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Andamenti della finanza territoriale e analisi dei flussi di cassa – Esercizio 2014, la relazione della Corte dei conti

La Sezione Autonomie della Corte dei conti ha svolto un’indagine sugli andamenti della finanza territoriale – Analisi dei flussi di cassa – Esercizio 2014 (> delibera 27.7.2015, n. 25). 

La relazione espone unitariamente i dati di cassa dell’esercizio 2014 della finanza regionale e comunale, posti a raffronto con i risultati del triennio precedente e con gli esiti del monitoraggio sul Patto di stabilità interno, così da offrire una visione d’insieme degli effetti finanziari e delle problematiche che hanno interessato i due comparti. Non sono trattate le Province, per le quali la Sezione ha già approvato, in anticipo, separato referto (deliberazione n. 17 del 30 aprile 2015), in ragione delle criticità determinatesi nell’attuazione della disciplina di riordino definita dalla legge 7 aprile 2014, n. 56. 

La relazione affronta i nodi problematici che contrassegnano i rapporti tra il disegno politico-istituzionale di revisione del sistema fiscale locale ed il progetto di federalismo avviato nello scorso decennio, segnalando i rischi connessi al riassetto istituzionale in corso ed i possibili riflessi sugli equilibri economici delle Autonomie territoriali. 

Tra il 2008 ed il 2015, la dimensione complessiva delle correzioni di spesa poste a carico degli enti territoriali, per i vincoli imposti dal Patto di stabilità, ha raggiunto i 40 miliardi (pari al 2,4 per cento del Pil), con riduzione dei trasferimenti dallo Stato per circa 22 miliardi (e dei finanziamenti nel comparto sanitario regionale per 17,5 miliardi). Ne è derivato, per gli enti locali, un inasprimento della pressione fiscale, e per le Regioni, a causa di una diversa disciplina del Patto, una compressione delle funzioni extra-sanitarie, con flessione, soprattutto, delle spese di investimento. 

Per il 2014, i vincoli del Patto di stabilità sono stati rispettati da tutte le Regioni ad eccezione della Regione Lazio, che ha superato il proprio tetto di spesa di 977 milioni, nell’i ntento dichiarato di favorire il più sollecito pagamento dei debiti pregressi e la ripresa economica e produttiva del territorio. 

Degli oltre 5.600 Comuni sottoposti al Patto risultano, allo stato, inadempienti 95 (1,7%, rispetto al 2,2% del 2013), per la maggior parte situati nel Sud del Paese e con meno di 5.000 abitanti. I Comuni che hanno rispettato il Patto presentano, in genere, ampi scostamenti rispetto agli obiettivi, per effetto, prevalentemente, di un anomalo prolungamento dell’esercizio provvisorio, che ha compromesso la capacità programmatoria dei Comuni medesimi. A tale situazione non sembra pongano rimedio i nuovi meccanismi di determinazione degli obiettivi del Patto 2015, introdotti dal d.l. 19 giugno 2015, n. 78. 

Il quadro complessivo che emerge dalle analisi effettuate sui dati di cassa del comparto Regioni e Province autonome evidenzia il permanere di una sofferenza di liquidità, pur in presenza della consistente quantità di risorse (circa 20 miliardi) immessa in via straordinaria dal d.l. n. 35/2013 e incrementata dal d.l. n. 102/2013 e n. 66/2014 per il pagamento dei debiti pregressi. 

L’analisi conferma come le entrate regionali abbiano subito, nel 2014, una considerevole contrazione (-18,8%), anche a seguito dell’iniezione di liquidità che ha determinato gli straordinari risultati del 2013 e, di conseguenza, un picco sul versante della spesa, a fronte di valori sostanzialmente stabili nel biennio 2011-2012. 

La componente non sanitaria della spesa corrente mostra una leggera, tendenziale crescita, soprattutto per le Regioni a statuto ordinario, mentre la spesa in conto capitale fa registrare una flessione costante nel periodo 2011-2014 (-3,71%), con l’eccezione del 2013 per effetto delle risorse aggiuntive. 

Rimane sempre elevato (l’aumento medio è del 2,9%) il livello della spesa sanitaria sostenuta dalle Regioni nel biennio 2013/2014 rispetto ai valori raggiunti nel biennio precedente, e ciò per effetto delle anticipazioni di liquidità ottenute per il pagamento dei debiti commerciali accumulati dai rispettivi enti sanitari; l’incremento risulta, tuttavia, inferiore all’entità delle risorse finanziare trasferite dallo Stato a tale scopo. Analogamente, anche gli enti sanitari incrementano gli incassi complessivi, senza un aumento in misura corrispondente dei relativi pagamenti ai fornitori, con conseguente formazione di disponibilità liquide per 2,8 miliardi, al netto delle anticipazioni di tesoreria. Significative riduzioni di pagamenti, inoltre, si registrano in materia di personale (-2,77% rispetto al 2013 e – 5,75% rispetto al 2011). 

Dall’analisi della gestione di cassa dei Comuni emerge, sul versante delle entrate, il permanere di diffuse tensioni di cassa conseguenti ai ripetuti tagli ai trasferimenti statali disposti dalle manovre finanziarie susseguitesi dal 2011, che, verosimilmente, sono all’o rigine  degli aumenti generalizzati dei tributi immobiliari (ICI-IMU-TASI) i cui incassi  sono passati dai 9,6 miliardi di euro circa (corrispondenti all’ICI 2011) a circa 15,3 miliardi di euro del 2014. Il gettito della Tasi ha avuto, di fatto, un effetto redistributivo, gravando in consistente misura sulle “prime case”, in quanto, con 3,2 miliardi circa, ha supplito in larga parte al minor gettito Imu conseguente all’esenzione dell’imposta per l’abitazione principale. Marginale ancora è stato il ruolo svolto dalle imposte che avrebbero dovuto stabilire una più stretta correlazione tra prelievo fiscale e beneficio reso (imposte di scopo, di soggiorno e da cooperazione all’accertamento dei tributi statali) e, più in generale, caratterizzare una politica del prelievo finalizzata allo sviluppo, essendo risultato che la spesa corrente diminuisce, prevalentemente, nei settori nei quali i vincoli di legge sono ineludibili (spesa per il personale e per l’acquisto dei beni), mentre aumenta per le prestazioni di servizi. 

L’analisi dei flussi di cassa in uscita dei Comuni monitorati mostra un ammontare complessivo dei pagamenti pari a 84,15 miliardi, in lieve flessione rispetto al valore registrato per l’esercizio 2013. 

A fronte della contenuta contrazione riscontrata per le spese correnti nel 2014, si registra la rilevante riduzione delle spese in conto capitale (-18,4%), dato che, peraltro, conferma il “ trend” degli ultimi esercizi. 

Risulta confermato anche per il 2014 l’incremento delle uscite relative alle anticipazioni di cassa (+44% rispetto al 2011), da ricollegarsi, in particolare, per l’esercizio considerato, alla rideterminazione del tetto massimo di utilizzazione. 

Sotto un profilo più generale, è a dirsi che non sembra che dai più recenti interventi normativi derivi significativo impulso al progetto di determinazione dei costi e dei fabbisogni standard, né a quello di attuazione delle Gestioni associate obbligatorie (GAO) per l’esercizio delle funzioni fondamentali, dal cui concretizzarsi dipende buona parte del recupero di efficienza e dei risparmi di spesa attesi per gli enti locali. 

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