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Riscossione locale, la riforma rischia di slittare ancora

Fonte: Il Sole 24 Ore

Dal rush finale della delega fiscale rischia di uscire la riforma della riscossione locale, che vive nel limbo della sospensione ormai da quattro anni. Per le decisioni finali sembra questione di ore, ma il lavoro per l’attuazione dell’articolo 10 della legge delega sembra ormai troppo lontano dal traguardo.

Tutto si è aggrovigliato intorno alla scelta su come sostituire il ruolo attuale di Equitalia nella riscossione coattiva dei tributi locali, visto che secondo le coraggiose promesse del decreto sviluppo di maggio 2011 (al comma gg-ter di un articolo 7 curiosamente intitolato alla «semplificazione fiscale») l’agente nazionale della riscossione avrebbe dovuto entro fine 2011 «cessare l’attività» svolta per i Comuni.

In questi mesi, dopo la morte in culla del progetto di AnciRiscossioni bloccato dalla continua battaglia sulle regole, si è lavorato all’ipotesi di un Consorzio fra l’Associazione dei Comuni e la stessa Equitalia, che dovrebbe gestire per gli enti locali la riscossione coattiva lasciando agli altri soggetti iscritti all’albo le attività di accertamento e di riscossione spontanea. Una struttura di questo tipo era stata abbozzata anche nel cantiere del decreto enti locali, ma pure su quel versante il lavoro si è scontrato con le incertezze all’interno del Governo e le obiezioni sollevate prima di tutto da Anacap, l’associazione che riunisce le aziende private della riscossione. Lo stesso decreto enti locali, che è stato approvato giovedì scorso e che oggi finalmente dovrebbe arrivare alla «Gazzetta Ufficiale», mette una toppa, grazie all’ennesima proroga che prolunga di sei mesi la presenza di Equitalia nella riscossione locale.

Il nuovo rinvio, il sesto della serie, non basta però a risolvere i problemi di un settore delicato per le entrate pubbliche (i tributi comunali valgono più di 30 miliardi all’anno), e frenato dalla continua incertezza. La riscossione coattiva, cioè quella che si attua quando non arriva il pagamento spontaneo del contribuente, è attività complessa, che in genere impiega parecchi mesi (quando non sono anni) per portare la cartella all’incasso e spesso produce anche un lungo contenzioso. Se di sei mesi in sei mesi si prevede la «cessazione dell’attività» da parte di Equitalia, è ovvio che l’agente nazionale della riscossione abbia qualche difficoltà a investire in procedure destinate a interrompersi a breve.

I continui rinvii, in ogni caso, dimostrano che la sostituzione di Equitalia con una «riscossione locale dal volto umano», come si disse nel 2011, è uno slogan buono per la politica ma un progetto difficile da concretizzare. Certo, qualche Comune anche grande può scegliere di abbandonare l’agente della riscossione, come ha deciso Firenze qualche giorno fa, ma una sua uscita strutturale determinerebbe anche «rilevanti esuberi» di personale, come spiegato al Parlamento dal direttore delle Entrate Rossella Orlandi. L’attenzione sugli aspetti organizzativi, poi, non ha consentito finora di sciogliere nodi strutturali della riscossione locale, dalle azioni esecutive (di fatto bloccati da vincoli nati per i tributi erariali) agli strumenti coattivi, che fuori da Equitalia sono ancora appesi all’ingiunzione nata con un Regio decreto del 2010.

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