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Il Coronavirus elimina le file agli sportelli PA ma riduce i servizi erogati

L’Ufficio studi di Confartigianto ha evidenziato, in un report di recente pubblicazione, il costante aumento delle file davanti agli sportelli pubblici cui si è assistito per vent’anni e che, soprattutto nel Mezzogiorno, ha rappresentato un elemento condizionante per la vita dei cittadini; difatti, l’utilizzo dei vari siti internet istituzionali per scaricare e inviare atti e moduli sarebbe praticamente nullo.

L’eliminazione delle code

La situazione, tuttavia, sarebbe drasticamente cambiata dopo l’avvento del Covid: a fronte di una quasi totale eliminazione delle code, si è assistito a un netto incremento dei tempi di risposta della Pubblica Amministrazione. Complice il ricorso di molti addetti allo smart working, sono stati numerosi gli enti che hanno optato per la chiusura degli sportelli, lavorando quindi solo su prenotazione. Negli uffici in cui invece non è stato possibile adottare questa soluzione, il numero degli utenti è crollato. A fronte di ciò, CGIA auspica un pronto ritorno in ufficio di tutto il personale, per preservare la funzionalità della macchina statale e impedire che si creino diversità di trattamento tra i lavoratori. Altra questione emersa dalle stime ISTAT su cui è basato lo studio è la scarsa fiducia che gli imprenditori italiani nutrono nei confronti della macchina amministrativa nostrana: infatti, 9 su 10 ritengono le procedure in uso presso le nostre PA “un grosso problema”. Il coacervo di norme, di regolamenti e di disposizioni varie presenti in tutti i settori continuano a ingessare il Paese, rendendo la vita impossibile soprattutto a coloro che vogliono fare impresa. ” Mai come in questo momento, dunque, è necessario riformare l’Amministrazione, semplificando il quadro normativo e riducendo il numero di leggi.

Il commento

Non si è fatto attendere, a proposito, il commento di Confartigianto Mestre: “Secondo il ministro per la Pubblica Amministrazione, Renato Brunetta, oltre il 50 per cento dei dipendenti del pubblico impiego lavorano da remoto; stando ad alcune ricerche presentate qualche mese fa, invece, la percentuale dovrebbe essere attorno al 30 per cento. Noi riteniamo maggiormente attendibile il dato fornito dal Ministro, anche se ci permettiamo di sottolineare che non possiamo più permetterci che un milione e mezzo circa di persone lavori da casa. Se, a pieno organico, nel periodo pre-Covid la nostra PA presentava livelli di soddisfazione del servizio reso tra i più bassi d’Europa, figuriamoci adesso. Intendiamoci, molti settori pubblici durante la pandemia hanno dimostrato livelli di efficienza straordinari, altri, però, hanno rallentato tremendamente – tuona la CGIA – la velocità di erogazione delle prestazioni, spingendo molti cittadini a rivolgersi al settore privato, cosicché molte persone sono state costrette a pagare due volte: con la fiscalità generale e saldando la fattura ricevuta per il servizio reso da un libero professionista o da un’impresa”.

>> IL REPORT INTEGRALE.

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