ROMA – Ha toccato quota 47 miliardi, quasi la metà dei fondi destinati ogni anno alla tutela della salute pubblica, l’indebitamento di Asl e ospedali nel 2008. Ma nel 2009 è destinato a sfondare nuovamente il muro dei 50 miliardi. Con una voce che più di tutte preme sulle casse in sofferenza delle aziende sanitarie: il debito verso i fornitori, che con 30,7 miliardi vale il 65% del totale. E con una classifica che vede al top dell’esposizione Lazio e Campania, strozzate da 8,9 e 6,8 miliardi di debiti: in queste due regioni ogni cittadino è in rosso per 1.589 e 1.178 euro, con una media nazionale comunque ragguardevole che vale 796 euro a testa per ogni italiano. La pietra filosofale del federalismo fiscale, considerato troppo facilmente la panacea di tutti mali finanziari del servizio sanitario nazionale, dovrà scontrarsi anche con la soluzione agli annosi problemi di cassa e di trasferimento dei fondi, e non solo di cattive amministrazioni, che affliggono la gestione della tutela della salute. E la Corte dei conti lancia un allarme in piena regola: «L’indebitamento degli enti sanitari – afferma nella relazione sulla gestione finanziaria 2009 di regioni e province autonome – rappresenta uno degli indicatori dai quali desumere elementi di rischio per la tenuta degli equilibri di bilancio ». Soprattutto perché, afferma la magistratura contabile, le difficoltà di cassa delle aziende sanitarie pubbliche hanno provocato da una parte un poderoso allungamento dei tempi di rimborso dei fornitori (anche 800 giorni solo in Calabria per i prodotti biomedicali), con tutto ciò che ne consegue in termini di interessi. Ma dall’altra hanno causato anche l’allungamento dei tempi di pagamento dei debiti a breve termine, al ricorso sempre più frequente alle anticipazioni di tesoreria e alle cartolarizzazioni: soluzioni, mette in guardia la Corte dei conti, «che comportano un aggravio di oneri, quanto meno in termini di interessi, e che riversano sugli esercizi futuri le difficoltà attuali ». Come dire che il futuro è già ipotecato dal rosso di oggi. L’analisi della Corte dei conti è impietosa. L’indebitamento degli enti Ssn – ricostruito dallo stato patrimoniale delle aziende sanitarie – è distinto in tre maxi categorie: i debiti verso i fornitori (30,7 miliardi nel 2008), i mutui (1,46 miliardi), altre tipologie di indebitamento che vanno dai debiti verso gli enti tesorieri a eventuali operazioni finanziarie per debiti verso i fornitori (14,99 miliardi). Nel 2008, nonostante tutto, il risultato è stato migliore per 8 miliardi dopo il balzo record a quota 55 miliardi del 2007. Ma attenzione, avverte la Corte dei conti: è stato solo un fuoco di paglia, perché nel 2009 l’indebitamento è destinato a crescere come dimostrano i primi dati disponibili. Nelle regioni a statuto speciale si segnalano già incrementi del debito fino al 17,5% e fra quelle a statuto ordinario si avvertono aumenti spesso in doppia cifra e decrementi solo in Basilicata, Marche e Lombardia. In Campania l’indebitamento sarebbe schizzato all’insù ancora di 1 miliardo. La quota 50 miliardi di debiti, insomma, sarà sfondata.
Debiti Asl a quota 50 miliardi
Corte dei conti. Il quadro di aziende sanitarie e ospedali
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