma del sistema fiscale per riportare equità nella tassazione sul mattone, il Governo ha rinunciato al nuovo catasto (atteso da 40 anni, senza contare che l’ultima revisione degli estimi catastale risale al lontano 1989). Si è scelto di non rischiare un caro-tasse sulla casa in assenza della local tax: imposta destinata a restare anch’essa un’incompiuta dato che il premier punta a tagliare Imu e Tasi sull’abitazione principale. Resta il paradosso che tra gli 11 decreti legislativi approvati ci sia quello sulle commissioni censuarie.

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