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Cig, contratti, politiche attive: fase-2 al via

Fonte: Il Sole 24 Ore

Dal 7 marzo al 7 settembre: scoccano proprio oggi i sei mesi del contratto a tutele crescenti entrato in vigore con uno dei primi decreti legislativi del Jobs act. Se da un lato la lettura dei numeri sull’occupazione ci invita alla prudenza – visto il balletto di cifre di questo periodo, con un aumento sì dei posti di lavoro stabili, ma anche con disoccupati e inattivi sempre oltre i livelli di guardia –, dall’altro dopo il varo degli ultimi decreti venerdì scorso scatta la “fase 2” per attuare le norme che ridisegnano il mercato del lavoro. Perché anche i provvedimenti relativi al Jobs act, insieme alla gran parte delle leggi italiane, non sfuggono all’effetto “matrioska” come più volte segnalato da questo giornale con le pagine di Rating24 e i decreti ministeriali da emanare per la piena operatività delle nuove regole sono circa 60. 
Un effetto che la riforma Madia, in vigore dal 28 agosto, punta ad attenuare, almeno per quanto riguarda i tempi: la norma sul silenzio assenso tra amministrazioni, infatti, riguarda anche il cosiddetto concerto sui decreti interministeriali (si veda Il Sole 24 Ore del 24 agosto). I tempi saranno certi e uguali per tutti: in pratica l’amministrazione invia la richiesta di parere all’altro ente pubblico che ha tempo 30 giorni per rispondere da quando viene ricevuta; oltre questa scadenza (che può essere interrotta una sola volta e per un massimo di altri 30 giorni), il silenzio viene interpretato come un nulla osta.
Mettendo sotto la lente i primi 4 decreti legislativi già in vigore – tutele crescenti, Naspi, congedi e codice dei contratti – emerge che all’appello mancano ancora 15 provvedimenti attuativi. A cui si sommano gli oltre 40 previsti dai 4 ultimi decreti. Solo il Dlgs 23/15, che ha introdotto il contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti, è immune dall’effetto matrioska: è diventato operativo il giorno successivo alla pubblicazione del decreto in Gazzetta Ufficiale. La formula da un lato gode di robusti bonus economici nel 2015 (esonero contributivo triennale fino a 8.060 euro per lavoratore) e dall’altro nelle imprese con oltre 15 addetti limita la reintegra nei casi di licenziamento illegittimo e prevede risarcimenti economici in base all’anzianità di servizio.
Al “gemello” sui nuovi ammortizzatori in caso di perdita del lavoro (in vigore sempre dal 7 marzo) mancano due provvedimenti all’appello. Il primo riguarda la Naspi, la nuova assicurazione sociale per l’impiego: il pagamento del sussidio dovrebbe essere “legato a doppio filo” alla regolare partecipazione a iniziative di attivazione lavorativa nonché ai percorsi di riqualificazione proposti dai servizi per l’impiego. Cosa che però non accade perché spetta a un decreto del Lavoro, da adottare entro 90 giorni di concerto con la Conferenza Stato-Regioni, mettere nero su bianco il vademecum per attuare la norma. Decreto non ancora arrivato, con il termine (non perentorio) peraltro scaduto a giugno. Il secondo tassello mancante riguarda l’Asdi, l’indennità per i lavoratori in condizioni di particolare disagio economico: è atteso un decreto del ministero del Lavoro, d’intesa sempre con la Conferenza Stato-Regioni, da emanare anche in questo caso entro 90 giorni.
Per applicare a 360 gradi i due decreti legislativi in vigore dal 25 giugno (80 e 81) servono un provvedimento attuativo per quello sulla conciliazione vita-lavoro (condizioni per l’indennità alle lavoratrici iscritte alla gestione separata per il congedo in caso di adozione) e 12 per il Codice dei contratti (si veda l’infografica a lato). Tra i più rilevanti la definizione degli standard formativi dell’apprendistato, le deroghe al divieto di utilizzo negli appalti del lavoro accessorio e la messa a fuoco delle attività stagionali che restano escluse dallo “stop&go”, cioè dalle pause obbligatorie tra un contratto a termine e l’altro.In questi casi gli istituti sono comunque operativi grazie ai vecchi Dm.
Ma è nei 4 decreti appena varati che l’effetto matrioska aumenta. Quello sulle semplificazioni affida a uno o più decreti del ministero del Lavoro la definizione delle linee guida in materia di collocamento dei disabili e a un decreto interministeriale Lavoro/Mef le modalità di versamento dei contributi per i datori di lavoro con particolari requisiti che li esonerano dall’assunzione dei disabili. In più sono previsti almeno altri 13 provvedimenti attuativi, sulla base dei testi circolati dopo il Consiglio dei ministri di venerdì. Al decreto legislativo che riordina la Cig serviranno una dozzina di testi attuativi: ad esempio, il decreto del ministero del Lavoro per definire i criteri di esame delle domande di concessione della cassa ordinaria, e quelli relativi ai fondi di solidarietà. Al Dlgs sulle ispezioni mancano almeno 7 “tasselli”, a partire da quello del Presidente della Repubblica che adotta lo statuto dell’ispettorato unico. E, infine, per mettere in pratica il Dlgs sulle politiche attive servirà una costellazione di una quindicina di “pianeti”: il decreto del ministero del Lavoro, d’intesa con la Conferenza Stato-Regioni, per dettare le linee di indirizzo dell’Anpal, la nuova agenzia nazionale per le politiche attive, quelli per nominare il presidente, il Cda, il consiglio di vigilanza, il collegio dei revisori del nuovo ente, e così via. 

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