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Cittadini prima di tutto: al Forum Pa gli sviluppi del modello Smart City

Essere “smart” alle città non basta; per garantire miglioramenti radicali dei servizi civici, soprattutto in termini di efficienza e sostenibilità, un ruolo fondamentale è riservato alla componente “human”, con l’adozione di approcci partecipativi e centrati sui cittadini, nella co-progettazione e nello sviluppo di servizi Smart City.
Ieri, nella seconda giornata di Forum PA 2013 ampio spazio è stato dedicato alle Smart City, oggi modello per l’introduzione di applicazioni e infrastrutture del cosiddetto “Internet del Futuro”. Le recenti esperienze nel settore hanno richiamato la necessità di riportare il cittadino al centro dei processi di pianificazione e progettazione di tutti quei servizi di cui sarà l’utente finale, coinvolgendolo e impegnandolo non solo nella fase di sviluppo ma anche in quella di concepimento. Finalità dell’incontro – parte del progetto Periphèria, durato 30 mesi e finanziato dalla Commissione Europea nell’ambito del Programma ICT PSP – è contestualizzare la migrazione verso una visione Human Smart City nelle politiche italiane e europee, definendo lo stato dell’arte nei più importanti centri di ricerca mondiale.

Ad aprire la sessione plenaria, Claudio Forghieri, Direttore Smart City Exhibition FORUM PA, Andrea Bonaccorsi, Professore Ordinario Facoltà d’Ingegneria Università di Pisa, Cristina Farioli, Director Marketing IBM e Oscar Cicchetti, Direttore delle Strategie Telecom Italia, che hanno esplorato i modelli emergenti di Human Smart Cities e le caratteristiche immateriali della “smartness” – come chiarezza di visione, empowerment dei cittadini, partecipazione – che possono agire di complemento alla potenza tecnologica delle infrastrutture sottostanti.
Alessandro Balducci, Professore Ordinario di Urban Policies del Politecnico di Milano, ha presentato nel suo key-note i tratti fondamentali di questi nuovi modelli di città e il ruolo del cittadino nella fase di pianificazione delle Smart City. Charles Leadbeater di Nesta e Pelle Ehn di Medea hanno contribuito al dibattito per sottolineare che i nuovi modelli di città sono la forza trainante della società, puntando sul design come elemento di innovazione sociale e cittadinanza partecipativa e sulla vivibilità degli spazi urbani.

A seguire, una tavola rotonda per esaminare l’impatto dell’innovazione sociale in termini di sviluppo sostenibile del territorio, con le esperienze di esperti e amministratori di importanti città italiane, che hanno discusso sulla rilevanza e l’applicabilità della visione Human Smart City: Matteo Lepore, Progetto Smart City e Agenda Digitale del Comune di Bologna, Alessandro Delli Noci, Assessore Innovazione Tecnologica del Comune di Lecce, Michelangelo Marchesi Assessore all’Ambiente e Mobilità del Comune di Trento, Caterina Sarfatti, del Comune Milano. Energia, mobilità, sociale, cultura e turismo possono trasformarsi in opportunità per garantire qualità alla città e ai suoi servizi, scegliendo strategie idonee, che valorizzino nuove tecnologie utilizzando meno risorse.

«Per avere Smart City bisogna essere Smart Mayor» è quanto ha sottolineato il Presidente di ANCI Alessando Cattaneo, guardando alla tecnologia, oggi diffusissima, come a un valore aggiunto per la qualità della vita da esportare a livello di comunità intere. «Se fino a qualche tempo fa le decisioni venivano prese dall’alto e indirizzate verso il basso, oggi l’approccio sta finalmente cambiando. ANCI sostiene il nuovo modello sempre più diffuso in Italia, che vede i territori organizzarsi e focalizzare determinati temi Smart City da portare avanti in maniera virtuosa, anche creando una sana competizione. Nonostante i numerosi tagli del Governo, stiamo dimostrando che i comuni, in Italia, sono vero motore di sviluppo del Paese».

La visione delle Human Smart Cities si fonda sull’innovazione sociale e tecnologica che pone al centro il cittadino, basandosi su metodologie quali la Progettazione Partecipata, l’Open Innovation, i Living Labs e il Design Thinking. Tutti questi approcci pongono l’utente finale al centro dei processi d’innovazione, portando a soluzioni più adeguate, che incontrano più efficacemente i bisogni delle persone e in aggiunta, risultano di più veloce adozione.

Cattaneo: “Comuni e Anci già protagonisti, la sfida è un nuovo approccio culturale”
“Le esperienze realizzate dai municipi segnalano che sulle smart cities si è ribaltata la logica secondo cui è il centro che dà le indicazioni ed il territorio che esegue. Su questo tema i Comuni e l’Anci hanno dimostrato di sapersi organizzare raggiungendo punti di virtuosità, utili ad innescare anche una competizione positiva tra le amministrazioni”. Lo ha affermato il presidente f.f. dell’Anci, Alessandro Cattaneo, che ha partecipato ad un convegno sulle Human Smart cities nell’ambito del Forum Pa in svolgimento ieri a Roma.
Secondo Cattaneo, le smart cities sono “un’opportunità per far vedere che i Comuni possono rappresentare il reale motore dello sviluppo, sia come singole amministrazioni che come associazione”. In questo senso, riferendosi alla recente esperienza del Piano città, il presidente Anci ha ricordato l’impegno progettuale che ha consentito di “mettere in campo in poco tempo ben 450 progetti, molti dei quali sulle smart cities, e soprattutto immediatamente cantierabili”.
Tuttavia, a parere del numero uno dell’Anci, perché il tema dell’innovazione si affermi in modo definitivo serve un vero cambio di mentalità. “Per essere veramente smart le città hanno bisogno di smart major. La vera sfida, che come amministratori abbiamo davanti, è quella di esportare le nuove opportunità a tutti i cittadini. Non è una sfida semplice ma – ha concluso Cattaneo – considerando le esperienze pilota già avviate, credo che il cantiere per riuscirci è ormai aperto”.

SMART CITIES
Gestire la complessità urbana nell’era di Internet

Michele Vianello

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