Bando Periferie: ” Necessario rendere stabili sia il Fondo che politiche per le città”

Bando Periferie, i numeri: oltre 2 miliardi di euro di fondi pubblici, che sviluppano un investimento complessivo di quasi 4 miliardi, per realizzare 120 progetti che si fondano su oltre duemila interventi, nei più diversi ambiti, intercettando molti degli obiettivi di sviluppo sostenibile dati dall’ONU con l’agenda 2030: dal recupero delle aree dismesse alla realizzazione di interventi per la mobilità sostenibile, dall’edilizia scolastica alla videosorveglianza, dalle misure di inclusione sociale e innovazione tecnologica a quelle per il rilancio dei mercati rionali. Azioni materiali e immateriali, riqualificazione fisica e riqualificazione sociale.
Sono questi gli elementi di spicco relativi al Bando Periferie, il programma straordinario di interventi per la riqualificazione urbana e la sicurezza delle periferie delle Città metropolitane (13 su 14 quelle che hanno partecipato) e dei Comuni capoluoghi di provincia, promosso dalla presidenza del Consiglio dei ministri in collaborazione con l’associazione nazionale dei Comuni (ANCI).

Bando Periferie: le parole del presidente ANCI

Il bando e la sua applicazione sono stati oggetto di un convegno “Rigenerare le periferie: innovare le città. Dal bando alla strategia” che si è svolto questa settimana a Bergamo ed è stato chiuso dalla sottosegretaria alla presidenza del Consiglio, Maria Elena Boschi e dal presidente dell’associazione dei Comuni e sindaco di Bari, Antonio Decaro.
I progetti finanziati con il bando sono diffusi su tutto il territorio nazionale in modo omogeneo. L’investimento statale ammonta a due miliardi e 61 milioni, ai quali si somma la componente comunale (435 milioni) e quella privata (900 milioni). Nonostante si parli di bando periferie gli interventi non sono necessariamente lontani dal centro. Perché periferie significa luogo della marginalità sociale ed economica, non necessariamente geografica.
In cima alla lista di priorità degli amministratori locali ci sono il recupero delle aree dismesse (assorbe il 15 per cento del totale degli investimenti) opere per il decoro degli spazi pubblici – piazze, marciapiedi, mercati – (13,5%), per la casa, dall’edilizia pubblica al co-housing (11,5%), per la mobilità (10%), iniziative per il lavoro (7,6%), la scuola (6%) e di inclusione sociale (5,6%). In coda la sicurezza (1,5%).

L’agenda urbana per i Comuni

“Le periferie sono i quartieri satellite, separati dal centro, nati con una malintesa intenzione di risparmio che è costata tantissimo in termini di servizi – ha ricordato il numero uno di ANCI – ma è periferia ogni zona della città in cui i piani regolatori non hanno funzionato, dove il rapporto tra servizi e persone si è rotto o non è mai esistito, in cui gli spazi pensati per la socialità sono stati riempiti da emarginazione e abbandono. Voglio anche dire che se è innegabile che le periferie abbiano queste criticità, che richiedono un intervento di ricucitura, un’operazione di rammendo, come l’ha efficacemente definita Renzo Piano, sono anche un’occasione di sviluppo. E’ lì, dove nascono più bambini, dove ci sono più giovani coppie, il futuro delle città”.
L’intervento del Bando Periferie è un tassello di un mosaico strutturato in una strategia più ampia che l’associazione dei Comuni si pone: “Ricostruire, bonificare, animare, tutto in sintonia con chi quegli spazi li abita è il senso di questa operazione. Ed è un pezzo fondamentale di quella agenda urbana, insieme concertato di iniziative delle città in collaborazione con il governo, che da tempo chiediamo. Il bando periferie è stato un investimento straordinario. Ora serve un fondo stabile per avere la possibilità di programmare in anticipo e di condividere, tra amministrazioni locali, le più efficaci azioni di recupero”.

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