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Cause che consentono il rifiuto delle fatture elettroniche da parte della PA

Rifiuto delle fatture elettroniche da parte delle amministrazioni pubbliche

Il Consiglio di Stato (Sez. Consultiva Atti Normativi) ha reso il parere datato 12 giugno 2020, n. 1190 sul decreto che individua le cause che possono consentire il rifiuto delle fatture elettroniche da parte delle amministrazioni pubbliche.
Il decreto inserisce l’articolo 2-bis nel d.m. 55/2013, definisce il principio generale della correzione e ha come obiettivi quello di evitare rifiuti impropri, accelerare le procedure di pagamento e promuovere una più efficace comunicazione tra operatori economici, sistema di interscambio e amministrazioni. Destinatari dell’intervento sono le amministrazioni centrali e autonome, gli operatori economici e gli intermediari. Il provvedimento si propone anche di armonizzare i sistemi di pagamento mediante fatture elettroniche tra soggetti privati, previsti dal d.lgs. 127/2015, e quelli tra privati e amministrazioni, contenuti nel d.m. 55/2013.

I giudici evidenziano come l’esercizio della facoltà di rifiuto, da parte della Pubblica Amministrazione, sia subordinato alla impossibilità di correggere la fattura secondo l’art. 26 del d.P.R. 633/1972. Infine viene invitato il Ministero dell’Economia e delle Finanze a monitorare in modo costante il funzionamento della nuova disciplina, per la predisposizione della verifica di impatto della regolamentazione.

>> IL PARERE DEL CONSIGLIO DI STATO.

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