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Passaggio obbligato in Regione

Fonte: Il Sole 24 Ore

<p>Non tutti gli italiani devono connettersi al sito del Mise per scaricare il libretto di impianto. Alcuni devono infatti collegarsi alla pagina predisposta dalla propria Regione, se quest’ultima ha deciso di fare per s&eacute;.</p>
<p>Il nodo &egrave;, ancora una volta, quello dei poteri concorrenti fra lo Stato e i Governi locali, in materia di energia. Facendo valere i diritti acquisiti con la &laquo;clausola di cedevolezza&raquo; dell’articolo 17 del Dlgs 192/2005, alcune amministrazione regionali sono infatti scese in campo con propri libretti. Intervenendo anche al di l&agrave; del “consentito”, visto che il Dm 10 febbraio 2014 lasciava ai territori solo la possibilit&agrave; di aggiungere eventuali schede peculiari a uno strumento che, nel suo complesso, avrebbe dovuto presentarsi ovunque uniforme. La prima amministrazione che si &egrave; mossa &egrave; stata la Lombardia, con un decreto del direttore generale che attua la delibera X/1118 del 20 dicembre 2013. Il libretto, scaricabile dal sito del Catasto regionale unico degli impianti termici, presenta una serie di differenze, cos&igrave; come i rapporti di efficienza, diversi da quelli nazionali e in numero di cinque anzich&eacute; quattro, perch&eacute; la Regione tratta a parte i dispositivi a biomassa.</p>
<p>La scelta di correre per s&eacute; ha contraddistinto anche il Veneto, dove il libretto “regionale” &egrave; stato introdotto dalla delibera 1363 del 28 luglio 2014 (inizialmente entrato in vigore con una serie di refusi, successivamente corretti). Particolarit&agrave; locale &egrave; quella di aver creato un proprio vademecum di istruzioni, differente da quello del Mise, su come compilare il documento. Inoltre viene richiesta a livello locale l’integrazione obbligatoria della periodicit&agrave; delle manutenzioni (aspetto che, invece, secondo la normativa nazionale deve essere trattato a parte, in altro format ad hoc e non ancora predisposto).</p>
<p>In Emilia Romagna, il libretto contiene 15 schede al posto delle 14 stabilite dal ministero dello Sviluppo: la Regione, infatti, richiede una serie di dettagli aggiuntivi, non previsti a livello centrale. Siccome la delibera con cui &egrave; stato introdotto il modello regionale &egrave; datata 13 ottobre (appena due giorni prima rispetto all’entrata in vigore del Dm 10 febbraio 2014), l’amministrazione consente per&ograve;, per ora e a chi gi&agrave; si &egrave; dotato di un modello di libretto simile a quello nazionale, di aggiungere le informazioni peculiari all’interno delle 14 schede precedenti.</p>
<p>Il Piemonte, infine, ha istituito con la recente delibera 13-381/2014 il catasto degli impianti, che mancava, e ha adottato un modello locale di libretto. Dimenticando nella prima stesura di inserire la parte dedicata ai controlli sugli ossidi di azoto, che sul territorio sabaudo sono obbligatori per via di quanto disposto dalla legge regionale.</p>
<p>Lo stesso modello di libretto nazionale, infine, presenta una serie di limiti che vengono messi in luce dagli operatori. Il documento, infatti, era stato pensato per essere supportato nella compilazione da strumenti informatici, invece quasi in tutte le Regioni &egrave; gestito su carta. Con tutti i limiti che ne derivano.</p>

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