Asili nido, cresce la partecipazione ma l’Italia resta indietro in Europa

Il tasso sale al 35,5%, ma il divario con Francia e Spagna e le disuguaglianze interne restano marcati

20 Aprile 2026
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La fotografia scattata dalla Fondazione Agnelli evidenzia un miglioramento per l’Italia sul fronte dei servizi educativi per l’infanzia, con la partecipazione ad asili nido da parte dei bambini fino a tre anni che raggiunge il 35,5% nel 2025. Un dato in crescita, favorito anche dal calo demografico, ma ancora distante dal target del 45% fissato dall’Unione europea entro il 2030.

Il confronto internazionale mette in difficoltà la posizione italiana: la Francia si avvicina al 60% e la Spagna al 55%, mentre la Germania si colloca su livelli simili a quelli italiani ma con un modello differente, basato su congedi parentali più lunghi e sostenuti economicamente. In questo scenario, l’Italia continua a scontare ritardi strutturali che incidono direttamente anche sull’occupazione femminile, fortemente legata alla disponibilità di servizi per l’infanzia.

Divari territoriali e sociali sempre più evidenti

Accanto alla crescita della partecipazione, emergono con forza le criticità legate all’equità del sistema. Le differenze tra Nord e Sud, tra grandi e piccoli Comuni e soprattutto tra famiglie con redditi diversi si sono ampliate nel tempo. Il divario tra le fasce più ricche e quelle più fragili è passato da 7,5 punti percentuali a oltre 19 punti in vent’anni, segno di un sistema che fatica a garantire pari accesso. Anche sul fronte della copertura, l’Italia resta indietro: secondo ISTAT si contano circa 32 posti ogni 100 bambini sotto i tre anni, nonostante la crescita degli ultimi anni. Pesano in particolare i costi elevati delle rette, soprattutto nel privato, e criteri di accesso che spesso favoriscono chi è già inserito nel mondo del lavoro, creando un paradosso che penalizza proprio chi vorrebbe entrarvi.

PNRR, investimenti e nodi ancora da sciogliere

Molte aspettative sono riposte negli investimenti del PNRR, che prevede oltre 4 miliardi di euro per la creazione di circa 184mila nuovi posti, in gran parte destinati ai più piccoli. Tuttavia, la sola espansione dell’offerta non sarà sufficiente. Restano aperti nodi cruciali come la sostenibilità economica per le famiglie, la revisione dei criteri di accesso e la necessità di formare circa 25mila nuovi educatori nei prossimi anni. Secondo gli esperti, per colmare davvero il gap con gli altri Paesi europei servirà un intervento strutturale capace di coniugare quantità e qualità dei servizi, riducendo le disuguaglianze e rendendo il sistema più accessibile ed equo.

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