Documento di Finanza Pubblica 2026: il dossier del Senato e della Camera

Analisi sul DFP 2026, dopo l’approvazione al Senato: giovedì 30 aprile l’Assemblea ha approvato con 96 voti favorevoli e 60 contrari, la proposta di risoluzione n. 3 di maggioranza al DFP 2026

5 Maggio 2026
Modifica zoom
100%

Il 22 aprile 2026 il Governo ha trasmesso alle Camere il Documento di Finanza Pubblica 2026 (DFP), il principale strumento con cui l’Italia aggiorna le proprie previsioni economiche e di bilancio e rende conto all’Unione europea degli impegni presi.
Giovedì 30 aprile l’Assemblea ha approvato con 96 voti favorevoli e 60 contrari, la proposta di risoluzione n. 3 di maggioranza al Documento di Finanza Pubblica 2026 la cui discussione in Aula era stata avviata nel corso della stessa seduta con la relazione del Presidente Calandrini su mandato conferitogli mercoledì 29 aprile dalla 5a Commissione.

>> CONSULTA IL DOCUMENTO DI AUDIZIONE DEL UPB SUL DOCUMENTO DI FINANZA PUBBLICA.

Il Servizio Studi di Camera e Senato ha pubblicato il dossier di analisi tecnica che ne esamina contenuti, numeri e implicazioni. Questo articolo spiega, in modo accessibile, cosa c’è dentro quel documento e perché conta per chi lavora nella Pubblica Amministrazione.

>> Consulta il Dossier n. 19, Documentazione di finanza pubblica, Servizio Studi Camera–Senato, 27 aprile 2026.

Indice

Che cos’è il DFP e perchè ha sostituito il DEF

Il DFP non è una novità assoluta, ma è la prima piena applicazione delle nuove regole europee di bilancio entrate in vigore nell’aprile 2024. L’UE ha riscritto le regole del Patto di Stabilità con tre atti legislativi:

  • Regolamento (UE) 2024/1263: programmazione e percorso di spesa netta;
  • Regolamento (UE) 2024/1264: monitoraggio e sanzioni;
  • Direttiva (UE) 2024/1265: quadro di bilancio degli Stati membri.

Il vecchio DEF è stato sostituito da due nuovi atti: il DFP di aprile (relazione annuale sui progressi) e il Documento Programmatico di Finanza Pubblica trasmesso in autunno, che prende il posto della vecchia NADEF. La grande novità è che il nuovo sistema non monitora più il deficit strutturale, ma un indicatore diverso: la spesa netta, cioè la spesa pubblica al netto degli interessi, delle spese finanziate dall’UE, delle misure una tantum e della spesa ciclica per la disoccupazione. È su questo che l’Italia viene giudicata da Bruxelles.

Il contesto: un 2026 molto più difficile del previsto

Fino a fine febbraio 2026 le previsioni erano in miglioramento. Poi sono arrivati due eventi a cambiare completamente lo scenario.

Il fattore dazi

Il 20 febbraio 2026 la Corte Suprema degli Stati Uniti ha dichiarato che il presidente non ha l’autorità di imporre dazi unilateralmente tramite l’IEEPA. L’Amministrazione statunitense ha risposto imponendo dazi del 10% su tutte le importazioni per 150 giorni. Il commercio mondiale ha iniziato a rallentare.

Il fattore Medio Oriente

La fine di febbraio ha portato l’apertura di un conflitto in Medio Oriente con la chiusura dello Stretto di Hormuz, attraverso cui passa il 20% del petrolio mondiale e il 6% del gas naturale. Il prezzo del greggio (Brent) si è avvicinato a 120 dollari al barile, con un rialzo del 35%, sono ripartite le pressioni inflazionistiche.

Com’è andata l’economia italiana nel 2025?

Il PIL è cresciuto dello 0,5%, in linea con le previsioni. A trainare la crescita sono stati i consumi privati (+1,1%) e gli investimenti (+3,5%), mentre le esportazioni nette hanno sottratto 0,7 punti percentuali. L’avanzo commerciale ha raggiunto i 50,7 miliardi di euro.

Il mercato del lavoro ha continuato a migliorare: disoccupazione al 6,1%, tasso di occupazione sulla media del 62,5%. Per la prima volta la crescita dell’occupazione femminile (+1,0%) ha superato quella maschile (+0,6%). Tuttavia la produttività del lavoro è calata del -0,7%: tra le motivazioni, il DFP evidenzia la redistribuzione del personale tra settori a produttività differente.

Industria manifatturiera

La manifattura nel suo complesso è arretrata del -0,6% nel 2025, contro una lieve crescita media UE. I dati settoriali mostrano un divario netto tra settori in difficoltà strutturale e settori in espansione.

Settore

Variazione rispetto

al 2025

Variazione rispetto

al 2021

Autoveicoli

-10,9%

-25,5%

Pelli e calzature

-9,5%

-26,4%

Tessile

-3,6%

-17,3%

Chimica

-3,3%

-13,9%

Farmaceutica

+2,6%

+19,5%

Elettronica

+2,9%

+8,8%

La dipendenza energetica: un fattore di rischio strutturale

L’Italia dipende dall’estero per il 74% del proprio fabbisogno energetico (media UE: 57%). Un quarto del petrolio raffinato e un terzo dei prodotti petroliferi vengono dai Paesi del Golfo Persico. Questo spiega perché ogni crisi in Medio Oriente colpisce l’Italia più degli altri. Le importazioni di materie prime critiche ammontano a 25,2 miliardi di euro (4,5% del totale): l’Italia è seconda nell’UE dopo la Germania.

La previsione per il 2026-2029: crescita bassa, inflazione in risalita

Il quadro macroeconomico tendenziale esposto nel Documento di Finanza Pubblica 2026, con l’indicazione delle previsioni per l’anno in corso e per il triennio successivo dei principali indicatori, a raffronto con i dati di consuntivo del 2025 mostra che:

Variabile

2025

2026

2027

2028

2029

PIL reale

+0,5%

+0,6%

+0,6%

+0,8%

+0,8%

Consumi privati

+1,1%

+0,8%

+0,5%

+0,9%

+0,8%

Esportazioni

+1,2%

+0,9%

+2,3%

+2,4%

+2,2%

Deflatore dei consumi privati

+1,4%

+2,8%

+2,0%

+1,5%

+1,9%

Disoccupazione

6,1%

5,5%

5,4%

5,4%

5,1%

Il dato che salta all’occhio è il deflatore dei consumi privati 2026: +2,8%, quasi il doppio rispetto al 2025, effetto diretto dello shock energetico. Il deflatore dei consumi privati è un indice che serve a trasformare i consumi espressi in valori nominali, in valori reali, cioè “depurati” dall’effetto dei prezzi. In pratica misura l’inflazione “vista” dal lato della spesa delle famiglie.

Le previsioni del Governo (+0,6% di PIL nel 2026) sono più ottimistiche di quelle di Banca d’Italia (+0,5%), FMI (+0,5%), OCSE (+0,4%) e Confindustria (+0,5%).

Il deficit

Nel 2025 il deficit si è attestato al 3,1% del PIL, lievemente sopra il 3,0% previsto. La differenza è spiegata dall’effetto Superbonus: sono emersi circa 8,4 miliardi di crediti edilizi (lo 0,4% del PIL) comunicati all’Agenzia delle Entrate entro il 16 marzo 2026. Senza questo effetto, il deficit-PIL sarebbe stato al 2,7%.

L’uscita dalla procedura per disavanzi eccessivi (aperta dall’UE per il superamento del 3% di deficit/PIL) è prevista per il 2027, a condizione che il deficit rimanga sotto il 3% sia nel 2026 che nel 2027.

Il debito pubblico: il dato più preoccupante

Nel 2025 il debito ha raggiunto il 137,1% del PIL, in rialzo di 2,4 punti rispetto al 2024. Il DFP prevede che il rapporto continuerà a crescere fino al 138,6% nel 2026 per poi iniziare una lenta discesa.

Perché il debito sale nonostante il deficit cali? Due cause principali.

Prima l’effetto “snowball”: quando il costo del debito supera la crescita nominale del PIL, il rapporto peggiora anche se il deficit è stabile.
Seconda l’aggiustamento stock-flussi, voci come i crediti del Superbonus impattano sul debito nel momento del pagamento effettivo, non quando compaiono nel deficit.

La discesa prevista dal 2027 dipende dalla crescita continua del saldo primario, che deve passare dall’1,2% del PIL nel 2026 fino al 2,4% nel 2029.

Questa è la parte più tecnica, ma anche la più importante per capire come l’Italia viene giudicata da Bruxelles. Ogni Stato ha un sentiero massimo di crescita della spesa netta. Superarlo accumula deviazioni in un “conto di controllo”: oltre certe soglie, scattano procedure correttive.

Il superamento del 2025 (+0,6 p.p.) è causato dal Superbonus e da un paradosso statistico: il basso tasso di disoccupazione italiano (6,1%, cioè 1,7 punti sotto la stima “naturale” della Commissione europea) riduce meccanicamente il margine di spesa disponibile per circa 7 miliardi.

Il superamento previsto nel 2027 (+0,3 p.p.) è invece causato dall’indicizzazione delle pensioni: con l’inflazione 2026 rivista al 2,4%, le pensioni del 2027 devono essere adeguate in misura maggiore, con un aumento di oltre 13,5 miliardi in un solo anno (da 352,4 a 365,9 miliardi). Il Governo sostiene che entrambi gli sforamenti rientrano nelle deviazioni tollerabili dal conto di controllo UE.

Personale della PA

La spesa per i redditi da lavoro dipendente nella PA crescerà del 2,6% nel 2026, principalmente per la firma dei contratti 2022-2024 e 2025-2027 attesa nel corso dell’anno, con un impatto di oltre 5,7 miliardi nel 2026 e 8,9 miliardi nel 2027. Queste risorse erano già state stanziate dalla Legge di Bilancio 2025 (l. n. 207/2024, commi 128-129).

Anno

Spesa per redditi (PA)

Variazione annua

2025

203.842 mln

+3,2%

2026

209.042 mln

+2,6%

2027

211.528 mln

+1,2%

2028

214.830 mln

+1,6%

2029

218.804 mln

+1,8%

Pensioni: la voce che pesa di più

Le pensioni sono la principale componente della spesa pubblica italiana. Secondo le indicazioni del Documento, nel 2025 la spesa per pensioni è risultata pari a 342,9 miliardi, con una variazione annua dell’1,8 per cento, un dato relativamente
contenuto e migliore delle attese, che si è avvantaggiato di un modesto tasso di rivalutazione dei trattamenti (0,8 per cento). Nel 2026 superano i 352 miliardi e nel 2027 salgono a 365,9 miliardi (+13,5 miliardi in un anno) per effetto dell’indicizzazione all’inflazione. A regime, le pensioni assorbono il 15,2-15,5% del PIL: tra i valori più alti d’Europa.

Sanità: stabile in percentuale di PIL

La spesa sanitaria è prevista a 148,5 miliardi nel 2026 (+3,5% rispetto al 2025), con incidenza stabile al 6,4% del PIL per tutto il periodo 2026-2029. La crescita è determinata principalmente dai rinnovi contrattuali del personale sanitario e dai costi farmaceutici.

Nel 2025 l’Italia ha raggiunto l’obiettivo NATO del 2% del PIL per la difesa. Al Summit NATO dell’Aia (giugno 2025) si è impegnata a raggiungere il 5% del PIL entro il 2035 (3,5% per la difesa + 1,5% per la sicurezza allargata).

Per finanziare questi investimenti, l’UE ha attivato due strumenti:

La novità rispetto a ottobre è che l’Italia non ha attivato la clausola NEC: il DFP segnala che i margini di bilancio sono “particolarmente assottigliati” e che sarà necessario riprogrammare gli aumenti previsti, inclusi quelli per la difesa. La decisione definitiva è rinviata alla legge di bilancio autunnale.

Pubblica Amministrazione

Portale inPA (reclutamento pubblico): a dicembre 2025 conta 7.950 Amministrazioni accreditate (7.426 locali, 524 centrali), con 56.271 bandi pubblicati e 671.539 posizioni gestite.

Piattaforma Syllabus (formazione): 9.738 Amministrazioni iscritte (+25% rispetto al 2024), oltre 1,1 milioni di dipendenti abilitati, con 600.491 percorsi formativi avviati.

La novità normativa più rilevante per gli Enti locali è l’obbligo di mobilità orizzontale introdotto dall’art. 3, co. 1, lett. c) del d.l. n. 25/2025: dal 2026 le PA con più di 50 dipendenti devono destinare almeno il 15% delle facoltà assunzionali annuali a procedure di mobilità volontaria (se il PIAO prevede almeno 10 assunzioni). Chi non attiva la mobilità subisce una riduzione del 15% delle facoltà assunzionali dell’anno successivo.

Sul versante della dirigenza, il 28 gennaio 2026 la Camera ha approvato il disegno di legge (A.C. 2511) sulla carriera dirigenziale e la valutazione della performance: il testo è attualmente all’esame del Senato.

Contrasto all’evasione fiscale

Nel 2025 il recupero di gettito ha raggiunto 29 miliardi, con un incremento del +10% rispetto all’anno precedente. Il DFP fissa obiettivi di efficienza anche sui rimborsi IVA: 68 giorni registrati nel 2025, con target a 67 giorni nel 2027 e 63 giorni nel 2029.

Innovazione e semplificazione

La tabella seguente raccoglie i principali indicatori di finanza pubblica per il periodo 2025-2029. Le celle evidenziate in rosso segnalano i valori di maggiore criticità: il picco del debito nel 2026 e l’impennata dell’inflazione nello stesso anno.

Indicatore

2025

2026

2027

2029

PIL reale

+0,5%

+0,6%

+0,6%

+0,8%

Deficit/PIL

3,1%

2,9%

2,8%

2,1%

Debito/PIL

137,1%

138,6%

138,5%

136,3%

Saldo primario/PIL

+0,8%

+1,2%

+1,5%

+2,4%

Inflazione

+1,4%

+2,8%

+2,0%

+1,9%

Disoccupazione

6,1%

5,5%

5,4%

5,1%

Pressione fiscale

43,1%

42,9%

43,2%

43,1%

Il DFP 2026 descrive un Paese che tiene i conti sotto controllo nel breve termine: il deficit scende, il saldo primario migliora, ma che affronta uno scenario internazionale deteriorato e ha margini di bilancio sempre più stretti. Il picco del debito al 138,6% nel 2026 e gli sforamenti della spesa netta nel 2025 e nel 2027 segnalano che la traiettoria di riduzione del debito dipende da ipotesi fragili: la stabilizzazione rapida del conflitto in Medio Oriente, il rientro dell’inflazione, la tenuta della crescita. La Legge di Bilancio autunnale sarà il vero banco di prova.

Scrivi un commento

Accedi per poter inserire un commento