Dopo oltre quattro mesi Comuni ancora senza Rsu

Pubblico impiego. Elezioni «eterne»

Il Sole 24 Ore
11 Luglio 2012
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Alla chiusura delle urne, l’Italia era coperta dalle nevicate eccezionali di fine inverno. Poi, dopo le pioggie di primavera, hanno fatto in tempo ad arrivare Scipione, Caronte, Minosse, ma nemmeno i vari anticicloni mitologici sono riusciti a sbloccare la situazione: i risultati ufficiali sulle rappresentanze sindacali unitarie nel pubblico impiego, a quattro mesi abbondanti dalle elezioni
del 5-7 marzo, mancano ancora all’appello.
In pratica, si è fermi alla girandola di cifre circolate nei comunicati stampa diffusi dai sindacati all’indomani del voto, con la Cgil esultante per la «vittoria schiacciante» e la Cisl impegnata a ridimensionare i dati diffusi da Corso d’Italia.
E i dati finali? Per Regioni ed enti locali, il comparto più articolato, sono ancora persi tra le tante strade imboccate dalle amministrazioni per comunicare i propri voti all’Aran. A ostacolare una chiusura rapida della pratica ci si è messo di tutto. La neve che ha sommerso mezza Italia proprio mentre si votava (costringendo gli enti a occuparsi di urgenze più pressanti rispetto alle Rsu) è stato solo l’inizio: in tanti si sono scontrati con la piattaforma informatica dell’Aran, e hanno optato
per la posta elettronica o la vecchia raccomandata, inondando gli uffici dell’Agenzia. Sulle procedure si è poi abbattuto anche il terremoto dell’Emilia Romagna, che
ha ovviamente distolto
dal problema i Comuni
della zona.
Risultato: il 5 luglio il comitato paritetico ha suonato il fischio finale nella raccolta dei dati ma dal comitato di settore del comparto fanno sapere che mancano più di mille Comuni, oltre a parecchie Unioni e altri enti. La conseguenza certa è l’avvio del contenzioso, già annunciato per esempio da Diccap-Confsal anche perché, per i sindacati estranei alla «triplice», dai risultati dipende la certificazione della possibilità o meno di fruire di permessi e distacchi (minacciati ma non tagliati dalla spending review). Libia ed Egitto, al debutto nella democrazia dopo le rivolte della Primavera Araba, sono riuscite a chiudere la pratica elettorale più in fretta: ma, si sa, le battaglie burocratiche hanno tempi molto più lunghi.

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