E’ l’ora di pranzo quando il sindaco Alemanno annuncia l’acceleò-razione sulla riforma: «Se lavoriamo bene, entro novembre saremo in grado di andare in Consiglio dei ministri per la prima lettura del secondo decreto su Roma capitale». Materia complessa, quella dei nuovi poteri da assegnare alla città eterna, che ha già fatto litigare l’inquilino del Campidoglio con la governatrice del Lazio, per nulla disposta a farsi ridimensionare. Tant’è che «faremo ogni sforzo per arrivare a un testo condiviso» ha cercato ieri di rassicurarla il sindaco, declassando il lungo elenco di competenze che la Regione dovrebbe devolvere al Comune circolato a fine agosto come «una proposta tuttologa», nel senso che ci abbiamo messo tutto il possibile dal punto di vista del trasferimento dei poteri. Ora dobbiamo confrontarci». Eppure è proprio quella bozza, ribattezzata “Alemanno-Calderoli”, a fornire la base della discussione. Il Turc, acronimo di Testo unico Roma Capitale, definisce infatti le nuove funzioni della città eterna nei sei ambiti fissati dalla legge delega: valorizzazione di beni storici e ambientali; sviluppo socio-economico; pianificazione territoriale; edilizia; servizi; protezione civile. Stando alla bozza originaria messa a punto di concerto fra uffici del Campidoglio e ministero per le Riforme, la metropoli governata da Alemanno ne uscirebbe fortissima. A farne le spese la Regione Lazio, che conserverebbe giurisdizione solo in tema di sanità. Vediamo. Non solo i poteri speciali del sindaco su traffico e mobilità diventerebbero permanenti ma al Comune verrebbe trasferita ogni competenza in materia di urbanistica e l’intera torta della protezione civile; la facoltà di aprire nuove farmacie, mercati, pompe di benzina e giornalai; la potestà in materia di fonti rinnovabili, elettricità, energia nucleare, petrolio e gas. Ancora: il Campidoglio potrà decidere in completa autonomia il rilascio delle autorizzazioni paesaggistiche, le risorse idriche e le concessioni per le spiagge locali. Quanto allo sviluppo economico, avrà l’esclusiva sulle iniziative per artigianato e piccole imprese, programmerà le fiere e fisserà i requisiti per la somministrazione di bevande e alimenti, leggi bar e ristoranti. Anche se la vera “svolta autarchica” avverrà nell’ambito urbanistico: i regolamenti edilizi e le autorizzazioni a costruire potranno messere adottati senza bisogno del nulla osta della Provincia e anche in deroga agli standard regionali. Ai due enti “spodestati” resterà la sola possibilità di formulare osservazioni sulla conformità del piano regolatore ai rispettivi piani territoriali. Troppo per la Polverini. Che sta già studiando le contromisure. L’idea è quella di attribuire sì alcune funzioni (ma molte meno di quelle previste in bozza) mantenendo però in capo alla Regione la programmazione e il controllo.
Edilizia, urbanistica, mobilità Poteri alla città, Regione a secco
Che cosa prevede la bozza Alemanno-Calderoli. Il sindaco: “Entro novembre il secondo decreto”
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