Referendum giustizia: il TAR respinge il ricorso, si vota il 22 e il 23 marzo, ma i fuorisede restano esclusi

La sentenza del TAR boccia il ricorso comitato promotore per la raccolta di firme popolari per il referendum sulla giustizia

29 Gennaio 2026
Modifica zoom
100%

È ufficiale, il referendum per la Giustizia si voterà domenica 22 e lunedì 23 marzo. Lo ha stabilito il TAR, Lazio (Sez. II-bis), che con la sentenza n. 1694 dopo aver respinto il ricorso presentato da un comitato promotore della raccolta firme popolare.

I ricorrenti contestavano la scelta del Governo di fissare la data del voto mentre era ancora in corso la raccolta delle firme per un altro quesito. Secondo il TAR, però, la decisione del Consiglio dei ministri e il successivo decreto del Presidente della Repubblica sono legittimi. Con la pubblicazione della sentenza n. 1694, viene quindi meno ogni dubbio: le urne apriranno a marzo e la consultazione non subirà rinvii.

Leggi anche:
Referendum giustizia fissato al 22-23 marzo 2026: cosa si vota?
;
Referendum costituzionale ed elezioni suppletive 2026: istruzioni operative.

Indice

Perchè il TAR ha respinto il rinvio?

Nel merito, il Tribunale Amministrativo del Lazio ha giustificato la decisione ribadendo che la Costituzione consente a minoranze qualificate parlamentari, cittadini o Regioni, di chiedere un referendum sulle leggi di revisione costituzionale, ma non garantisce che tutte le iniziative possano arrivare fino al voto.

Nel caso esaminato, una richiesta referendaria era già stata ammessa dalla Corte di Cassazione. Per il TAR, questo è sufficiente ad attivare il procedimento referendario. Da quel momento, il Governo deve solo rispettare i tempi fissati dalla legge, che impongono di indire il referendum entro sessanta giorni.

I (pochi) diritti dei fuorisede

In Italia il voto “fuorisede”, misura sperimentale introdotta per permettere a chi vive temporaneamente lontano dal Comune di residenza (per studio, lavoro o cure) di votare nel luogo di domicilio, senza dover rientrare a casa; è stato usato finora solo in pochissime occasioni nazionali: una volta alle europee 2024 (solo studenti) e una volta ai referendum abrogativi del 2025 (studenti, lavoratori e persone in cura).

Non è stato previsto per il referendum sulla giustizia visto che il governo non ha emanato un nuovo provvedimento ad hoc e la maggioranza ha bocciato tutti gli emendamenti che volevano reintrodurre la sperimentazione usata nel 2024‑2025.

Tutti gli emendamenti richiesti di Pd, Azione, Avs e Più Europa che chiedevano il voto ai fuorisede sono stati respinti. Partiti di maggioranza ed esecutivo hanno sostenuto che il processo di preparazione sarebbe stato troppo gravoso per l’Amministrazione e avrebbe ritardato i tempi. Mentre Wanda Ferro, sottosegretario di Stato al Ministero dell’interno parla di tempi tecnici ineludibili come giustificativo all’assenza di una proposta per i fuorisede ed Elly Schlein, segretaria del Partito Democratico, lo definisce un furto di democrazia, aleggia irrisolta un’iniziativa popolare chiusa a novembre (con il raggiungimento del quorum delle 50mila firme) che chiedeva di emanare una legge per il voto fuorisede.

L’obiettivo della suddetta proposta è dunque arrivare alle elezioni Politiche del 2027 con una legge in grado di garantire il voto a distanza. L’Italia è l’unico grande Paese europeo a non garantire questa possibilità, è arrivato il momento di risolvere la questione una volta per tutte”.

Scrivi un commento

Accedi per poter inserire un commento