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Scommessa di Renzi sui tagli ma per ora il fisco cresce

Fonte: Il Sole 24 Ore

Da un lato la manovra sulla spesa corrente, indispensabile per disinnescare le «clausole di salvaguardia», che vale almeno 10 miliardi da realizzare con la prossima legge di stabilità. Tagli che investiranno sia la spesa centrale che quella decentrata, con interventi (prospettati) sia sul versante delle agevolazioni fiscali che su quello degli incentivi alle imprese. Dall’altro, l’obiettivo (che resta sullo sfondo) di provare a ridurre le tasse dal 2016, qualora il Pil cresca di più del target programmato, si riesca a incrementare la dote della spending review utilizzando al tempo stesso qualche margine in più di deficit e lo spazio offerto dalla flessibilità europea sul versante delle riforme. 

Le cifre del Def e del Programma di stabilità, che dopo l’esame preliminare avviato ieri saranno approvate venerdì, confermano l’intendimento del governo di utilizzare accanto ai 10 miliardi della spending review i risparmi che sarà possibile realizzare sul fronte degli interessi con l’aggiunta delle maggiori entrate propiziate da una crescita più sostenuta rispetto al quadro dello scorso autunno. In totale altri 6 miliardi. Quanto alla clausola di flessibilità sulle riforme, lo “sconto” dovrebbe attestarsi attorno ai 6,4 miliardi, per effetto della riduzione dallo 0,5 allo 0,1% del taglio del deficit strutturale. Il quadro a legislazione vigente sconta evidentemente la presenza delle clausole di salvaguardia e dunque andrà aggiornato in settembre. Al momento si registra per le entrate tributarie un aumento dal 30,3% del 2015 al 31,2% nel 2016, con la pressione fiscale che inevitabilmente passerebbe dal 43,5% di quest’anno al 44,1% del 2016. 

Il ministero dell’Economia ha più volte invitato al riguardo a considerare l’effetto del bonus Irpef da 80 euro per i redditi fino a 26mila euro, che invece per convenzione contabile europea viene conteggiato tra le maggiori spese sociali. Di fatto, al momento nel quadro a legislazione vigente le tasse non possono che crescere. E dunque la vera scommessa per il governo è sia sostituire l’aumento dell’Iva e delle accise con tagli selettivi (e non lineari) alla spesa corrente primaria, sia recuperare risorse aggiuntive per ridurre ulteriormente il carico fiscale che grava soprattutto sul lavoro. In senso opposto – si legge nella bozza del Programma di stabilità – agisce la sterilizzazione della clausola di salvaguardia prevista dalla legge di stabilità del 2014, che riduce il gettito di 3 miliardi nel 2015 e 3,7 miliardi dal 2016.

Sul versante della spesa corrente primaria (dal 46,2 del 2015 al 45,7% del 2016), si delinea per gli enti locali uno nuovo step in direzione del «processo di efficientamento già avviato dalla legge di stabilità 2015», attraverso l’utilizzo di costi e fabbisogni standard. 

Poi nell’elenco compare il capitolo delle partecipate degli enti locali, e per quel che riguarda la spesa sociale l’intendimento programmatico del governo è di proseguire nella «razionalizzazione della spesa per invalidità». Si prospetta altresì il completamento del processo di razionalizzazione delle stazioni appaltanti per gli acquisti della Pa. Nell’elenco dei tagli compare infine il capitolo delle agevolazioni fiscali, attraverso quella che al momento viene definita una “razionalizzazione”, e quello degli incentivi alle imprese che «subiranno una puntuale ricognizione per una successiva razionalizzazione».

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