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Proroga confermata per ecobonus e ristrutturazioni

Fonte: Il Sole 24 Ore

Proroga sicura per l’ecobonus del 65% e il bonus del 55% per le ristrutturazioni edilizie. Anche se non è ancora decisa la durata: uno o due anni. E ormai certa è anche la soluzione alla questione della «quota 96» per le uscite del personale della scuola. E sul bonus degli 80 euro si lavora a una cambio di “veste contabile” e a un aumento per le famiglie numerose. Come? Trasformando il bonus in una defiscalizzazione contributiva, il che cosentirebbe al Governo di classificare gli 80 euro come minore entrata e non come avviene oggi secondo le regole Eurostat come maggiore spesa. Una trasformazione che comunque non penalizzerà i lavoratori incapienti, ovvero quelli che non hanno contributi pari a gli 80 euro. L’impegno è quello di garantire anche per il 2015 in toto il bonus. Comincia a prendere forma la legge di stabilità da 23-24 miliardi che sarà varata il 15 novembre.

Dalla lotta all’evasione dovrebbero arrivare al massimo due miliardi aggiuntivi (forse qualcosina di meno).

Molto dipenderà anche dall’intervento che prevede il ricorso al meccanismo di “reverse charge” sul versante dell’Iva, comunque in chiave selettiva. I tecnici stanno valutando con attenzione i possibili effetti di questa misura in termini di vantaggi-svantaggi e soprattutto stanno cercando di quantificare con precisione il reale gettito che potrebbe produrre. Sotto esame anche la compatibilità con la Ue sulla possibilità di consentire alla Pa di pagare l’Iva direttamente allo Stato e non più ai fornitori.

Ancora aperta la partita sui tagli. Al momento sarebbe stata individuata una riduzione di spesa non superiore a 5 miliardi: ne mancherebbero almeno altri 3. Dai tagli e dal riordino delle tax expenditures (selettivo o agganciato al reddito) dovrebbero arrivare non meno di 10-11 miliardi, ai quali si andrebbero ad aggiungere i 2 miliardi aggiuntivi dalla lotta all’evasione. In tutto 12-13 miliardi che sommati agli 11,5 miliardi ricavati dal Governo azionando la leva del deficit, senza comunque sfondare il tetto del 3%, porterebbero l’asticella della “stabilità” a quota 23-24 miliardi. Che sarebbe stata indicata ieri dallo stesso Matteo Renzi in alcuni degli incontri con le parti sociali, alle quali ha partecipato anche il ministro Pier Carlo Padoan.

Per il responsabile dell’Economia la priorità in questo momento, in Europa come in Italia, è rimuovere gli ostacoli agli investimenti per il mercato del lavoro. Si rafforzerebbe in tal modo «sia la domanda sia la crescita nel lungo periodo, e gli investimenti pubblici e privati darebbero un apporto alla ripresa». Interventi mirati, dunque, e riforme strutturali, per contrastare la bassa crescita che nell’Eurozona «sarà probabilmente inferiore allo 0,8 per cento», come verrà indicato dalle prossime stime della Commissione, attese il 4 novembre. Le ultime previsioni dell’esecutivo comunitario, pubblicate a maggio, indicavano la crescita dell’area all’1,2%. A sei anni dall’inizio della crisi l’Ue «sta ancora affrontando stagnazione e deflazione», ha osservato Padoan in un passaggio del suo intervento all’ottava riunione Asia-Europe Parliamentary Partnership Meeting alla Camera. Il tutto in un contesto in cui la ripresa economica globale resta «anemica e più debole di quanto avevamo previsto».

Tornando ai bonus, le richieste del ministro Maurizio Lupi verrebbero quindi recepite in toto, con soddisfazione anche delle associazioni di categoria del settore edilizio. Intanto Atuce, associazione nazionale rappresentativa della categoria degli artigiani-installatori di impianti after market Gpl Metano, chiede di vedere rifinanziati anche gli incentivi per le trasformazione di auto usate con impianti Gpl e metano nel decreto Sblocca Italia.

Sul fronte della riduzione del costo del lavoro, il Governo conferma i 2 miliardi per alleggerire prevalentemente i contributi sociali. Anche se a via XX settembre resta in piedi anche l’ipotesi di un taglio Irap (aumentando le deduzioni o ancora riducendo le aliquote). Ai nuovi ammortizzatori saranno destinati 1,5 miliardi. Altri 2 miliardi serviranno per allentare i vincoli per gli enti locali e regolarizzare gli insegnanti precari.

La “stabilità” sarà completata dai 7 miliardi per stabilizzare il bonus da 80 euro (in aggiunta ai 3 previsti dal decreto Irpef), dai 6 miliardi per le cosiddette spese indifferibili, e dai 3 miliardi per disinnescare la clausola fiscale ereditata dal governo Letta.

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