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Province, più tempo per la stretta

Fonte: Il Sole 24 Ore

Più tempo per la realizzazione della riforma delle Province. Il micro-rinvio del taglio a fine 2012 a o inizio 2013 non è stato ancora messo nero su bianco, ma, in attesa che gli emendamenti al decreto sulla spending review prendano forma entro domani al Senato, i gruppi parlamentari stanno già convergendo su questa soluzione. Anche perché vengono considerati insufficienti i 40 giorni che il Dl attualmente garantisce ai Consigli delle autonomie locali per le loro osservazioni dopo il varo dei nuovi criteri di popolazione ed estensione di cui gli enti ad area vasta dovranno essere in possesso per evitare la scomparsa. Criteri che dovrebbero essere fissati venerdì dal Consiglio dei ministri e che potrebbero, alla fine, portare a un allentamento della stretta rispetto alle previsioni iniziali di 60 enti a rischio.
A confermare che sul capitolo Province dovrebbero arrivare alcuni ritocchi, non finalizzati comunque ad “addolcire” il taglio, è uno dei due relatori del provvedimento, Paolo Giaretta (Pd): «Si sta lavorando al completamento della norma sulle Province, prevedendo più tempo» per realizzare la riforma «entro l’anno ma con un maggiore coinvolgimento dei territori».
Ma le commissioni Bilancio e Finanze di Palazzo Madama, che stanno esaminando il decreto in sede referente, sono alle prese anche con altri possibili ritocchi. A cominciare dall’ampliamento della platea degli «esodati» da salvaguardare dalle nuove regole previdenziali, su cui spinge il Pd facendo leva sulla proposta-Damiano appoggiata alla Camera da tutta la maggioranza. L’individuazione della “copertura” resta però un ostacolo quasi insormontabile. Non a caso l’altro relatore, Gilberto Pichetto Fratin (Pdl), di fronte a questa eventualità si è limitato ad affermare che una platea più ampia è possibile solo se «il governo è d’accordo» e se si «trovano i soldi». Un altro nodo è quello dell’eventuale cancellazione di alcune festività su cui starebbe riflettendo il Governo per aumentare la produttività. Al di là delle scelte dell’esecutivo, il ricorso a un emendamento al decreto sulla spending review appare, al momento, improbabile.
Giaretta e Pichetto Fratin ribadiscono che, allo stato attuale, gli altri capitoli su cui si stanno concentrando i ritocchi sono quelli degli enti locali e della sanità, a cominciare dalla spesa farmaceutica. Nel primo caso si punta anzitutto a una diversa ripartizione del giro di vite con l’obiettivo di penalizzare meno gli enti più virtuosi e ad approfondire la misura sulle società in house. Sulla sanità, l’alleggerimento verrebbe compensato da un taglio più massiccio ai ministeri.
Altro snodo delicato è quello del pubblico impiego. Il ministro della Pa, Filippo Patroni Griffi, ha convocato per il 25 luglio i sindacati, che sono andati all’attacco delle misure contenute nel decreto.
Proprio mercoledì 25 luglio il provvedimento dovrebbe approdare in Aula a Palazzo Madama, dove il Governo dovrebbe ricorrere alla fiducia, utilizzando la blindatura per accorpare nel testo del Dl 87/2012 sulle dismissioni. Che intanto sta procedendo in via autonoma e che potrebbe ottenere oggi l’ok in commissione. Con alcune novità di rilievo rispetto alla versione originaria. In primis sull’accorpamento delle Agenzie fiscali. Che andrà completato entro il 1° dicembre e non più entro 90 giorni per effetto di un emendamento che ha avuto ieri il via libera dei relatori, Giuliano Barbolini (Pd) e Cosimo Latronico (Pdl). Insieme alla proposta che la fusione di Entrate e Territorio e Dogane e Monopoli sia preceduta da una relazione al Parlamento del ministro dell’Economia. Altro cambiamento di rilievo la previsione di un termine di 60 giorni dall’esercizio dell’opzione d’acquisto di Sacem Fintecna e Simest da parte della Cdp, entro il quale l’Economia dovrà fissare con Dm il valore del trasferimento.

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