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Apprendistato verso la riforma

Fonte: Il Sole 24 Ore

ROMA – Maurizio Sacconi, accelera con la riforma dell’apprendistato. Ieri, dopo l’incontro con le parti sociali convocato per presentare le linee guida del decreto legislativo che dovrà attuare la delega del collegato lavoro (legge 183/2010), il ministro ha confermato la volontà di arrivare al più presto con «testo aperto» in consiglio dei ministri; forse già in quello di questa settimana. Il confronto riprenderebbe poi con le regioni (che hanno la competenza in materia) e le commissioni parlamentari, per concludersi con un nuovo tavolo con sindacati e imprese. La riforma punta a una semplificazione della disciplina legale e delle procedure amministrative che regolano questo contratto a tempo indeterminato tutt’oggi sottoutilizzato. Lo schema di decreto su cui si è discusso conferma tre tipologie di apprendistato, ha spiegato Sacconi, «quella per il conseguimento di una qualifica professionale per i giovani senza diploma; quella che si definisce come contratto di mestiere e si conclude con la verifica della specifica competenza professionale; e quella di alta professionalità e di ricerca per concorrere o conseguire titoli universitari e di scuola secondaria superiore o di praticantato professionale finanche di dottorato di ricerca». I tecnici di Sacconi si muoveranno nel solco previsto dalla delega, confermato anche nell’accordo del 27 ottobre scorso. Sarà rafforzato il ruolo della contrattazione collettiva e verranno individuati standard nazionali di qualità della formazione. Con riferimento all’apprendistato professionalizzante, verranno individuati meccanismi in grado di garantire la determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni. Confindustria condivide «soprattutto in termini di semplificazione» le linee guida sulla riforma dell’apprendistato, spiega Giorgio Usai, direttore dell’area relazioni industriali. «Si tratta di un istituto che deve diventare la porta di ingresso privilegiata per l’assunzione dei giovani», aggiunge Usai che auspica un accordo in tempi brevi tra Governo, parti sociali e regioni». Rivolgendosi alle parti e alle regioni ha osservato che c’è bisogno che «aiutino questo istituto fondamentale, altrimenti continueremo ad avere una disoccupazione giovanile al 29%». Riccardo Giovani di Rete imprese Italia esprime «apprezzamento per i principi della riforma, che ribadisce la centralità del contratto di apprendistato come contratto chiave che consente di acquisire competenze che danno lavoro e futuro occupazionale ai giovani». Pressoché unanime l’apprezzamento dei sindacati che però sottolineano la necessità che «il confronto prosegua con tutti gli attori, a partire dalle regioni», dice Claudio Treves (Cgil). Treves inoltre ribadisce che «se si vuole privilegiare l’apprendistato bisogna mettere dei paletti sulle tipologie che ne sono concorrenti: cocopro, stage, tirocini». Giorgio Santini (Cisl), aggiunge «il problema che riguarda la delega, che ha costo zero. Il contratto di apprendistato deve essere incentivato e costare meno di altre tipologie. Speriamo che già da luglio si parta con i contratti di apprendistato incentivati». Guglielmo Loy (Uil), osserva che «a costo zero non si fa niente». E quindi bisognerà trovare risorse. Il primo tema che porrà la Uil, spiega Loy, «è la compartecipazione delle regioni alla spesa. I fondi ci sono: a dicembre 2010 le regioni hanno impegnato solo il 26,2% delle risorse disponibili del fondo sociale 2007-2013 che ammontano a 15 miliardi».

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