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Bilanci «consolidati» per le regioni

ROMA – Completata l’impalcatura della riforma federalista i tecnici del governo lavorano alle “rifiniture”. In attesa del decreto su sanzioni e premi per gli amministratori locali in queste ore gli uffici lavorano anche all’armonizzazione dei bilanci di regioni ed enti locali. Uno snodo cruciale nel processo di attuazione del federalismo sia per consentire l’afflusso di informazioni omogenee e confrontabili tra loro ai fini della definizione dei fabbisogni degli enti, sia per allineare la contabilità di secondo livello alle nuove regole dettate per lo stato. Problemi emersi non più tardi della scorsa settimana, nel corso di un’audizione del ragioniere generale dello stato, Mario Canzio. In quella sede deputati e senatori hanno sottolineato come l’assenza di criteri predefiniti ed uniformi nell’attuale redazione dei bilanci degli enti territoriali renda complesso o quasi del tutto impossibile il processo di definizione dei loro fabbisogni di spesa. Tre i cardini su cui si fonda lo schema di decreto cui sta lavorando l’esecutivo: l’adozione di comuni schemi di bilancio articolati per missioni e programmi; l’introduzione di un conto consolidato con aziende e organismi controllati dalle pubbliche amministrazioni; l’armonizzazione dei termini di presentazione e approvazione degli atti in funzione delle esigenze di programmazione, gestione e rendicontazione della finanza pubblica. A questi si dovranno aggiungere pochi e sintetici principi contabili (pareggio finanziario, imparzialità e la coerenza dei dati) tali da definire con certezza, ad esempio, cosa si intende per cassa, competenza o struttura del patrimonio. Come detto anche i bilanci locali andranno organizzati per «missioni», secondo la già nota classificazione del bilancio statale e che, tra l’altro, consente di evidenziare la relazione tra le risorse stanziate e le finalità pubbliche perseguite. Inoltre le nuove classificazioni dovranno essere adottate sul consuntivo ovvero: accertamenti/incassi e impegni/pagamenti. L’altro passaggio chiave è indicato nel capo 4: l’introduzione di un bilancio consolidato che comprenda anche le aziende controllate dagli enti. Uno strumento per risolvere quelle «anomalie nella contabilità» contro cui ha più volte tuonato il ministro dell’Economia Giulio Tremonti, da ultimo nella relazione alle Camere del 30 giugno scorso. Il primo passo sarà la definizione del «perimetro di consolidamento» cioè chiarire che tipo di società controllate andranno ricomprese a bilancio. Rilevante sarà anche l’omogeneità del periodo di riferimento sia del previsionale che del consuntivo. Proprio sui tempi di approvazione si fonda il terzo pilastro del decreto in arrivo. Regioni, asl, enti territoriali e locali dovranno approvare il bilancio di previsione annuale e quello pluriennale entro il 30 ottobre – ovvero 15 giorni dopo la presentazione del ddl di stabilità e quello di bilancio nazionali ? e deliberarlo entro il 31 dicembre. Intanto si continua a discutere della possibilità che il nuovo fisco regionale possa fare aumentare la pressione fiscale (si vedano le simulazioni pubblicate sul Sole 24 Ore di ieri). Una preoccupazione rilanciata da finiani e opposizione. Per Benedetto Della Vedova (Fli) «bisogna evitare che si determinino crisi finanziarie nelle regioni dove potrebbe essere necessario un aumento consistente dell’addizionale Irpef». Laddove il responsabile enti locali del Pd, Davide Zoggia, commenta: «L’ipotesi che aumentino le imposte per i cittadini, senza numeri, nessuno la può escludere anzi è sempre più concreta». Di diverso avviso il viceministro dell’Economia Giuseppe Vegas. Per lui pressione fiscale «non aumenterà». Al massimo, dice, «ci possono essere degli aumenti delle addizionali regionali anche cospicui cui però corrispondono diminuzioni delle imposte erariali nazionali».

PRINCIPI CONTABILI OMOGENEI PER GLI ENTI LOCALI
Unità – Salvo eccezioni di legge l’insieme delle entrate finanzia le spese nel loro insieme
Annualità – Chiuso l’esercizio finanziario non è possibile assumere impegni o accertare entrate
Pareggio finanziario – Il complesso delle entrate deve essere pari al complesso delle uscite previste
Veridicità – Dei documenti previsionali: devono essere evitate sopravvalutazioni delle entrate o sottovalutazioni delle spese –
Nel rendiconto – deve far riferimento ai principi di correttezza e chiarezza
Imparzialità e pubblicità – I documenti contabili devono essere predisposti per la collettività e resi conoscibili alla cittadinanza.

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