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Nuovo sistema dei fabbisogni standard: assicurare le funzioni essenziali

Nuovo sistema dei fabbisogni standard:

“Lo schema di D.P.C.M. riguardante la nota metodologica e i coefficienti di riparto dei fabbisogni standard delle Province e delle Città metropolitane è solo un primo passo ancora provvisorio in vista della completa rielaborazione del sistema dei fabbisogni standard. Un sistema che, a regime, dovrà tenere espressamente conto delle maggiori funzioni riconosciute alle Città metropolitane, anche in fase di stima e di specificazione dei modelli di calcolo”. Questa la precisazione attraverso la quale Paolo Perrone, vicepresidente vicario dell’ANCI, ha espresso il via libera dell’Associazione al provvedimento nel corso della seduta della Conferenza Stato-Città svoltasi ieri mattina al Viminale. Insieme a lui a rappresentare il punto di vista dei Comuni era presente anche Matteo Ricci, sindaco di Pesaro e vicepresidente dell’Associazione.

Nuovo sistema dei fabbisogni standard

Nello specifico Perrone ha ribadito la posizione dell’ANCI favorevole ad una “definizione specifica dei compiti e delle risorse finanziarie da assegnare alle Città metropolitane, che dovrebbero essere considerate comparto autonomo nell’ambito degli enti territoriali”.
Lo stesso vice presidente vicario ha auspicato anche una riflessione sulla reale entità delle risorse economiche e strumentali necessarie per assicurare l’efficacia delle funzioni essenziali di tutti gli enti di area vasta, considerando  “il progressivo degrado dei sistemi di gestione frutto di una stagione di tagli – ha concluso Perrone – non sufficientemente meditati”.

Illegittimità spending review Enti locali

In ulteriore istanza l’Associazione che raccoglie le istanze dei Comuni italiani si è riservata di esprimere, nella prossima riunione della Conferenza Stato-Città, il proprio parere in merito al D.P.C.M. che sana l’illegittimità costituzionale riscontrata dalla Consulta che, con la sentenza 6 giugno 2016, n. 129, ha bocciato la spending review voluta dal governo Monti per gli anni 2013 e successivi. La Corte Costituzionale aveva eccepito il mancato coinvolgimento degli Enti locali e l’assenza di un termine per l’adozione del provvedimento ministeriale.
Come riportato dal portale dell’ANCI, il vicepresidente Matteo Ricci ha in questa direzione sottolineato il valore di principio della sentenza 129/2016 che, come altri provvedimenti della Consulta e del Consiglio di Stato, “punta a delimitare la discrezionalità amministrativa del Governo centrale, a favore della valorizzazione del confronto con le Autonomie anche e soprattutto nell’applicazione di misure straordinarie di contenimento della spesa e di apposizione di vincoli gestionali”.
Il vice presidente ANCI, dopo aver ricordato l’impegno dell’Associazione per contrastare il taglio ed introdurre correttivi volti a contenere l’effetto delle riduzioni, ha chiesto di individuare la fascia di Comuni eccessivamente penalizzati dal taglio e di assegnare loro risorse aggiuntive. “Ci auguriamo che arrivi questa disponibilità da parte del Governo: questo obiettivo – ha concluso Ricci – non corrisponde solo a criteri di equità e di mitigazione dei tagli subiti dai Comuni tra il 2011 e il 2015, ma tiene conto delle obiettive difficoltà nel modificare oggi il riparto a suo tempo applicato”.

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