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Sanità: 12 miliardi dai costi standard

Fonte: Il Sole 24 Ore

La chiamano la «frontiera dell’efficienza». Riuscire a toccarla sarebbe il Bengodi per i conti pubblici. Un tesoretto che da solo varrebbe nel tempo un quarto della manovra: ben 12 miliardi di risparmi di spesa sanitaria pubblica in meno, lo 0,8% del pil. E soltanto da cinque Regioni – Campania, Sicilia, Puglia, Calabria e Lazio – si ricaverebbero 9,4 miliardi l’anno, il 77% dei risparmi complessivi. Gradualmente, ma lungo un percorso di convergenza, massimo dieci anni, sicuro e senza strappi. Il nuovo Eldorado della speranza di raddrizzare i bilanci di asl e ospedali è proposto da una ricerca del Cerm, curata da Fabio Pammolli e da Nicola Salerno. Proposta azzardata, ma che non manca di consegnare spunti e riflessioni ai tecnici dell’Economia e della Ragioneria proprio nel momento in cui sulla spesa sanitaria si stanno concentrando parte degli interventi della manovra in cantiere, soprattutto a partire dal 2013 con la contabilizzazione di effetti di risparmio tra 4 e 6 miliardi grazie all’applicazione dei costi standard e della regola aurea del benchmark tra le Regioni migliori per spesa ed efficienza. La ricerca parte proprio dal riconoscimento dell’esistenza di gap strutturali di efficienza e qualità regionali che vedono il Sud «staccato dal resto d’Italia», a testimonianza appunto dell’«urgenza delle riforme». Il percorso di rientro naturalmente sarebbe doloroso e richiederebbe una cura di «universalismo sanitario selettivo» comune a tutte le Regioni. Proposta anche per questo politicamente e socialmente non facile da realizzare, che però guarda avanti, alla sostenibilità nel tempo del welfare sanitario. I conti del Cerm, guardando ai costi standard, puntano a una ricucitura del sistema sanitario con un obiettivo di performance e un benchmark (l’Umbria) comune a tutte le Regioni. E tutte le Regioni – chi più, chi meno – avrebbero posizioni (e spese) da scalare. Ma per il Sud si sarebbe a tutti gli effetti un percorso di guerra. La Campania, dovrebbe ridurre la spesa del 33 e aumentare la qualità delle prestazioni del 90%, la Sicilia del 24 e del 90%, la Puglia del 24 e del 96%, il Lazio del 13 e del 76%, la Calabria del 15 e del 132 per cento. A ulteriore testimonianza che dove per la salute si macinano disavanzi miliardari, si ha anche la beffa per gli assistiti della qualità più bassa delle cure. Che poi il federalismo possa essere davvero il medico migliore, sarà tutto da dimostrare.

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