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Stabilità 2016, è allarme dei tecnici del Senato sul taglio della Tasi

È alta la tensione sulla legge di stabilità 2016, ora in discussione a Palazzo Madama dove da lunedì 2 a mercoledì 4 novembre le Commissioni Bilancio di Senato e Camera, in seduta congiunta, hanno in calendario le audizioni, nell’ambito dell’indagine conoscitiva sui documenti di bilancio 2016-2018, mentre la discussione in Aula è prevista dal 16 al 20 novembre.

Oggi in calendario l’Audizione della Corte dei conti sul disegno di legge di stabilità per l’anno 2016 >> il testo

Come di consueto i dubbi sono molti: delle parti sociali, delle Regioni, di Confindustria… Ma quelli che emergono con più forza sono quelli dei tecnici del Senato (> la nota di lettura del Servizio Bilancio del Senato), chiamati ad analizzare i dettagli delle singole misure.

In primo luogo la Tasi, intervento simbolo della legge, la cui eliminazione rischia tuttavia di comprimere i margini di manovra dei comuni. La compensazione del mancato gettito con l’aumento del Fondo di solidarietà comunale può infatti “determinare un irrigidimento dei bilanci in quanto si limita la possibilità di manovra dei comuni a valere sulle proprie entrate a scapito della voce maggiormente rigida e fissa del fondo in esame”. Così i tecnici di Camera e Senato nel dossier sulla legge di Stabilità.

I tecnici del Senato esprimono dubbi anche sulla riduzione del turn over: servirebbero “adeguate rassicurazioni sulla effettiva e piena sostenibilità dell’irrigidimento” del turn over, visto che “negli anni più recenti le amministrazioni hanno subito già un blocco drastico dei reclutamenti che potrebbe averle già messe nella condizione di non poter assicurare i livelli minimi di servizio”. 

Inoltre, “l’ulteriore decremento” nel 2016 dei fondi per la sanità, già ridotti quest’anno rispetto a quanto previsto in origine, “potrebbe creare tensioni lungo tale linea di finanziamento”. I tecnici sottolineano però che “la centralizzazione degli acquisti” dovrebbe “facilitare il conseguimento di risparmi”.

Dubbi dei tecnici del Senato sul gettito atteso dal pagamento del canone Rai in bolletta. Nel dossier sulla legge di stabilità si richiedono dati “aggiornati in tema di evasione/inadempimento e morosità” sia sul canone sia della bolletta elettrica, per “escludere eventuali ricadute sul gettito in dipendenza del grado di morosità nel pagamento delle utenze elettriche”.

Tagli alla sanità, alta tensione Governo-Regioni sulla legge di stabilità

I 17 miliardi di tagli previsti a partire dal 2017 mettono a rischio, secondo Sergio Chiamparino, la stessa sopravvivenza degli enti locali e il mancato incremento della spesa sanitaria nel 2016 potrebbe far aumentare i ticket e compromettere la distribuzione dei farmaci salvavita. Un grido d’allarme che Matteo Renzi coglie al volo, accogliendo la richiesta di incontro partita dal sistema regionale, che però ora, fa intuire il premier, dovrà confrontarsi direttamente con lui.

Il commento del Presidente del Consiglio alla convocazione fissata per mercoledì preannuncia infatti scintille. “Ora ci divertiamo, sul serio”, ha confidato il premier ai suoi. Da quanto lasciato trapelare, Renzi non sembra in alcun modo intenzionato a modificare l’impostazione della manovra: “Sulla sanità ci sono più soldi del passato”, avrebbe ribadito, difendendo il mantra di questa legge di stabilità: “le tasse devono scendere” e le Regioni non saranno autorizzate ad aumentare le imposte. “Eliminino piuttosto gli sprechi”, avrebbe argomentato.

La guerra è anche sui numeri. Il sottosegretario alla presidenza, Claudio De Vincenti spiega che il ”Fondo Sanitario Nazionale nel 2016 aumenta di un miliardo e che la legge di stabilità supporta le Regioni, sulla parte non sanitaria, con un ulteriore miliardo e 300 milioni”. Ma la lettura di Chiamparino è totalmente diversa. Nel 2016 le Regioni, ha spiegato Chiamparino in Parlamento, devono fare i conti con 2 miliardi in meno del previsto per la sanità e altri 2,2 miliardi di tagli extrasanità ereditati dalle manovre del passato. Quest’ultima cifra viene solo in parte coperta con stanziamenti per 1,3 miliardi previsti dalla stabilità, che lascia quindi un “buco” da 900 milioni. Il fondo – è vero – aumenterà di 1 miliardo rispetto allo scorso anno, come ribadito da Renzi, ma 800 milioni saranno destinati ai nuovi Lea, mentre le Regioni dovranno far fronte anche a rinnovo dei contratti (300 milioni), fondo vaccinazioni (300 milioni), pazienti emotrasfusi (170 milioni) e farmaci salvavita come quelli per l’epatite C (500 milioni). Manca quindi un altro miliardo. “Se non cambiano questi dati – sostiene il presidente (dimissionario) della Conferenza delle Regioni – vorrà dire che sui farmaci innovativi ci sarà qualcuno a cui bisognerà dire di no, ma questa è una responsabilità enorme”. Il tono è calmo ma la provocazione c’é: “se si ritiene che la sanità possa funzionare meglio con un sistema centralizzato noi siamo pronti ad affrontare sfida, purché non si faccia in maniera strisciante e surrettizia”.

Le critiche non sono del resto isolate. Davanti al Parlamento anche le parti sociali hanno risollevato molti dei loro dubbi.
A partire da Susanna Camusso, secondo cui la manovra “favorisce chi ha di più”, da proprietari immobiliari a evasori fiscali, e peggiora le condizioni di chi invece si trova già in condizioni disagiate, da giovani disoccupati a pensionati.
Cisl e Uil sulla stessa linea lamentano i tagli a Caf e patronati, ritenuti indispensabili proprio per le fasce meno protette di cittadini, mentre il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, pur approvando l’impianto complessivo della legge, evidenzia “i grandi assenti” del 2016: Sud, ricerca e innovazione.

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