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Aiuto, ci sta invecchiando il travet

Fonte: Italia Oggi

Aiuto, s’è imbiancato il travet. Una bella gatta da pelare per il ministro della Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, e per chi verrà dopo di lui. La burocrazia italiana invecchia a ritmi ancora superiori a quelli della popolazione. La diagnosi è certa: sarà shock demografico. Se l’Istat, infatti, stima che nel 2050 addirittura un terzo degli italiani avrà più di 65 anni, nella pubblica amministrazione il processo sembra molto più veloce: se nel 2001 il 51% dei dipendenti pubblici aveva meno di 45 anni, già nel 2009 tale proporzione si era drasticamente invertita e il 61% dei lavoratori aveva più di 45 anni. È l’analisi della Deloitte Consulting, finora inedita, che ricalca analoghe iniziative di studio effettuate in particolare Australia e Gran Bretagna. «In ballo c’è la perdita di competenze accompagnata dalla diminuzione di risorse disponibili che disegnano un nuovo scenario», ha spiegato ad Italia Oggi, Gianluca Di Cicco, partner di Deloitte Consulting, «che impatta sul servizio sanitario e previdenziale italiano». Il punto è che 400mila impiegati hanno già maturato più di trent’anni di servizio e presto andranno in pensione in massa. Tra dieci anni, quindi, ci saranno un milione di travet in meno (su un totale di 3,5). E, allora, che farà lo Stato? Si rivolgerà al privato sociale posto che sembrano fuori luogo, fuori tempo e soprattutto fuori budget nuove assunzioni in massa? Tutte le ipotesi per nuovi modelli operativi sono aperte. «Certo», aggiunge Di Cicco, «una strada che si intravede è quella di rendere strutturale la rete basata sul volontariato e sull’assistenza informale, ma non è un percorso facile». Il dossier Deloitte spiega che in altre realtà, come per esempio in Australia, il tema dell’invecchiamento della forza lavoro è stato colto come un’opportunità «per migliorare l’organizzazione e incrementare l’efficienza della Pubblica amministrazione». Ma in Italia il discorso potrebbe farsi più complicato se dovessero prevalere le forze conservatrici. Sì, perché, non c’è dubbio che l’invecchiamento della forza lavoro nel settore pubblico comporta la revisione totale delle modalità di erogazione dei servizi pubblici. È interessante vedere come lo studio Deloitte delinei le priorità in gioco. A partire da quelle del governo «che deve ridurre la spesa pubblica, contenere quella pensionistica e gestire la corretta distribuzione delle risorse per far funzionare i servizi». Ciò mentre i dipendenti pubblici vorranno innanzitutto mantenere il proprio posto di lavoro «e vedere valorizzate le proprie competenze professionali». In questo scenario i sindacati e i partiti punteranno ognuno nel proprio ambito a salvaguardare il proprio consenso e «i singoli posti di lavoro». Deloitte delinea un percorso articolato in sei punti che può portare a qualche soluzione: individuare le competenze a rischio e accelerare lo sviluppo di competenze interne; rendere efficienti le attività di “back-office” per liberare risorse; implementare modelli alternativi di erogazione dei servizi per ottenere una riduzione dei costi e un incremento dell’efficienza; innovazione nelle varie declinazioni e soprattutto esplorare nuovi modelli operativi. Punti che nello studio, naturalmente, vengono ulteriormente sviluppati.

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