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Anche la Chiesa paga la Tasi

Sono esenti dalla Tasi, e anche dalla Tari, i circa 25 immobili della Santa Sede contenuti nell’accordo dei Patti Lateranensi. È quanto si legge nell’art. 4 della bozza del decreto Salva Roma, nel quale non c’è altro riferimento sugli edifici della Chiesa. Ma nel testo, in possesso dell’ANSA, all’articolo successivo si stabilisce che presupposto della Tasi è “il possesso e la detenzione a qualsiasi titolo” di un immobile, di fatto lasciando aperta la questione.

Il decreto sugli enti locali (dal Salvaroma agli interventi per i comuni in dissesto fino al rincaro Tasi) dovrebbe essere in Gazzetta Ufficiale ‘a brevissimo’. Sarà dunque chiaro solo con la pubblicazione quale sarà il perimetro esatto della nuova Tasi, la tassa sui servizi indivisibili che, secondo quanto stabilito dal Consiglio dei ministri potrà aumentare dello 0,8 per mille. Ma non è ancora chiaro se e come questo possibile aumento in capo ai Comuni potrà poi essere legato alle detrazioni. Almeno per le famiglie meno abbienti. Anche perché tutta la partita da ora in poi dovrebbe essere a carico dei primi cittadini che, in un’ottica ‘federalista’, stabiliranno chi dovrà pagare e quanto.

E se per le seconde case (si potrebbe arrivare all’11,4) e gli immobili legati alla produzione (“sembra un’altra botta”, dice il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi e conferma il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli), sono molte le voci di chi da per certa l’imminente ‘stangata’, per le prime case si arriverebbe massimo al 3,3 per mille (meno dell’Imu) ma non è ancora chiaro chi potrà continuare a beneficiare dell’esenzione. Con un allarme che va diffondendosi tra le onlus che potrebbero ricevere trattamenti diversi a seconda di quale comune sceglieranno come sede. E si potrebbe profilare anche lo strano fenomeno della ‘migrazione’ delle onlus.

Un solo dato è appunto certo al momento: 25 immobili della Chiesa a Roma, riconosciuti dai Patti Lateranensi, sono considerati esenti. Al momento sembrerebbe che tutti gli altri beni saranno sottoposti a tassazione. In ogni caso saranno poi Camera e Senato a ‘disegnare’ nei dettagli il nuovo prelievo considerando anche che la prima scadenza, come per l’Imu, dovrebbe essere fissata al 16 giugnoprossimo. Ci sono quindi 3 mesi di tempo.

L’attenzione è comunque sempre alta al Mef sul tema risorse. Perché oltre alla Tasi c’è da sciogliere il ‘nodo’ cuneo con i famosi 10 miliardi che andrebbero, prevalentemente, a ridurre le tasse (Irap) alle imprese rilanciando l’occupazione (in una mossa ‘a tenaglia’ insieme al varo del Job Act). E mentre Bruxelles si prepara mercoledì prossimo ad emettere una nuova ‘pagella’ più dettagliata sugli squilibri macro italiani (debito in particolare), il ministro Pier Carlo Padoan prosegue al Tesoro la sua ‘due diligence’ sui conti pubblici in stretto contatto con la Ragioneria generale.

C’è ancora da vedere poi come andrà il dossier spending review. Il commissario Carlo Cottarelli è già pronto ad avanzare le prime proposte al comitato interministeriale che potrebbe essere convocato già al primo Cdm utile. E fioriscono le ipotesi su quanto si potrà risparmiare nel 2014. I più ottimisti parlano di 6-7 miliardi. Infine sulla webtax arriva un chiarimento dal presidente della commissione bilancio della Camera, Francesco Boccia: ”Pare di capire che il governo non abbia abolito nulla, ha tenuto il ruling (la tracciabilità, ndr) che frutta 137,9 milioni e ha deciso di cancellare solo l’obbligatorietà dell’Iva”.

(Fonte: Ansa)

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