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Mix di premi e di sanzioni per il pareggio di bilancio

Fonte: Il Sole 24 Ore

I nuovi vincoli di finanza pubblica per gli enti locali potrebbero puntare soprattutto sul saldo finale di competenza, concentrando su questo aspetto le sanzioni e riservando premi alle amministrazioni che raggiungono il pareggio anche nel saldo finale di cassa e in quello delle partite correnti. 
È una delle strade che si stanno studiando per sminare il terreno del pareggio di bilancio, la cui entrata in vigore nel 2016 cancellerebbe il patto di stabilità ma rischia di riservate sorprese amare per molti enti. 
Nella versione ultrarigorista approvata nel 2012, infatti, le nuove regole impongono a comuni e province di rispettare otto pareggi diversi, quattro a preventivo e altrettanti a consuntivo, e lo stesso governo è dell’opinione che la disciplina vada rivista anche sfrondandola degli obblighi meno in linea con le regole Ue. La legge 243, però,è una legge rafforzata, e per essere cambiata avrebbe bisogno di una maggioranza assoluta difficile da trovare soprattutto al Senato. Anche per questo si studia la via del mix di premi e sanzioni, che si può percorrere con i provvedimenti attuativi senza passare per un rinvio al 2017 che imporrebbe comunque di intervenire in Parlamento sulla 243.
Della riforma della contabilità e delle prospettive 2016 si è parlato ieri anche a Caserta, nel convegno organizzato da Consiglio nazionale dei commercialisti con la Fondazione nazionale e l’ordine locale sulle novità per i revisori. «Il primo bilancio dell’armonizzazione a nove mesi dalla sua entrata in vigore – spiega Salvatore Bilardo della Ragioneria generale dello Stato – sembra positivo, anche grazie a un metodo di lavoro flessibile che ci ha consentito di adeguare le regole in corsa alle diverse novità normative che si affacciano. In questo quadro il ruolo dei revisori è cruciale, come mostrano le tante richieste di controlli e certificazioni che le norme continuano a rivolgere ai professionisti». Ruolo che gli stessi professionisti rivendicano ma che, come torna a sottolineare il presidente del consiglio nazionale Gerardo Longobardi, andrebbe riconosciuto anche intervenendo «sulle difficoltà di accesso poste ai giovani professionisti dalla regola che impone il primo mandato negli enti più piccoli e sui compensi ridicoli, che per di più gli enti possono abbassare dopo aver conosciuto il nome del professionista estratto». 
Il confronto fra professionisti e Viminale su questi temi è stato serrato, e ha prodotto uno schema di disegno di legge sugli enti locali che comincia ad affrontare il problema; finora, però, il testo non è riuscito a imboccare la via del consiglio dei ministri. 

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