Il Governo ritorna sulla riforma del Testo Unico dell’Edilizia (TUE). Con l’approvazione dello schema di disegno di legge delega, avvenuta nel Consiglio dei Ministri del 4 dicembre scorso, prende forma il futuro “Codice dell’edilizia e delle costruzioni”.
>> CONSULTA IL TESTO BOLLINATO ALLA RAGIONERIA DELLO STATO.
L’obiettivo è una riforma organica che superi la frammentazione normativa del d.P.R. 380/2001, sostituendo anche le storiche leggi sulla sicurezza delle costruzioni del 1971 e 1974. Il provvedimento, bollinato dalla Ragioneria Generale dello Stato, si prepara ora al vaglio parlamentare, presumibilmente alla Camera dei deputati dove è già stato avviato, presso la Commissione Ambiente, l’esame di due proposte di legge di iniziativa parlamentare di analogo contenuto:
>> Delega al Governo per l’aggiornamento, il riordino e il coordinamento della disciplina legislativa in materia edilizia;
>> Delega al Governo per il riordino delle disposizioni legislative in materia di costruzioni.
Indice
Una nuova architettura tra Stato e Regioni
La struttura della delega è stata riorganizzata in tre pilastri:
- Principi generali: razionalizzazione e superamento delle antinomie;
- Riparto di competenze: definizione dei Livelli Essenziali delle Prestazioni (LEP) per garantire uniformità sul territorio nazionale;
- Principi specifici: criteri operativi per titoli abilitativi e semplificazioni.
Modifiche allo stato legittimo dell’immobile
Una delle novità più discusse è quella contenuta nell’articolo 4, comma b: revisione, riordino e semplificazione della disciplina inerente all’attestazione dello stato legittimo dell’immobile e della singola unità immobiliare, attraverso l’individuazione dei criteri, delle procedure, dei titoli abilitativi e dell’ulteriore documentazione che ne consentono la dimostrazione, in coerenza con le esigenze di tutela dell’affidamento del legittimo proprietario o dell’avente titolo sulla base del titolo abilitativo, anche formatosi per silenzio-assenso, più recente, purché nell’ultimo titolo siano indicati gli estremi del titolo originario e degli eventuali titoli successivi, asseverati mediante attestazione di un professionista qualificato, ai sensi e per gli effetti, anche penali, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445
Il provvedimento punta a una riforma organica della disciplina dello stato legittimo degli immobili, introducendo criteri e procedure semplificate per agevolarne la dimostrazione attraverso una specifica individuazione dei titoli abilitativi e della documentazione necessaria. La novità risiede nella tutela dell’affidamento del proprietario: la legittimità potrà infatti essere attestata sulla base del titolo abilitativo più recente, anche se formatosi tramite silenzio-assenso, a condizione che l’ultimo atto riporti gli estremi del titolo originario e di quelli intermedi. Tale ricostruzione documentale dovrà essere asseverata da un professionista qualificato, che se ne assume la responsabilità anche sotto il profilo penale, garantendo così la certezza giuridica della situazione edilizia dell’unità immobiliare.
Semplificazione procedimentale
Sul fronte amministrativo, il ddl punta ad avvicinare la disciplina edilizia verso la digitalizzazione e la trasparenza. Viene previsto un unico punto di accesso per il privato, eliminando l’onere di fornire documenti già in possesso della PA.
Un segnale forte di accelerazione arriva anche dai tempi della delega: il termine per i pareri del Consiglio superiore dei lavori pubblici e del Consiglio di Stato è stato dimezzato da 60 a 30 giorni. Il Governo avrà 12 mesi dall’entrata in vigore per adottare i decreti legislativi.
Implicazioni pratiche: cosa cambia ora?
La riforma non è solo formale ma sostanziale. Si introduce una nuova classificazione degli interventi basata sul reale impatto urbanistico, con una netta distinzione tra trasformazione del territorio e adeguamento del patrimonio esistente.
Particolare attenzione è rivolta alle lievi difformità, che potranno essere sanate se conformi alla disciplina urbanistica vigente e ai requisiti tecnici di sicurezza. Per i Comuni, è prevista una stretta sulle demolizioni: in caso di inerzia, scatteranno procedimenti sostitutivi per garantire l’effettività dei provvedimenti.
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