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Consulta, illegittimo il blocco dei contratti

Il blocco dei contratti del pubblico impiego è illegittimo, lo ha deciso ieri sera la Corte costituzionale dopo una camera di Consiglio durata due giorni (> il comunicato stampa). Si tratta di una sentenza salomonica, che avrà effetti sul futuro perché il rinnovo dei contratti dovrà esserci ‘senza se e senza ma’, ma che, tuttavia, non avrà ripercussioni in termini finanziari sul passato perché la sentenza non è retroattiva. Non ci sarà, quindi, come nel caso del verdetto sulla mancata indicizzazione delle pensioni, nessun buco di bilancio di 35 miliardi, quello paventato dall’Avvocatura dello Stato.

La soddisfazione dei sindacati

Il governo, comunque, dovrà mettere mano al portafogli per avviare la stagione contrattuale subito come invocano tutte le sigle sindacali, da quelle che hanno promosso i ricorsi (Confedir, Flp, Fialp, Gilda-Unams, Cse, Confsal-Unsa) a Cgil, Cisl e Uil. In linea generale soddisfatti, tutti i sindacati rivendicano la stessa cosa, riaprire la contrattazione “subito”. “Ora non ci sono più alibi e scuse – afferma il segretario generale della Cisl Annamaria Furlan – dopo questa sentenza sacrosanta e giusta della Corte Costituzionale, speriamo che il Governo sani questo ‘ vulnus’ inaccettabile, aprendo subito la trattativa per il rinnovo dei contratti pubblici”.

Il blocco della contrattazione collettiva – lo ricordiamo- era stato deciso nel 2010 dall’ex Ministro dell’economia Tremonti, poi prorogato dal governo Letta, fino al rinvio a fine 2015 confermato proprio dal governo Renzi. La questione di illegittimità costituzionale era stata sollevata dai Tribunali di Roma e di Ravenna dopo la presentazione dei ricorsi da parte dei vari sindacati del pubblico impiego: Flp,Confedir, Fialp, Gilda-Unams, Cse, Confsal-Unsa.

Per il segretario della Uil Carmelo Barbagallo il governo, dunque, deve convocare subito i sindacati “per rinnovare i contratti di tutti i lavoratori del settore: non c’è da aspettare un minuto in più degli anni che abbiamo già perso”. “Il fatto che il blocco non sia stato considerato illegittimo per il passato – aggiunge – non ci impedisce di rivendicare il ‘maltolto’ in sede di trattativa sindacale”. “Dopo il pronunciamento della Corte Costituzionale che ha dichiarato illegittimo il blocco della contrattazione collettiva e delle norme che lo hanno prorogato, il governo ha il dovere di convocare i sindacati e avviare la discussione sui rinnovi contrattuali”, si legge in una nota della Cgil nazionale.

“Oggi la Consulta ha finalmente sancito l’incostituzionalità del blocco del Ccnl per il pubblico impiego ma, benché favorevole per i lavoratori, la sentenza lascia perplessi per il non riconoscimento della retroattività economica”, dichiarano il segretario confederale dell’Ugl, Augusto Ghinelli, e il segretario Ugl Intesa Funzione Pubblica, Eugenio Bartoccelli, spiegando che “il tutto si traduce con un nulla di fatto sui soldi finora depauperati dalle buste paga”.

Nessuna reazione da Palazzo Chigi

Intanto, da parte del governo, il silenzio è quasi totale. Fatta eccezione per il sottosegretario all’Economia, Enrico Zanetti, che, a proposito del blocco dei contratti pubblici, parla di “facile e ingiusta scappatoia che la Corte ha tolto e coglie l’occasione per sollecitare “tutta la politica e non solo Scelta Civica, che lo ha sempre predicato” ad “accettare di confrontarsi con la sfida di una vera spending review che riguardi anche i costi del personale, garantendo scatti salariali a chi fa il suo dovere e smettendo di attribuire retribuzioni variabili di risultato a pioggia, come avviene un po’ dappertutto e non certo solo a Roma”.

Non arriva alcun commento, neanche via Twitter da parte di Palazzo Chigi e di Palazzo Vidoni. E’ probabile che nonostante sia stata sventata la tegola più grande, ovvero quella di dover rimborsare anni e anni di adeguamenti non corrisposti, nel triennio 2011-2013, con la proroga nel 2014, a circa 3,2 milioni di dipendenti pubblici (nel 2013 erano 3.336.498), stimati in 35 miliardi di euro dall’Avvocatura dello Stato, la prospettiva di dover riaprire la stagione dei contratti non sia la più rosea, e dunque, si suppone, colta con una certa freddezza. Anche perché come rimarca l’ex ministro della Pubblica amministrazione, Gianpiero D’Alia, il rinnovo dei contratti “comporterà un notevole esborso a carico del Bilancio dello Stato di circa 7 miliardi per il triennio”.

E forse in primis la titolare della Funzione pubblica, Marianna Madia, deve essere rimasta male visto che nei giorni scorsi ostentava tranquillità ritenendo che la Consulta non avrebbe bocciato il blocco dei contratti perché già in precedenza la Consulta aveva giudicato legittimo il blocco dei contratti pubblici in quanto limitato nel tempo. Invece è proprio questo il punto sul quale i giudici devono aver mosso i loro rilievi giudicando illegittima una misura che, invece di aver il carattere di straordinarietà, si stava configurando come strutturale.

La decisione emessa dalla Consulta si riferisce ad alcuni periodi non all’intero stop, adottato prima dal governo Berlusconi e prorogato negli anni seguenti dai governi Monti, Letta e dal medesimo governo Renzi. Sono passati infatti quasi sei anni, oltre 2000 giorni, dall’ultimo rinnovo del contratto del pubblico impiego.

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