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Alfano al premier: cambiare la riforma del lavoro e l’Imu

Fonte: Il Sole 24 Ore

È Mario Monti che di mattina presto fa sapere che il vertice con tutti e tre i leader dei partiti, esteso anche ai capigruppo, salterà. Conferma invece solo il faccia a faccia con Angelino Alfano, il quale era stato molto chiaro nel chiedere al premier di vederlo da solo prima di allargare l’incontro a tutti. Insomma, è stato come pareggiare i conti con Pierluigi Bersani quando – a tu per tu – vide il premier per fare l’accordo sull’articolo 18. E ieri c’è stato «un ribilanciamento» politico nei rapporti tra Monti e il Pdl. Lo spiegava Maurizio Gasparri: «Come il Pd è riuscito a fare da sponda alla Cgil e tutelare il suo elettorato anche noi abbiamo la necessità di rappresentare le esigenze dei nostri elettori chiedendo una modifica alle flessibilità in entrata, come invoca tutto il mondo delle imprese». E così Alfano in quel colloquio durato un’ora ha rappresentato le sue ragioni al premier il quale però si è riservato di dare risposte. Probabilmente verranno date in un vertice allargato a tutti – forse la prossima settimana, dopo il rinvio di ieri – anche se i partiti fanno sapere di una preoccupazione crescente del premier per le ripetute offensive della sua maggioranza. E se Angelino Alfano offre la sponda politica alle imprese per modificare la riforma del lavoro, il Pd la offre alla Cgil sulla questione “esplosiva” degli esodati. Insomma, un primo fuoco amico che allontana i tempi in cui Monti fece la riforma delle pensioni con un decreto e con sole tre ore di sciopero dei sindacati. È come se la riforma dell’articolo 18 avesse segnato uno spartiacque tra il presidente del Consiglio e i partiti complicando assai la navigazione.
Ed è proprio per una navigazione che si fa difficile che il premier ha mantenuto l’impegno di vedere il leader del Pdl, proprio qualche ora dopo che Alfano aveva incontrato tutte le associazioni di imprese. Sembra che il primo incontro sia andato bene mentre quello con Monti sia rimasto su toni molto generici. Il timore – a Palazzo Chigi – è che l’iter parlamentare sfugga di mano al Governo, come è successo già su questioni limitate (le commissione bancarie, per esempio). Anche perché ogni giorno che passa – e non solo a causa della campagna elettorale – le forze di maggioranza cominciano a prendere le distanze dal Governo cominciando a porre le loro condizioni. Finora il più “fedele” è Pier Ferdinando Casini che ieri è stato ricevuto dal Colle forse preoccupato per le prime fibrillazioni nella maggioranza.
Intanto Alfano guadagna terreno politico e apre la campagna parlamentare sulla riforma: «Ho fatto presente al presidente Monti che noi intendiamo sostenere il Governo e, proprio per sostenerlo al meglio, chiediamo che venga cambiata la riforma soprattutto per quanto riguarda le procedure di assunzione. Vogliamo che sia più semplice assumere ma, se rimangono fermi una serie di vincoli e appesantimenti che questa riforma contiene, rischiamo di avere una disincentivazione alle assunzioni come denunciano le imprese, sia le grandi che le medie che le piccole». Ma è solo l’inizio. La prossima trattativa politica del Pdl sarà sull’Imu mentre il Pd chiederà al ministro Fornero di rivedere il numero di esodati. Entrambi i partiti, insomma, stanno subendo piccole metamorfosi diventando una maggioranza più di lotta che di governo.

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