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Piani di performance PA: cambiano gli strumenti che danno la pagella ai dirigenti

Quando un dirigente dei vigili urbani di Roma si troverà una busta paga più ricca per maggiore produttività? È una delle domande che si è fatto Marco Ruffolo su la Repubblica del 18 luglio in merito a ciò che si legge nei “piani di performance” che oggi le varie pubbliche amministrazioni sono tenute a pubblicare online. La risposta si risolve in una vera e propria “palude procedurale”, indifferente ai bisogni dei cittadini, ed in cui affogano tutti i tentativi di riforma della macchina pubblica, con obiettivi così astratti e autoreferenziali che alla fine “i premi  li prendono tutti, nessuno escluso”. Ammonta infatti a quasi 800 milioni di euro la quota che ogni anno finisce nella busta paga di 48mila dirigenti pubblici senza o quasi alcuna giustificazione reale: “in questo appiattimento generale – spiega Ruffolo – a rimetterci sono i tanti operatori che danno l’anima senza ricevere alcun riconoscimento”.

È da ormai 20 anni che i governi si susseguono provando inutilmente a connettere i premi di produttività ai risultati effettivi, visibili dai cittadini: “Niente da fare –prosegue Ruffolo -. Ora Renzi e la Madia hanno deciso di riprovarci. Qualche settimana fa sono stati riformati gli strumenti che serviranno a valutare l’operato dei nostri burocrati: una commissione (l’ennesima) all’interno del Dipartimento della funzione pubblica e una serie di giurie chiamate in ciascuna amministrazione a dare le pagelle. Si chiamano Oiv, organismi indipendenti di valutazione. E in realtà esistono già, avendoli inventati l’ex ministro Brunetta. La novità è che per garantirne l’autonomia, i loro componenti faranno parte di un albo nazionale”.

“Tutto però ha il sapore di un inconcludente déjà vu. In tutti questi anni un incarico così cruciale come quello di giudicare l’operato di chi ci amministra è rimbalzato di autorità in autorità, come fosse una patata bollente di cui disfarsi il più rapidamente possibile. Prima la Civit, nel 2009, un organismo in grado solo di verificare la correttezza degli adempimenti formali. Poi le competenze passano inspiegabilmente all’Autorità anti- corruzione di Cantone. Come se la valutazione dei dirigenti avesse solo implicazioni patologiche. Dal 2014 si cambia ancora e tutto viene messo nelle mani del Dipartimento della funzione pubblica. E da lì ora si parte per rimettere in piedi il sistema – conclude Ruffolo -, forse già quest’anno, insieme ai rinnovi contrattuali, arriverà il Testo Unico del Pubblico Impiego”. Ma funzionerà questa volta il meccanismo di controllo? Non resta che attendere

Per approfondire consulta anche l’articolo Valutazione performance PA: chiarimenti sulla nomina degli organismi indipendenti.

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