MILANO – Le novità sul fronte del Fisco e dei comuni non arrivano solo dalla manovra. C’è infatti anche la nuova Imposta unica sugli immobili, detta anche «municipale» o «service tax»: una tassa che potrebbe essere «varata» già il prossimo 31 luglio. Ma procediamo con ordine, e cominciamo dalla manovra. Dove si legge che il premio per la partecipazione dei comuni alla lotta all’evasione sale dal 30 al 33% del maggior riscosso. In altre parole, i comuni che collaboreranno a scovare chi froda il Fisco incasseranno il 33% dei tributi «ritrovati» dallo Stato. A proposito di catasto, invece, i municipi potranno utilizzare gratuitamente le banche dati dell’Agenzia del territorio, e potranno inoltre attivare le procedure di revisione dei valori catastali. Passando dalla manovra in senso stretto al federalismo, entra in gioco la nuova Imposta unica sugli immobili, con la quale i Comuni italiani dovrebbero incassare, in prima battuta, circa 13,6 miliardi di euro in più, secondo i calcoli della Cgia di Mestre. Il gettito totale di questa nuova imposta, stando alle stime Cgia, sarà infatti di circa 28,9 miliardi di euro l’anno (escluso il gettito dalla regolarizzazione delle abitazioni attualmente sconosciute al catasto). Se da questo importo si stornano i 10 miliardi circa di gettito Ici (su seconde case, immobili a uso commerciale, artigianale, etc.) e i 5,3 miliardi di euro provenienti da alcuni tributi come la Tarsu che già oggi confluiscono annualmente nelle casse comunali, agli oltre 8.000 Comuni d’Italia finiranno quei 13,6 miliardi di euro in più che, attualmente, i proprietari di immobili versano direttamente nelle casse dello Stato. Per contro, però, lo Stato ridurrà i trasferimenti ai Comuni per un importo sostanzialmente equivalente. Non è però incluso il gettito della regolarizzazione delle cosiddette «abitazioni fantasma» che, secondo il ministro Roberto Calderoli, dovrebbe riguardare 2 milioni di abitazioni. Che cosa ci sarà dentro la «municipale»? È probabile che la nuova «service tax» sostituirà, per esempio, l’Ici (sulle seconde case), l’imposta ipotecaria e catastale, l’imposta di registro, l’«Irpef» riconducibile agli immobili, la Tarsu (rifiuti) e l’imposta forfettaria sulle case fantasma. La tassa potrebbe non essere unica, ma suddivisa in imposta base e addizionale. Proprio questa addizionale, secondo le parole di Calderoli in un’intervista al «Sole 24 Ore» nei giorni scorsi, potrebbe riunificare tributi comunali come la Tarsu, che i sindaci potranno spostare in su o in giù. Nuovi dettagli sono arrivati ieri dallo stesso ministro: «In una prima fase tutti i gettiti da immobili saranno assegnati ai comuni. In una seconda fase tutti i tributi erariali e comunali (18 tipi in tutto) saranno riuniti in un unico tributo con grande semplificazione». La tassa è considerata una sorta di pilastro per l’esordio del federalismo fiscale. Nel cui calendario già la prossima settimana dovrebbe arrivare un nuovo decreto legislativo al consiglio dei ministri sui fabbisogni standard per comuni e province.
Ai Comuni bonus sui controlli, imposta municipale
Manovra – Le misure/ Tasse locali
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