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Stato d’emergenza Coronavirus, proroga in arrivo: ma non ci sarà un altro lockdown

Fonte: Sole 24 Ore

di EMILIA PATTA e MANUELA PERRONE (dal Sole 24 Ore) – In collaborazione con Mimesi s.r.l.

Gli ultimi nodi sul nuovo D.P.C.M. si scioglieranno oggi, dopo che il ministro della Salute Roberto Speranza avrà ufficializzato in Parlamento la volontà del governo di prorogare lo stato di emergenza fino al 31 gennaio 2021. Di sicuro c’è soltanto che il decreto, discusso ieri sera a livello politico in Consiglio dei ministri, oltre a confermare tutte le misure già in vigore, dovrebbe inserire l’obbligo di mascherina all’aperto in tutta Italia fino al 7 novembre. Il Governo frena invece su una limitazione degli orari di bar, locali e ristoranti, come ha fatto in Campania il governatore Vincenzo De Luca che li ha chiusi dalle 23 alle 6, e per ora non dovrebbe introdurre alcun ulteriore vincolo agli eventi e alle feste private. Ma si monitora l’andamento dei casi per eventuali strette future localizzate. «È chiaro – ha affermato il premier Giuseppe Conte – che il contagio continua, ma siamo fiduciosi di tenerlo sotto controllo. Quindi non con uno spirito di incauto ottimismo dico che non vedo all’orizzonte un nuovo lockdown».

Ieri i nuovi contagi da Coronavirus sono stati 2.257, ma i tamponi sono calati di nuovo a quota 60.241 contro i 118mila di venerdì. Duecento in più i ricoverati, 23 in più in terapia intensiva. E in testa per numero di nuovi casi (+431) resta proprio la Campania. La recrudescenza del virus impensierisce il governo e riapre lo scontro con le regioni. L’obbligo di mascherina all’aperto è «un passo indietro francamente inaccettabile» secondo il presidente della Liguria, Giovanni Toti. Per evitare i contrasti sorti la scorsa primavera, prima del Cdm i ministri Roberto Speranza (Salute) e Francesco Boccia (Affari regionali) hanno incontrato i governatori, i sindaci dell’Anci e i rappresentanti dell’Unione delle province tornando a chiedere unità e leale collaborazione. Si riaggiorneranno stasera o domani. La linea resta quella già dettata: sì alle ordinanze regionali più restrittive rispetto alle regole fissate a livello nazionale, no ai provvedimenti che allargano le maglie.

I riflettori sono accesi anche sulla scuola. «La riapertura non ha avuto impatto sull’aumento dei contagi generali, se non in modo molto residuale», ha assicurato la ministra Lucia Azzolina al termine di un incontro con gli esperti dell’Istituto superiore di sanità e del Comitato tecnico-scientifico. «Il sistema scolastico ha iniziato in sicurezza e sta tenendo». Parlano i dati: gli studenti positivi sono 1.492, lo 0,021% dei casi totali; i docenti colpiti dal virus sono 349, lo 0,047%.

Oggi Speranza farà il punto alle Camere illustrando le ragioni dell’allungamento dello stato di emergenza oltre il 15 ottobre. Per la proroga, tecnicamente, si punta a tornare oggi stesso in Cdm per approvare un decreto legge e autorizzare i nuovi Dpcm, a partire da quello che sarà firmato domani. Il ministro parlerà in un palazzo di nuovo a rischio fermo. Dopo i due senatori del M5s risultati positivi la scorsa settimana, ieri è stata Montecitorio a dover cambiare in corsa l’agenda dei lavori dopo la positività rivelata dall’ex ministra della salute Beatrice Lorenzin (Pd), dal sottosegretario agli Esteri Ricardo Merlo (Maie, movimento associativo degli italiani all’estero) e dal vicecapogruppo della Lega Francesco Zicchieri. Il risultato è che, a causa della chiusura della commissione Bilancio dove siede Lorenzin, è saltato l’esame della mozione di indirizzo sul Recovery Plan e di conseguenza il voto in Aula previsto per oggi. Tutto rinviato alla prossima settimana. Nessuno stop generale dei lavori, rassicura in ogni caso la presidenza di Montecitorio, perché la sanificazione è effettuata più volte al giorno. Da segnalare anche la modifica dei lavori della Corte costituzionale dopo che ben quattro giudici sono risultati positivi. I nuovi casi in Parlamento riaccendono il dibattito sull’opportunità del voto a distanza, tema su cui si batte dall’inizio della pandemia il deputato dem e costituzionalista Stefano Ceccanti, che ha già raccolto 45 firme di deputati di ogni schieramento per chiedere «la modifica dei regolamenti in modo da esplicitare la possibilità di partecipare a distanza ai lavori in caso di impedimento». Ma le resistenze al voto a distanza sono molte, e trasversali.

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