ROMA – Penultimo passaggio nell’Aula di Montecitorio oggi per la conversione in legge della manovra correttiva (Dl 78) varata il 31 maggio scorso dal governo. L’appuntamento è per il pomeriggio alle 15.30 per le dichiarazioni di voto cui seguirà il voto di fiducia, mentre il via libera definitivo su tutto l’articolato è previsto per domani con un’avvertenza: se entro le 13 di domani la discussione sugli ordini del giorno non sarà finita, il presidente della Camera, Gianfranco Fini, farà scattare la cosiddetta “tagliola”, mettendo direttamente in votazione finale il provvedimento. Al termine della discussione della mattinata sono state respinte con 304 no e 259 sì le pregiudiziali di costituzionalità presentare da Pd, Udc e Idv, subito dopo il ministro per i Rapporti con il parlamento, Elio Vito, ha posto la questione di fiducia sul testo (la 36esima dall’inizio della legislatura) identico a quello approvato in commissione. Il decreto, come avevano confermato qualche giorno fa l’ufficio studi e il servizio bilancio della Camera, è stato migliorato in Senato per il suo impatto sul deficit, determinandone un’ulteriore riduzione per 77,3 milioni nel 2011, 86,2 milioni nel 2012 e 54,6 milioni nel 2013. Rispetto ai saldi iniziali la portata complessiva del provvedimento è salita dunque a 25,1 miliardi, con una proiezione di riduzione del disavanzo dal 5% del 2010 al 3,9% nel 2011 e al 2,7% nel 2012. Proiettata sul biennio, la manovra ha un impatto sul fronte della spesa per quasi 15 miliardi, cui vanno ad aggiungersi 10 miliardi di maggiori entrate. La gran parte dei tagli si concentra sulle regioni a statuto ordinario che dovranno ridurre le spese per 8,5 miliardi nel biennio (1,5 miliardi per le regioni a statuto speciale). Circa 4 miliardi sono a carico dei comuni, 800 milioni delle province. Dai tagli lineari del 10% ai ministeri sono attesi 750 milioni, mentre dal fronte delle maggiori entrate si prevedono 4,5 miliardi per effetto del potenziamento dei processi di accertamento e 3,1 miliardi dal pacchetto antievasione. Importante anche il “pacchetto previdenziale” della manovra che con le misure sui requisiti di pensionamento, la finestra mobile e quelle sul Tfr garantiranno risparmi sulla spesa per 3,5 miliardi nel triennio, mentre il blocco fino al 2013 del rinnovo del contratto dei dipendenti pubblici garantirà 6,5 miliardi di minore spesa corrente. Si tratta di un testo «iniquo» per l’opposizione. «La pagano tutti tranne chi ha i soldi», accusa Pier Luigi Bersani, mentre il leader dell’Udc, Pierferdinando Casini, ha espresso il suo rammarico per un provvedimento «in cui si chiedono sacrifici seri a intere categorie come i diplomatici e la polizia mentre si trovano i soldi per i truffatori delle quote latte: un doppiopesismo che non fa onore a chi ha messo in piedi la manovra». Massimo Donadi (Idv) ha invece parlato di «fiducia preventiva, un ulteriore evoluzione verso un regime sempre più autoritario». Nella giornata del voto di fiducia sono annunciate diverse manifestazioni e sitin di protesta davanti a Montecitorio. Oltre a quelle della Cgil e del “popolo viola” manifesteranno anche i produttori iscritti a Confagricoltura.
La manovra al traguardo-fiducia
Oggi il via libera al governo – Domani il voto finale sul provvedimento
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