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Utilities penalizzate dal rischio Paese

Il rischio paese di Italia e Spagna pesa sul debito di Enel. Nella tarda serata di mercoledì Moody’s ha tagliato il rating senior unsecured da Baa1 ad A3 sia per il debito della società e sue controllate modificando da stabile a negativo l’outlook (prospettiva) per il futuro. Lo stesso ha fatto per la controllata spagnola Endesa.
La prima ragione dietro il downgrade è la recessione che ha colpito i mercati di riferimento. Il calo del Pil hainfatti ripercussioni sulla domanda che, nel caso di Enel, è calata nei primi tre mesi dell’anno dell’1,9% in Italia e dell’1% in Spagna.
Il downgrade riflette poi il «difficile contesto regolamentare di business sia in Italia sia in Spagna». Per l’Italia il riferimento è alla “Robin-Hood Tax” introdotta con la manovra di Ferragosto che ha stabilito, per il 2011, il 2012 e il 2013, l’aumento di quattro punti percentuali, dal 6,5 al 10,5%, dell’addizionale Ires che colpisce il settore petrolifero, del gas e dell’energia elettrica. Per quanto riguarda la Spagna si fa riferimento alla rimozione di alcuni benefit fiscali e a un secondo pacchetto di misure che dovrebbe essere annunciato nelle prossime settimane, che potrebbe impattare la stabilità finanziaria delle società.
Il settore delle utilities viene considerato dagli analisti uno dei più vulnerabili all’aggravarsi della crisi dei debiti sovrani come emerge da un recentementissimo studio di Fitch che ha realizzato degli “stress test” ad hoc. Nel caso delle italiane il “rischio Paese” è legato alla presenza del pubblico (come il Tesoro o i Comuni) nell’azionariato e al forte indebitamento. La leva finanziaria è cresciuta tra il 2003 e il 2007 quando diverse società hanno aumentato il proprio indebitamento per finanziare operazioni come, nel caso di Enel, l’acquisizione di Endesa. Gestire questo fardello però si è dimostrato molto difficile da quando il quadro finanziario mondiale è radicalmente cambiato, prima con la crisi dei subprime americani e oggi con quella dell’Eurozona. L’indice settoriale negli ultimi 12 mesi.
Il debito è un campanello d’allarme per i mercati e non stupisce quindi il tonfo registrato da Iren ieri (-14%). I conti presentati nei giorni scorsi hanno mostrato un calo del Margine operativo lordo e un ulteriore aumento dell’indebitamento salito a quota 2,89 miliardi di euro (dai 2,65 di fine 2011). Negli ultimi quattro anni, stando alla banca dati S&P Capital Iq, il rapporto debito netto/Ebitda di Iren è salito del 38 per cento.

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