Stop all’obbligo per regioni, province e comuni di sopprimere o accorpare enti, agenzie e organismi con funzioni fondamentali a patto che comunque gli oneri finanziari siano ridotti non meno del 20%; raddoppio dei risparmi per le prefetture; accorciamento dei tempi per il riordino delle scuole di formazione. Queste alcune delle novità che hanno avuto ieri via libera dalla Commissione bilancio del Senato nell’ambito di un primo pacchetto di emendamenti dei relatori al decreto legge n. 95 del 2012 in materia di spending review. Da registrare anche il via libera all’istituzione delle Conferenze che dovranno elaborare e deliberare lo statuto delle città metropolitane. Mentre la misura che prevede il salvataggio delle province di Isernia, Matera e Terni, che ha incassato la contrarietà del governo, dovrebbe approdare stamattina, con il resto del provvedimento, nell’aula del Senato. All’esterno del Parlamento, nel frattempo, continua il pressing, soprattutto da parte delle amministrazioni locali, per un ammorbidimento della manovra. “A partire dal mese di agosto alcuni comuni, come Lecce, rischiano di non riuscire a pagare gli stipendi dei propri dipendenti”, ha denunciato ieri il sindaco di Pavia nonché vicepresidente dell’Anci Alessandro Cattaneo, al termine della seduta della Conferenza Unificata nel corso della quale è stato discusso il decreto sulla spending rewiew. “A questo punto – ha aggiunto – possiamo solo sperare che si trovi un rimedio la prossima settimana durante la riunione della Conferenza Stato-Città ma siamo veramente in una situazione molto critica”. Parlando del comune di Lecce, Cattaneo ha spiegato che ha incassato un gettito dell’Imu che è stato “di un terzo inferiore rispetto alle previsioni del governo. Non ci sono più soldi nelle casse e quindi parliamo di preoccupazioni che non sono più generali ma di problemi veramente grossi”. La spending rewiew “decreta il funerale dello stato sociale”, fa eco il presidente dell’Anci Graziano Del Rio, al termine della seduta della Conferenza unificata. “L’Anci ha dato ovviamente parere negativo sul decreto – ha aggiunto – ma oggi possiamo dire che è un giorno molto triste in cui riscontriamo un fatto grave: il ritiro dello Stato dalle politiche di welfare. In questi anni è stato demolito l’impegno dello Stato sulle politiche sociali e oggi è stata certificata l’assenza di tale impegno perché sono rimasti 10 milioni in un fondo che valeva quasi un miliardo soltanto qualche anno fa”. Del Rio ha poi aggiunto che “resteranno solo i comuni e alcune Regioni che sono disponibili ad aiutare i comuni”. “Si tratta di tagli lineari che vanno ad incidere direttamente sui servizi, in particolare sanità e trasporti locali mettendoli a rischio”, rincara Vasco Errani, presidente della Conferenza delle Regioni, il quale ribadisce la “disponibilità a discutere nel merito” ma avverte che “riduzione dei costi e azzeramento degli sprechi vanno fatti con grande attenzione”. “Tra l’altro – ricorda il governatore dell’Emilia Romagna – il combinato di spending review e manovra 2013/14 taglia in modo così pesante la sanità da rendere non sostenibile il patto per la salute: quello che proponiamo al governo è una verifica puntuale degli sprechi effettivi. Siamo consapevoli che il paese vive una fase difficilissima ma noi dobbiamo dare sicurezza ai cittadini sui servizi essenziali: è questa la vera sfida”.
Tagli sì, ma in autonomia
Le p.a. potranno decidere se e come procedere agli accorpamenti di enti e organismi, con l’obbligo di ridurre gli oneri finanziari di almeno il 20%. È una delle novità del d.l. spending review, da oggi in aula al Senato
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