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Attenzione alle partecipate

Fonte: Il Sole 24Ore

Se dobbiamo tornare a pagare l’Ici sull’abitazione principale, se vediamo il nostro orizzonte previdenziale peggiorare e l’Irpef regionale aumentare, lo dobbiamo al debito pubblico sfuggito al controllo e finito nel mirino dei mercati. È bene ricordarselo, quando si ragiona sulla nuova norma introdotta dalla legge di stabilità 2012, che chiede anche ai sindaci e presidenti di Regione più indebitati della media di ridurre il proprio passivo, magari rinunciando a qualche programma di investimento già in preventivo. In tempi come questi, l’obiettivo è sacrosanto, ma la via indicata dalla nuova norma per raggiungerlo ha più di un problema. I numeri dei bilanci locali evidenziano il problema che emerge inevitabile quando si prova ad applicare a situazioni diverse una regola uguale per tutti: in questo caso, si rischia di colpire soprattutto i piccoli Comuni, bloccando amministrazioni senza ottenere grandi risultati. Ma non è questo il solo aspetto critico. Guardando ai Comuni più grandi, dove ovviamente si concentra la quantità maggiore di debito locale, la nuova regola sembra dimenticare un passaggio fondamentale della contabilità pubblica nell’ultimo anno. La riforma dei bilanci locali approvata in autunno apre ufficialmente per la prima volta la strada al bilancio consolidato, che mette insieme i conti dei Comuni e delle loro società partecipate per calcolare con uno strumento unico i risultati economici degli enti locali “holding”. Messa così, sembra solo un fatto tecnico, ma le sue conseguenze pratiche sono importanti. Le cronache di molti Comuni, da Catania ad Alessandria passando per Parma, mostrano che i buchi più pericolosi si aprono spesso nelle società, e con il tempo travolgono nel gorgo anche i conti del Comune. Perché, allora, la nuova regola punta tutto sui conti del Comune, e si disinteressa di quelli delle partecipate? È vero che, per un difetto tecnico della nostra legislazione, la maggior parte delle società è fuori dall’elenco Istat delle pubbliche amministrazioni. Ma i debiti ci sono, e pesano lo stesso.

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