Anche il ministro dell’Agricoltura, Mario Catania, si è detto pronto a un intervento a favore degli agricoltori. Come giudica finora il suo operato? Intanto mi sembra che conosca molto bene la materia, dimostrandosi una persona seria e competente. Per noi è diventato da subito un punto di riferimento concreto, e speriamo che anche sull’Imu riesca a ottenere qualcosa. Inoltre conosce molto bene gli organi comunitari dove ha lavorato per lungo tempo. Speriamo che anche a Bruxelles possa far valere le nostre ragioni. Ritiene che le nostre produzioni vengano tutelate a sufficienza sui mercati esteri? L’Italia continua a conservare una sua autorevolezza a livello di qualità in campo internazionale. Ci sono poi organi di controllo che spesso fanno adeguatamente il proprio dovere. Ma ci sono venditori e venditori: ovviamente solo quelli che sanno puntare davvero sulla qualità riescono a emergere, in particolare quando parliamo di clientela straniera. In questo senso, per esempio, noi vendiamo senza problemi in Europa, Stati Uniti e Cina. Lei crede che le aziende italiane abbiano chiaro il concetto che bisogna puntare sulla qualità? Io mi confronto ogni giorno con altri imprenditori del settore. Constato sempre più il diffondersi di una coscienza secondo cui il successo sul mercato agricolo passa necessariamente dalle produzioni di qualità. In questo devo dire che poi aiuta molto la normativa sempre più rigida esistente nel nostro Paese in tema di alimentazione e i controlli che costantemente vengono portati avanti da Consorzi, Nas, Asl, tutti impegnate a garantire che sulle nostre tavole arrivino solo prodotti genuini. Detto ciò, però, la crisi continua a farsi sentire pesantemente. Oggi nel comparto agricolo dobbiamo fare i conti con una redditività bassissima, dell’ordine dell’1-1,5 per cento del valore dell’investimento. Ci sono settori in particolare difficoltà, come quello della frutticoltura e della viticoltura, che chiudono addirittura in perdita. Senza contare che a tutto ciò si sommano i problemi nel farsi pagare: una volta eravamo a 30 giorni, poi siamo passati a 60 e ora, per alcune qualità di riso, siamo arrivati addirittura a 76 giorni. Qualcuno, poi, è capace di rimandare anche alla scadenza del termine. Dunque, nulla di positivo… L’unica consolazione per chi ha investito in agricoltura è che i valori fondiari, cioè dei terreni, sono rimasti immutati. Se penso a chi invece ha investito in titoli perdendo in conto capitale, dico che almeno a noi questo non è successo con i fondi agricoli. Quanto conta per voi poter avere alle spalle un colosso come le Generali? È del tutto ininfluente dal punto di vista finanziario, perché Genagricola è totalmente indipendente: sia nella gestione ordinaria, sia dal punto di vista degli investimenti. La presenza di Generali invece si sente quando cominciamo a parlare di affidabilità e di autorevolezza. Potersi presentare soprattutto all’estero come società al 100 per cento delle Generali è spesso determinante nella conclusione delle trattative.
«In agricoltura l’Imu sarà devastante»
Per il numero uno di Genagricola la tassa sui fabbricati delle aziende del settore è depressiva: «Sono mezzi di produzione»
Il RiformistaAnche il ministro dell’Agricoltura, Mario Catania, si è detto pronto a un intervento a favore degli agricoltori. Come giudica finora il suo operato? Intanto mi sembra che conosca molto bene la materia, dimostrandosi una persona seria e competente. Per noi è diventato da subito un punto di riferimento concreto, e speriamo che anche sull’Imu riesca a ottenere qualcosa. Inoltre conosce molto bene gli organi comunitari dove ha lavorato per lungo tempo. Speriamo che anche a Bruxelles possa far valere le nostre ragioni. Ritiene che le nostre produzioni vengano tutelate a sufficienza sui mercati esteri? L’Italia continua a conservare una sua autorevolezza a livello di qualità in campo internazionale. Ci sono poi organi di controllo che spesso fanno adeguatamente il proprio dovere. Ma ci sono venditori e venditori: ovviamente solo quelli che sanno puntare davvero sulla qualità riescono a emergere, in particolare quando parliamo di clientela straniera. In questo senso, per esempio, noi vendiamo senza problemi in Europa, Stati Uniti e Cina. Lei crede che le aziende italiane abbiano chiaro il concetto che bisogna puntare sulla qualità? Io mi confronto ogni giorno con altri imprenditori del settore. Constato sempre più il diffondersi di una coscienza secondo cui il successo sul mercato agricolo passa necessariamente dalle produzioni di qualità. In questo devo dire che poi aiuta molto la normativa sempre più rigida esistente nel nostro Paese in tema di alimentazione e i controlli che costantemente vengono portati avanti da Consorzi, Nas, Asl, tutti impegnate a garantire che sulle nostre tavole arrivino solo prodotti genuini. Detto ciò, però, la crisi continua a farsi sentire pesantemente. Oggi nel comparto agricolo dobbiamo fare i conti con una redditività bassissima, dell’ordine dell’1-1,5 per cento del valore dell’investimento. Ci sono settori in particolare difficoltà, come quello della frutticoltura e della viticoltura, che chiudono addirittura in perdita. Senza contare che a tutto ciò si sommano i problemi nel farsi pagare: una volta eravamo a 30 giorni, poi siamo passati a 60 e ora, per alcune qualità di riso, siamo arrivati addirittura a 76 giorni. Qualcuno, poi, è capace di rimandare anche alla scadenza del termine. Dunque, nulla di positivo… L’unica consolazione per chi ha investito in agricoltura è che i valori fondiari, cioè dei terreni, sono rimasti immutati. Se penso a chi invece ha investito in titoli perdendo in conto capitale, dico che almeno a noi questo non è successo con i fondi agricoli. Quanto conta per voi poter avere alle spalle un colosso come le Generali? È del tutto ininfluente dal punto di vista finanziario, perché Genagricola è totalmente indipendente: sia nella gestione ordinaria, sia dal punto di vista degli investimenti. La presenza di Generali invece si sente quando cominciamo a parlare di affidabilità e di autorevolezza. Potersi presentare soprattutto all’estero come società al 100 per cento delle Generali è spesso determinante nella conclusione delle trattative.
Scrivi un commento
Accedi per poter inserire un commento