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Alloggi, riscatto in 7 anni

Fonte: Italia Oggi

Gli alloggi sociali non potranno essere riscattati prima del termine di sette anni. Il termine decorrerà dall’avvio della stessa locazione e varrà solo per i conduttori privi di altra abitazione idonea al proprio nucleo familiare. Inoltre, la procedura di dimissione degli alloggi sociali potrà interessare anche i condomini nei quali la proprietà pubblica è inferiore al 50%, con l’obiettivo di razionalizzare il patrimonio e ridurre gli oneri a carico della finanza locale. Infine, per sanare la morosità degli inquilini, i comuni ad alta densità abitativa, potranno erogare le somme previste a tal fine nel fondo statale istituito dal dl n. 102/2013, attraverso l’erogazione diretta al locatore.

Sono queste alcune delle novità al Piano casa introdotte nel corso delle votazioni conclusive al testo che si sono svolte ieri mattina in aula al senato al termine delle quali il dl ha ottenuto il via libera per passare al vaglio di Montecitorio. «Dal secondo passaggio parlamentare però», ha spiegato a ItaliaOggi il relatore al Piano casa Franco Mirabelli (Pd), «non ci aspettiamo modifiche rilevanti, perché nel corso dei lavori nelle commissioni abbiamo svolto un lavoro che ha trovato il parere favorevole di tutte le forze politiche».

Arriva, quindi, un freno alla prassi diffusa della sublocazione degli alloggi sociali. È, infatti, stabilito che le convenzioni che disciplinano le modalità di locazione degli alloggi sociali, conterranno le clausole di riscatto e le relative condizioni economiche. I conduttori degli alloggi sociali dovranno attendere almeno sette anni, decorrenti dall’inizio della locazione, prima di richiedere all’ente proprietario il riscatto dell’immobile. Ma non tutti sono ammessi alla procedura. Questa, infatti, è prevista solo per i conduttori che non possiedono altra abitazione che risulti «adeguata alle esigenze del nucleo familiare». I vincoli imposti, però, non si fermano qui. Una volta riscattato l’alloggio, il proprietario non potrà rivenderlo prima dello scadere dei cinque anni da quando viene immesso nella proprietà. L’art. 3 del dl 47 ha, poi, previsto un piano di alienazione degli immobili rientranti nella categoria dell’edilizia residenziale pubblica. Entro la fine di giugno, un decreto del ministero dei trasporti, del mineconomia e degli affari regionali dovrebbe definire le procedure di alienazione degli immobili di proprietà degli Iacp, con il vincolo delle risorse che saranno destinate a un programma straordinario di realizzazione di nuovi alloggi di edilizia residenziale pubblica e di manutenzione straordinaria del patrimonio esistente. L’emendamento introdotto prevede che nel decreto si dovrà favorire anche la possibilità di dismettere gli alloggi in quei condomini dove la proprietà pubblica è inferiore al 50%, così da avere un quadro più razionalizzato del patrimonio. Il passaggio parlamentare del Piano Casa ha interessato altresì una modifica all’erogazione dei contributi previsti dall’art. 6, comma 5 del dl n. 102/2013 che ha istituito, nei comuni ad alta densità abitativa, un fondo destinato agli inquilini morosi incolpevoli. I fondi previsti potranno essere erogati dai comuni in forme tali da assicurare la sanatoria della morosità, anche prevedendo l’erogazione diretta al locatore e, facoltativamente, per il tramite dell’associazione della proprietà edilizia designata dallo stesso locatore.

Gli emendamenti approvati dall’aula hanno, poi, interessato la possibilità che immobili residenziali, anche non ultimati, che siano stati realizzati da soggetti pubblici e privati con il concorso di un contributo pubblico perché destinati a soddisfare l’aumento di offerta di alloggi sociali, possano essere ceduti o conferiti anche ai fondi immobiliari. L’unico vincolo previsto è quello che il soggetto subentrante mantenga i vincoli di destinazione previsti dal finanziamento.

A ottenere il via libera, dopo una serie di false partenze, anche il bonus mobili (si veda ItaliaOggi del 10 e 13 maggio 2014). In caso di ristrutturazioni edilizie, l’importo da portare in detrazione per l’acquisito di mobili e grandi elettrodomestici sarà, quindi, svincolato dall’importo complessivo dell’intervento di ristrutturazione. A essere contingentate, invece, sono le novità sul fronte Imu. Dopo una serie di stop arrivati da parte della commissione bilancio nel corso delle votazioni agli emendamenti, a ottenere il via libera è stata solo la norma che prevede l’assimilazione ad abitazione principale e, quindi, l’esenzione Imu per gli immobili di proprietà di pensionati residenti all’estero. Questi ultimi avranno ora la possibilità di ottenere uno sconto sulla Tasi. Prevista, inoltre, la possibilità, per tutti i comuni che sono stati colpiti da calamità naturali negli ultimi cinque anni, di usufruire in caso di affitti a canone concordato della cedolare secca al 10%. Infine, previsto uno sconto sulle imposte di bollo e registro per i proprietari di immobili che decidano di rinegoziare il canone di affitto al ribasso di almeno il 30%.

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