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Anci, rivedere le sanzioni del Patto di stabilità

Il Governo dovrebbe rivedere le sanzioni del Patto di stabilità per i comuni, che l’Anci ha definito più volte «insostenibili e irragionevoli», anche alla luce «del danno che queste possono procurare agli enti locali».
È quanto sottolinea in una lettera inviata al Ministro dell’economia Giulio Tremonti, il presidente dell’Anci, Sergio Chiamparino. «Il decreto-legge n. 78 del 2010 all’articolo 14, comma 3, inasprisce la sanzione del patto di stabilità – ricorda Chiamparino nella missiva – in particolare dispone che l’ente che non ha rispettato il Patto di stabilità interno subirà una riduzione dei trasferimenti in misura pari alla differenza tra il risultato conseguito e l’obiettivo programmatico prefissato. Molti Comuni hanno segnalato all’Associazione che non hanno potuto rispettare il Patto di stabilità interno per l’anno 2010 perché hanno dovuto fronteggiare impegni presi con le imprese e soprattutto dare risposta alle emergenze del territorio e della popolazione. La riduzione delle risorse per gli Enti che hanno sforato il patto di stabilità – spiega ancora il leader dei Comuni – può comportare l’azzeramento dei trasferimenti anche per diversi anni, portando così il Comune a un inevitabile dissesto». Nella lettera il presidente dell’Anci sollecita l’approvazione di alcuni emendamenti tra cui uno che prevede, all’articolo 1 comma 119, che «dall’anno 2010 i Comuni che non hanno rispettato il patto di stabilità interno, si considerano adempienti al patto di stabilità interno a tutti gli effetti se, nell’anno successivo, procedono ad applicare le seguenti prescrizioni: impegnare le spese correnti in misura non superiore all’importo annuale medio dei corrispondenti impegni effettuati nell’ultimo triennio; non ricorrere all’indebitamento per gli investimenti; non procedere ad assunzioni di personale a qualsiasi titolo, con qualsivoglia tipologia contrattuale».

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