Letta: “Via la tassa sulla casa così com’era ma il Paese resta sorvegliatospeciale”

Le reazioni Il presidente del Consiglio ribadisce l’impegno sull’Imu. Schifani: S&P non è il vangelo

Repubblica
10 Luglio 2013
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«Ci impegnamo a togliere l’Imu sulla prima casa così come era concepita». Il presidente del Consiglio Enrico Letta, ieri sera a Ballarò, pressato dal Pdl, tenta un’ultima mediazione. Una impercettibile apertura, rispetto alla linea della semplice «rimodulazione», che è giunta dopo lo scontro furibondo all’interno della maggioranza che si è svolto negli ultimi giorni e mentre l’agenzia Standard&Poor’s abbassava il rating del nostro Paese. «L’Italia resta un sorvegliato speciale. Chi pensa che tutto sia superato sbaglia», ha commentato a caldo ma, con i suoi collaboratori, avrebbe anche definito «ingenerosa» la decisione. Letta ha anche accennato, dando maggiore concretezza al progetto, alle possibili coperture dell’operazione- Imu mediante un «risparmio» sulla spesa per interessi sul debito e un «premio» se i tassi «continueranno ad essere bassi». «Risparmieremo un paio di miliardi che potranno essere utilizzati per alleggerire le scadenze fiscali», ha detto. Per l’Iva, invece, secondo il premier, bisogna trovare «altre coperture»: Letta non ha escluso tagli alla spesa pubblica, ma – ha osservato – «non devono colpire a casaccio perché dietro i tagli ci sono le persone». «Margini di flessibilità», ha aggiunto Letta, riecheggiando una proposta del Pdl, verranno anche dal maggiore gettito Iva che arriverà dall’accelerazione a fine anno dei pagamenti dei debiti verso le aziende. Nonostante l’apertura di Letta, che comunque fa più pensare ad una nuova definizione delle tasse sulle casa, magari nella versione della “service tax”, in modo da superare l’Imu e la Tares-rifiuti, che ad una totale abolizione, la giornata di ieri ha dato la sensazione di una situazione di stallo. Il vertice di oggi della cabina di regia tra governo e maggioranza, nelle attese della vigilia, avrebbe dovuto occuparsi di Imu, nel pomeriggio di ieri il tema tasse-casa era stato espunto dall’ordine del giorno, ma l’arrivo del declassamento S&P ha stravolto nuovamente l’agenda riaprendo la riunione ad un confronto a 360 gradi.

Anche perché lo stesso governo rischia di rimanere in una situazione di stallo anche perché ora, oltre all’Fmi e alla Commissione Ue, anche Standard&Poor’s, si schierano di fatto contro l’abolizione dell’Imu. Ieri in mattinata il ministro dell’Economia Saccomanni, interpellato sul vertice di oggi ha detto di esser fiducioso, salvo, circa un’ora dopo, correggere il tiro su Twitter: troveremo le «soluzioni migliori tra domani e la settimana prossima», ha spiegato. Del resto anche il ministro del Lavoro Giovannini, lunedì, aveva prima fatto capire che la soluzione della questione Imu sarebbe stata rinviata alla legge di Stabilità, salvo poi ricordare che il governo si era impegnato a risolvere la questione prima del 31 agosto. Il pressing del Pdl tuttavia non si arresta: «S&P non è il vangelo, resta la linea di abolire l’Imu e stoppare l’Iva», ha detto Renato Schifani. Riemerge anche la questione dei capannoni. Il ministro per Sviluppo Zanonato ha osservato ieri che la tassa non deve essere applicata ai beni strumentali delle imprese. Saccomanni, interpellato sulla questione ha precisato che l’intervento sui capannoni industriali è già in programma per il 2014, come indicato dal decreto che ha rinviato il pagamento dell’acconto del 17 giugno scorso.

Nello stallo ieri è toccato al neo presidente dell’Anci, sindaco di Torino, Piero Fassino a scendere in campo con una lettera a Letta dove chiede un incontro urgente con il governo perché sono in ballo «decisioni di natura fiscale di fortissimo rilievo per milioni di cittadini e famiglie e per le politiche di bilancio dei Comuni su Imu, Iva e altri tributi». Infatti oltre all’attesa dei contribuenti, possessori di prima casa c’è il problema dei bilanci dei Comuni: devono essere chiusi entro il 30 settembre e dovranno sapere come saranno finanziati i 4 milioni di Imu di quest’anno oltrea 1,7 miliardi in più che avrebbe garantito la nuova Tares, anch’essa rinviata a fine anno.

 

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