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Piano città, sprint sui progetti

Fonte: Il Sole 24 Ore

Piano città, si parte. Venerdì 7 ci sarà la prima riunione della cabina di regia – con i tecnici di 11 ministeri più Demanio, Anci e Cdp – che dovrà selezionare i progetti cui assegnare i 224 milioni del ministero delle Infrastrutture. L’appuntamento è alle 11 a Porta Pia.
Diventa così operativa una delle novità più attese contenute nel Decreto crescita. Sarà una riunione fra tecnici, ma dalla forte connotazione politica, a partire dalla relazione del vice ministro Mario Ciaccia.
Il “padre” del piano città, ci terrà a sottolineare che nella selezione dei progetti conterà non solo il livello di cantierabilità (cioè l’assenza di “rischio urbanistico”) ma soprattutto le risorse degli investitori che le iniziative porteranno in dote. Ciaccia si augura poi che il Piano attragga anche risorse pubbliche di altri dicasteri coinvolti e che aumenti la partecipazione (per esempio al ministero degli Affari regionali, turismo e sport).
In mancanza di una rigida griglia di valutazione, le indicazioni di Ciaccia avranno orecchie attente, anche al di fuori delle mura del ministero. «Ci interessa capire quali saranno le procedure e i criteri di selezione – dice Paolo Buzzetti, presidente dell’Ance – e come si potrà dare una continuità al Piano casa – Noi faremo le nostre proposte, sul piano fiscale e delle procedure».
Tra i tecnici della cabina di regia, non mancano nomi importanti, a partire da quello di Costanza Pera, che da primo agosto è a capo della direzione Politiche abitative di Porta Pia (subentrata a Giancarlo Storto, altro tecnico di lunga esperienza, che resta però il rappresentante del Mit nella cabina di regia). Pera avrà un ruolo chiave: verificare le proposte dei Comuni prima di sottoporle alla Cabina di regia. Autorevole e inflessibile presidente della prima commissione Via (valutazione di impatto ambientale) negli anni ‘90, l’architetto Costanza Pera, di formazione politica liberale, è un tecnico stimato e riconosciuta capacità, competenza e rigore. Durante il governo Amato 2000-2001 (dopo la prima esperienza della Commissione Via), è stata scelta dal ministro Nerio Nesi (Rifondazione) come capo di gabinetto. I successivi governi di centro destra hanno coinciso con una distanza da qualsiasi incarico importante a Porta Pia. «È una collega intelligente e capace – dice il presidente degli architetti, Leopoldo Freyrie – e può avere un ruolo molto importante. Il vero tema è però quello di creare gli strumenti finanziari che permettano ai privati di mettere mano al patrimonio edilizio».
L’altro tecnico di peso è il capo dipartimento alle Infrastrutture, Domenico Crocco, che sarà il presidente della Cabina di regia. Il tecnico si è affermato con un governo di centro destra, diventando il capo segreteria dell’allora vice ministro Ugo Martinat (An).
Tra i 18 componenti della cabina, non tutti hanno la stessa importanza ai fini dell’approvazione dei progetti. Il peso maggiore lo ha il rappresentante dei Comuni (Anci), Tommaso dal Bosco, che ha seguito dalla prima ora il piano città: il suo voto vale 11. Le Regioni hanno un peso equivalente ai Comuni (cioè 11) distinto però fra i due rappresentanti: 5,5 punti per il tecnico della Basilicata, Mario Cerverizzo, e 5,5 per il direttore del settore Casa della Lombardia, Mario Nova. Il voto di ciascuno degli altri tecnici ministeriali vale 1. Tra i nomi di spicco ci sono Carlo Sappino, ministero dello Sviluppo (lunga esperienza di capo dipartimento presso le Politiche di Sviluppo) e Giovanni Vetritto (Coesione Territoriale), capo della segreteria tecnica del ministro Fabrizio Barca. Per il ministero dell’Economia è stato scelto un dirigente della Ragioneria, Sergio Salustri, esperto dell’impatto dei programmi di trasformazione urbana sulla finanza pubblica.
Della Cabina farà parte (senza diritto di voto) una nutrita rappresentanza di Cassa Depositi e prestiti, con Matteo del Fante (direttore), Clemente Di Paola (responsabile dell’area immobiliare) e Sergio Urbani (condirettore di Cdp Investimenti Sgr). A Via Goito si guarda come un serbatoio di professionalità e soprattutto risorse: il fondo immobiliare per il social housing, ha ancora 1,6 miliardi di euro da investire e i progetti del piano città potrebbero offrire operazioni redditizie.

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