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Agricoltura libera da Imu e Irap

Fonte: Il Sole 24 Ore

«Dal 2016 Imu basta!». Questa volta non è un twitter, ma l’autografo del premier Matteo Renzi rilasciato a un agricoltore dei 30mila che hanno animato ieri la giornata dell’agricoltura promossa dalla Coldiretti a Expo. Il presidente del Consiglio ha infatti annunciato a Milano la manovra fiscale per il settore che prevede nella legge di Stabilità la definitiva cancellazione dell’Imu su tutti i terreni agricoli e dell’Irap. «Abbiamo trovato le coperture – ha annunciato il premier- e dal prossimo anno non si pagherà più». 
Un intervento importante che, come ha spiegato il ministro delle Politiche agricole, Maurizio Martina, vale circa un miliardo. E dovrebbe liberare così risorse «per il sostegno al reddito degli agricoltori italiani e favorire gli investimenti e l’occupazione». «Per la prima volta dal dopoguerra – ha commentato il presidente della Coldiretti, Roberto Moncalvo – viene tagliata la fiscalità in agricoltura, un peso cresciuto nel tempo che ostacola la sfida competitiva che hanno lanciato le nostre imprese in Italia, in Europa e nel mondo». Secondo i calcoli dell’organizzazione agricola la cancellazione dell’Imu interessa circa 3 milioni 175 mila contribuenti nei comuni di pianura, per un ammontare di imposta pari a 550 milioni e altri 260 milioni per i terreni montani e collinari. Il tutto per più di 800 milioni. L’abrogazione dell’Irap, che già oggi beneficia di un’aliquota agevolata dell’1,9%, riguarda, sempre in base ai numeri dell’organizzazione, oltre 400mila imprese che versano circa 200 milioni all’anno. «Lo sgravio dell’Irap per le imprese agricole – ha sottolineato Moncalvo – è fondamentale per il settore, considerando che le disposizioni di detassazione della componente lavoro a tempo indeterminato per tutti i settori produttivi ha poco inciso sull’agricoltura, tipicamente caratterizzata dalla prevalenza di lavoratori stagionali per il 90 per cento». In realtà un intervento Irap sul lavoro a tempo determinato era stato inserito in Campolibero, ma successivamente cassato. Ora invece la svolta è a 360 gradi. A conferma del rinnovato interesse del governo nei confronti di un settore che, nonostante la crisi globale, mostra evidenti segnali di vivacità. 
Ma sulla partita fiscale ci potrebbe essere un rovescio della medaglia. Il premier ha garantito che l’accordo sulle coperture c’è, ma non ha specificato quali saranno le leve azionate. Resta così un margine di incertezza. Dalla tax expenditures, infatti, il governo contava di rastrellare dall’agricoltura (e dai trasporti) un miliardo. Il quadro ora si è modificato, ma i conti devono comunque tornare. Un’ipotesi avanzata a metà agosto dal Martina, era di uno scambio tra Imu-Irap e Iva, con la revisione del regime speciale. L’orientamento potrebbe essere quello di riservare l’opzione per il vantaggioso «forfait» solo a una fetta delle imprese, con un’asticella (ipotizzata) tra i 2 e 3 milioni di fatturato. In questo modo si penalizzerebbero le aziende più grandi. Un’operazione che però rischia di andare in rotta di collisione con il recente «pacchetto latte» messo a punto dal Mipaaf per arginare la devastante crisi che ha messo in ginocchio le stalle italiane. Tra gli interventi di sostegno per gli allevatori c’è infatti l’aumento delle percentuali di compensazione Iva che dovrebbe portare a un ritocco di 0,5 centesimi al litro del prezzo del latte. Una stretta sul regime potrebbe penalizzare le cooperative che finirebbero così per «recuperare» i minori ricavi sul prezzo riconosciuto ai soci-produttori. 
Nel bouquet dei possibili capitoli dove rastrellare coperture «interne» ci sono le agevolazioni fiscali per l’acquisto dei terreni con lo strumento della «Piccola proprietà contadina» che vale circa 140 milioni. Si tratta di misure finalizzate a favorire la crescita dimensionale della aziende italiane, soprattutto quelle guidate dai giovani, ancora malate di nanismo. Nel mirino resta poi sempre il gasolio agevolato, partita pesante da circa 900 milioni. Dopo una serie di sforbiciate negli ultimi anni, si potrebbe ulteriormente intervenire con una riduzione dei beneficiari o con un innalzamento delle accise (secondo i rumor già si parla di un balzo dal 22 al 26%). Un’altra misura su cui qualche anno fa era stato tentato un blitz è la revisione dell’esenzione Iva sulle aziende con giro d’affari inferiore a 7mila euro. Attualmente sono tenute a stilare l’elenco dei clienti e fornitori, non ai fini fiscali, ma solo per garantire la trasparenza produttiva. Da un controllo alla stretta fiscale il passo però potrebbe essere breve. Non ci dovrebbero essere problemi invece per le società di capitali che possono adottare il sistema di tassazione su base catastale. Già una volta il trattamento considerato agevolato era stato cancellato, tra mille polemiche e contestazioni, e poi reintrodotto e stabilizzato. 

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